Care candidate e cari candidati, cosa ne pensate di queste nuove forme di “capitalismo”?

Care candidate e cari candidati, cosa ne pensate di queste nuove forme di “capitalismo”?

Marzo 06, 2019 - 20:20

Società dello Stato e cooperative sono capitaliste? Si va verso la società delle telecamere e dobbiamo trovare nuove definizioni.

La Mirgos, capitalista?
Leggevo in questi giorni sul giornale Republik.ch tutti i pregi e le malefatte della Migros. Da anni è l’azienda più conosciuta, più amata, più utilizzata, più frequentata dagli svizzeri. Spesso anche la più contestata dai sindacati, anche se spesso le loro frecce hanno le punte spezzate: se è vero che i salari di Migros non sono altissimi, le prestazioni accessorie a lavoratrici e lavoratori sono invidiabili.
Un’azienda che ha nei suoi comitati persone presenti nella politica, tutti i partiti son rappresentati. Un’azienda che paga bene i manager, ma senza pagarli le cifre stratosferiche che qualsiasi impresa di quella grandezza pagherebbe. Un’azienda che vuole essere presente nel nostro benessere, investendo miliardi nel fitness e la salute. E quindi nel controllo della nostra vita – alcuni la chiamano bio-politica, ma non è politica. Un’azienda che controlla i media pagandogli il 20% delle pubblicità e che ha ormai standardizzato tutto in Svizzera: al netto della sua propaganda, le differenze locali e regionali sono inesistenti, tutto è sacrificato al dio “codice a barre”. La Migros ti dice che vuole regalarti svizzerità, in realtà impone a tutta la Svizzera la sua migrosità.
Ora arriva il mio dubbio: ma la Migros è capitalista oppure no? Sappiamo infatti che la Migros venne regalata a svizzere e svizzeri dal Dutti decenni fa. È una cooperativa e non ha l’obiettivo di suddividere il capitale. Chiunque può essere socio migros e votare i suoi statuti. La domanda è quindi se la Migros non sia un’altra cosa e non veramente un’azienda capitalista come si intende di solito.

E le FFS, sono capitaliste?
Ora prendiamo le FFS. Notizia di oggi: fanno più soldi con la gestione immobiliare che non con i biglietti di viaggio. Spostano officine di qua e di là minacciando economicamente i cantoni, che in teoria (pare che la Costituzione dica ancora così…) sono sovrani.
Soprattutto le FFS hanno costruito una nuova dimensione di spazio pubblico e di spostamento: le stazioni sono diventate delle nuove Mecca del commercio, bazar in cui la spontaneità è morta, piazze dominate dagli schermi e – soprattutto – dalle telecamere di fronte a cui dobbiamo genufletterci. Le FFS sanno dove siamo e dove ci spostiamo, e le paghiamo pure per farlo! Ho amici di sinistra, ambientalisti, che mi spiegavano in questi giorni che ormai usano solo l’automobile. I mezzi pubblici sono diventati colossali mezzi di controllo – e loro non vogliono essere controllati dai nostri amati politici del PLR, venditori di armi e altri strumenti di morte.
I sindacati spesso parlano di privatizzazione, ma la parola è assurda: gli spazi delle FFS non sono privatizzati, sono pubblici, ma controllati da logiche liberticide. Le FFS sono infatti al 100% dello Stato! Ma un’azienda statale può essere capitalista?

Che modello economico abbiamo di fronte?
Quindi ragioniamo: le FFS e la Migros, le due aziende che più improntano la nostra quotidianità e la nostra “svizzerità”, non sono società possedute da grandi capitalisti. Anzi, sono società del “popolo”. Attraverso le loro casse pensione, addirittura possono fare gli investimenti più colossali della Svizzera. Soldi che, pure quelli, appartengono ai piccoli risparmiatori. Ecco, queste due aziende si riconoscono appieno nelle logiche che di solito chiamiamo “logiche capitaliste”. La domanda è d’obbligo: ma ha senso chiamare questa cosa ancora “capitalismo”?
La domanda non è casuale. Già anni fa con gli Amici del Ceneri organizzai una conferenza su questo tema: relatori Pamini e Rossi. Entrambi però schivarono l’oliva su un punto, ovvero che Marx aveva individuato nella cosiddetta “Caduta tendenziale del saggio di profitto” (qui il link wiki) il punto di attacco teorico per combattere il capitalismo.
Il marxismo afferma che il capitalismo è contraddittorio e autodistruttivo. Benissimo. Ma è un’analisi che vale anche nei confronti delle aziende di Stato odierno, che è diventato uno Stato del Welfare (il 30% delle uscite della Confederazione è per la previdenza sociale, il 10% per i trasporti e il 11% per l’educazione e la ricerca)? E che dire della deriva comunista cinese dove lo Stato tiene sotto controllo è ben peggiore del nostro: quali scenari si aprono per coloro che non accettano questa società delle telecamere?

Capitalismo, privatizzazione, liberismo o altro?
Il problema principale di fare politica è che bisogna avere un avversario, quando non addirittura un nemico, contro cui poter combattere. Anni fa abbiamo avuto la Masoni: una capo-banda che controllava una schiera di predatori che aveva come unico obiettivo rubare ai poveri per dare ai ricchi. Là il capitalismo privato e lo Stato al servizio dei borghesi era evidente.
Nel frattempo il panorama è cambiato. I conti delle banche statali sono esplosi e le aziende statali e parastatali si comportano in un modo che ci ricorda le aziende private. La Leuthard, ministra che ha portato le FFS, la Swisscom ecc. a lavorare come delle Multinazionali, è stata la ministra più amata. Nel frattempo con il suo turboliberismo ci avvicinava alla dimensione del controllo dello Stato comunista cinese.
E se vi dicessi che dobbiamo cominciare a reinventare il nostro vocabolario? Che questa cosa della Migros e delle FFS non si chiama liberismo, e nemmeno privatizzazione, e nemmeno capitalismo? La domanda chepongo è allora che nome ha questa novità sociale.
Non mi aspetto nomi nuovi, ma potete anche inventarli. Assieme al nome vi chiedo di raccontarci la vostra proposta per accompagnarci in questa società del futuro e confrontarci con questa nuova sfida.
 
Filippo Contarini, Lucerna