Case anziani, Matteo Pronzini: "Un procedimento non è ancora Giustizia, la pressione deve continuare"

Case anziani, Matteo Pronzini: "Un procedimento non è ancora Giustizia, la pressione deve continuare"

Ottobre 13, 2020 - 20:03
Posted in:

Oggi è stata comunicata l'apertura di un procedimento penale inerente la questione della gestione della pandemia da parte delle case per anziani in Ticino, dove si sono registrati quasi la metà dei decessi. La scorsa primavera a chiedere che si facesse luce su quanto avvenuto nelle case per anziani era stato l'MPS, che aveva fatto una segnalazione al Ministero pubblico, oltre a chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda.

Dopo l'anticipazione riportata oggi (prima del comunicato ufficiale del Ministero) abbiamo intervistato il granconsigliere MPS Matteo Pronzini su questa vicenda.

Matteo Pronzini, oggi si è appreso dell'apertura di un procedimento penale riguardante la gestione della pandemia da parte delle case per anziani. Voi avevate fatto una segnalazione al Ministero pubblico su questa vicenda. Siete soddisfatti?

L'apertura del procedimento arriva con mesi di ritardo. Si sarebbe già dovuto aprire un incarto durante la pandemia, dal momento che vi sono stati numerosi decessi. Purtroppo, dimostrando il consueto atteggiamento di non voler urtare i poteri forti, ciò non è avvenuto. Si è dovuto aspettare la nostra formale segnalazione alla Procura e diversi ottimi servizi giornalistici che hanno fatto emergere in modo chiaro una serie di lacune e negligenze da parte delle autorità cantonale e delle direzioni di alcune case per anziani.

Va poi detto che l'apertura di un fascicolo non significa ancora rendere giustizia. Sappiamo che il procuratore generale non è nuovo ad emettere decreti d'abbandono. La pressione deve continuare e da parte nostra daremo il nostro contributo per giungere a fare luce su quanto avvenuto. 

 

Come si spiega questa tempisitica? Secondo lei le recenti "peripezie" riguardanti la Magistratura potrebbero aver inciso nel voler dare un segnale di dinamismo?

Di fatto siamo stati confrontati con una strage in alcune case per anziani. È sufficiente ascoltare le dichiarazioni fatte anche dal medico cantonale, e la loro confusione, per accorgersi che vi sono gli estremi perlomeno per aprire un'inchiesta. Vi sono state una serie di negligenze enormi, come abbiamo evidenziato nei nostri atti parlamentari e nei nostri esposti alla magistratura: dal divieto di ospedalizzazione, che ha di fatto condannato gli anziani con il covid, al fatto che nelle case per anziani non vi era una divisione fra residenti positivi e non al virus, e che il personale doveva occuparsi sia dei residenti positivi che negativi. Un situazione molto grave dunque. Sul fatto che il "pasticcio" che è stato creato dai vari organi della magistratura abbia inciso, non saprei dirlo. 

 

 

In corrispondenza con la notizia dell'apertura di un procedimento penale è anche giunta la notizia della sospensione dei lavori della sottocommissione Finanze del Gran Consiglio per quanto riguarda la commissione parlamentare d'inchiesta (Cpi) sulla vicenda, da voi chiesta, in attesa che siano noti i risultati degli accertamenti della magistratura. È una scelta che condividete?

È il tipico atteggiamento "da Ponzio Pilato" dei partiti di governo che compongono le commissioni. Abbiamo appena visto una lunga discussione da parte di questi partiti, riguardante la vicenda del funzionario Dss, in cui essi sostenevano che la Cpi non dovesse sostituirsi alla Magistratura, ma svolgere un lavoro politico. Noi avevamo chiesto che una Cpi facesse luce sulle responsabilità politiche e organizzative nelle case per anziani, da parte del Consiglio di Stato, dello Stato maggiore di condotta e del medico cantonale. Come noi diciamo da anni emergono delle lacune e delle incompetenze del medico cantonale, il quale durante la prima fase della pandemia non ha emesso delle direttive all'altezza della situazione, così come non lo ha fatto nella fase della riapertura e non lo sta facendo ora. L'intervento della magistratura e l'intervento della Cpi sono dunque due aspetti separati, che possono e devono andare avanti di pari passo. Chiaramente la sottocommissione con l’apertura del procedimento ha preso la palla al balzo per sospendere i lavori, ma ciò non cambia la situazione: le responsabilità rimangono e se non saranno discusse oggi lo saranno fra qualche mese. La nostra richiesta rimane e dovrà essere discussa. 

 

 

 

Sulle case per anziani state anche attendendo una risposta da parte del Consiglio di Stato a un vostro atto parlamentare su cosa si è fatto per prevenire che si presentino nuovamente le problematiche viste la scorsa primavera. Ora la situazione sul fronte dei contagi sembra andare verso a una nuova "ondata". Voi che correttivi ritenete opportuni per evitare che nelle case anziani si ripresenti nuovamente una situazione drammatica?

Premetto che noi non vogliamo sostituirci al medico cantonale. Non siamo il medio cantonale e non siamo le autorità cantonali preposte. Quello che possiamo fare è segnalare le problematiche che abbiamo osservato e insistere, come continuiamo a fare, affinché si faccia una discussione politica. Cosa che ad ora non si è voluta fare. Tutte le volte che abbiamo chiesto una discussione generale in parlamento questa è sempre stata negata. 

Detto ciò, quello che a nostro avviso va fatto, è riflettere seriamente su alcune proposte che sono giunte, come quella del direttore della clinica Moncucco, ovvero di dividere gli ospiti covid da quelli non covid. In secondo luogo bisogna garantire anche alle persone residenti nelle case per anziani positive al covid le stesse cure garantite agli altri cittadini di questo Cantone. Per fare un esempio: abbiamo appreso del caso di una persona che, pur in buona salute, ha superato i 75 anni, Marco Solari, che è risultato positivo. Dopo essere stato in cure intense è riuscito a superare questa situazione. Ad altri anziani, con la stessa età anagrafica, residenti nelle case per anziani, è stato impedito il trasferimento in ospedale. 

Si deve inoltre coinvolgere i residenti e i loro parenti nella scelta delle cure da mettere in atto in caso di positività al covid. Inoltre vanno migliorate le condizioni di lavoro per il personale delle case per anziani, anche, ma non solo, dal punto di vista della remunerazione. Su queste persone si è concentrata la pressione maggiore in occasione della prima ondata, in cui hanno anche dovuto gestire le negligenze delle direzioni, poi hanno dovuto gestire il periodo delle riaperture e ora si profila una seconda ondata.

Infine, si dovrà anche affrontare il problema di fondo delle case per anziani: sul tavolo vi è una nostra iniziativa parlamentare che chiede la costituzione di un Ente cantonale dedicato alle case per anziani e all'aiuto domiciliare, che prevede un forte coinvolgimento degli utenti e del personale. Si deve superare la situazione odierna, in cui le case per anziani sono degli ambiti caratterizzati da una logica di lottizzazione partitica e di suddivisione partitica del potere e dei posti di lavoro.

 

 

 

 

franniga