Casse malati: per il Ticino nuova "stangata" in vista, o i "risparmi" della pandemia incideranno?

Casse malati: per il Ticino nuova "stangata" in vista, o i "risparmi" della pandemia incideranno?

Settembre 19, 2021 - 17:49
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Si avvicina a fine mese la comunicazione ufficiale dei premi di cassa malati per l'anno 2022. Per il Ticino, che lo scorso anno ha visto l'aumento più consistente a livello nazionale, avrà un'influenza sul premio il dato relativo ai costi della salute nel 2020, che ha visto un calo?

Si avvicina, a fine mese, la comunicazione dei premi definitivi delle casse malati in Svizzera per il 2022. Per quanto riguarda il Ticino per l’anno corrente (2021) si è registrato un aumento medio del premio del 2,1%, il più alto a livello nazionale. Particolare attesa c’è per la comunicazione relativa ai premi del 2022, alla luce dell’entrata in vigore della modifica che abbassa la soglia minima legale di riserva dal 150 al 100% (alcune casse malati hanno comunicato in questi giorni che intendono restituire, in varie forme, le riserve agli assicurati). Ma, per quanto riguarda il nostro Cantone, soprattutto, alla luce dei dati relativi ai costi della sanità nel 2020, l’anno della pandemia. In controtendenza rispetto alla media nazionale, in Ticino infatti nel 2020 si è registrato un calo delle spese della salute del 2-3%. Un dato che dovrebbe avere un’incidenza anche sul premio del 2022, dato che in linea di massima gli assicuratori fissano in premi in base ai costi dell'anno precedente (il 2020 appunto), alle stime per l'anno corrente (2021) e alle previsioni per l'anno seguente (2022). 

Sarà così? Lo abbiamo chiesto ad alcuni interlocutori (sentiti la scorsa settimana, già prima degli ultimi annunci inerenti le riserve). 

Per Bruno Cereghetti, “rilevante, non dovrebbe, ma deve essere, il fatto che nell'anno 2020, il durissimo anno del covid per il Canton Ticino, i costi dell'assicurazione malattia si sono enormemente abbassati rispetto al 2019. Non solo, dunque, non sono aumentati, come da trend naturale dell'evoluzione dei costi della malattia, ma addirittura hanno subito un'importante flessione, in quasi tutti i settori. Questo fa sì che, per quanto riguarda sicuramente il Canton Ticino, gli assicuratori chiuderanno con degli importanti utili d'esercizio per l'anno 2020. Questi utili d'esercizio devono trovare in qualche modo riscontro sui premi, in questo caso del 2022”. “Ciò”, prosegue, “anche alla luce del fatto che la crescita dei costi per l'anno 2021 non dovrebbe essere esagerata, in base ai dati di cui possiamo disporre”. Anche per quanto riguarda le previsioni per i costi del 2022 per Cereghetti si profila una situazione simile. “In autunno saremo nuovamente colpiti dalla problematica del covid, con la conseguente diminuzione degli interventi ospedalieri elettivi, che saranno forzatamente proiettati sull'anno prossimo”, ci dice Cereghetti. “Oltre a ciò è probabile pure che vi sia un'attività ridotta negli studi medici: se inizia a serpeggiare il covid, la gente si recherà meno dal medico, se non per questioni di estrema urgenza”. “Questa riduzione dei costi dunque”, conclude Cereghetti, “deve finalmente trovare un riscontro nel costo dei premi dell'anno 2022. La mia speranza è che per il Canton Ticino, se non un abbassamento dei premi, è che almeno non crescano, rimanendo sullo stesso livello di quest'anno”. 

Vediamo ora un po’ più in dettaglio questa riduzione dei costi registrata nel 2020. “Per quanto riguarda il 2020 sembra delinearsi in Ticino una diminuzione dei costi della sanità, in particolare in relazione alla sospensione degli interventi non urgenti dettata dalla pandemia”, ci spiega Evaristo Roncelli, economista. “Complessivamente nel corso del 2020 si è registrato un calo dei costi per assicurato di 83 franchi”, spiega Roncelli. “Questa riduzione è stata generata principalmente da una diminuzione delle spese sanitarie legata ai soggiorni ospedalieri e alle prestazioni fisioterapiche. In controtendenza invece i costi legati alle farmacie e agli stabilimenti medico-sociali come ad esempio le case per anziani”. Variazioni queste che possono essere spiegate “dall’impatto della pandemia sulle attività. Da un lato alcune attività, come gli studi di fisioterapia, sono rimasti chiuse e alcuni assicurati hanno rimandato alcuni intervenenti provocando una riduzione dei costi, dall’altro il lavoro aggiuntivo delle case per anziani per fra fronte alla crisi sanitaria ha generato un aumento dei costi”. 

Discorso diverso per i costi della sanità nel 2021, per cui i dati sono ancora provvisori. “Le cifre provvisorie del 2021 mostrano un aumento dei costi rispetto al 2020 (8.35 %), ma anche rispetto al 2019 (2.44%)”, spiega Roncelli. “Fra i settori in crescita si riscontrano le attività ambulatoriali degli ospedali, i costi delle farmacie e degli studi di fisioterapia. Quindi sembrerebbe che con l’allentamento delle misure sanitarie la popolazione abbia recuperato le attività sospese nel corso del 2020 e i costi sia tornati a crescere secondo le previsioni”. Quale previsione si può fare dunque per i premi del 2022? “Gli economisti del KOF hanno stimato per il 2022 un aumento dei premi dell’1% a livello svizzero. Visto che l’aumento dei costi in Canton Ticino è stato simile a quello medio ci si può aspettare anche che anche i premi seguano l’andamento nazionale”, spiega Roncelli. “L’aumento dipenderà anche da come gli assicuratori reagiranno al nuovo quadro legale riguardante le riserve. Alcune casse malati viste le nuove possibilità introdotte potrebbero decidere di mantenere i premi stabili". 

Va inoltre considerato, aggiunge Roncelli, che “ogni assicuratore malattia calcola i propri premi in base alle previsioni su alcuni fattori come l’evoluzione dei costi della salute, l’evoluzione delle riserve, l’evoluzione dei propri assicurati in termini di numero di iscritti e di rischio o i potenziali rendimenti degli investimenti. La stima fatta dagli assicuratori è infine controllata dall’Ufficio federale della sanità pubblica”. 

Qual è la stuazione nel settore degli studi medici? Per quanto riguarda l’attività degli studi medici negli anni della pandemia, ci spiega Cinzia Marini, titolare di uno studio medico, “vi è stata una forte riduzione di attività, soprattutto nel 2020: per un certo periodo non era possibile ricevere pazienti per visite normali, riservandosi solo ed esclusivamente a vere urgenze, non però per i sospetti Covid, che dovevano essere inviati alle strutture specialistiche. Inoltre, anche dopo la liberatoria, i pazienti non frequentavano gli studi medici per paura dei contagi, e in questo modo mettevano a rischio la propria salute per l’esistenza delle loro patologie”. Anche per il 2021, dichiara Marini, “abbiamo comunque riscontrato un calo di attività non facile da spiegare”. In somma, “se non si è lavorato non si è fatturato. Gli studi medici sono stati obbligati a ridurre forzosamente l’attività e quindi si traggano le debite conseguenze”. Anche sul fronte degli studi medici dunque si delinea un calo dei costi nell'anno della pandemia. Marini spera che le riserve possano effettivamente contribuire all’abbassamento dei premi. “Non è semplice fare previsioni, però, pensando agli enormi costi generati dalla pandemia Covid, stimo personalmente che potremmo temere un aumento dei premi di circa il 3% per il 2022 contro il 0.5% del 2021 (a livello nazionale, ndr)”. “La speranza è che l’esistenza delle riserve, che dicono ammontare a circa 11 miliardi, possa contenere questo pericolo di aumenti, visto che la pandemia ha causato una situazione straordinaria e difficile, soprattutto dal punto di vista economico, sulla popolazione tutta”, ci dice Cinzia Marini. 

È scettico sulla valenza dell’abbassamento della soglia obbligatoria Bruno Cereghetti. Questo perché “il meccanismo delle riserve è regolato dalla legge. È stata promulgata una nuova ordinanza che auspica una riduzione delle riserve, ma nessuno può obbligare gli assicuratori ad abbassare le riserve. Possono farlo solo volontariamente. Finché la legge non cambia e dunque non impone agli assicuratori di non tenere patrimoni indecenti nelle loro casseforti, gli assicuratori li terranno”, Inoltre “un’ordinanza non ha facoltà di modificare una legge, può solo determinare delle regole d'applicazione. Lo scioglimento delle riserve resta dunque volontario"

Ma un c'è altro problema, più di fondo, secondo Cereghetti, che riguarda il modo di formulare i premi. “La legge dice che i premi devono riflettere i costi, e basta”, ci dichiara. “C’è un paradosso, che ho già messo in evidenza più volte sul piano nazionale, ma che nessuno si decide a portare dinnanzi al Parlamento: se ci si basa unicamente sui costi, ad un aumento dei costi, corrisponderà un aumento dei premi negli anni successivi. Al contempo però un assicuratore malattia può aver registrato utili strabilianti sul mercato dei capitali, investendo le ingenti riserve di cui dispone. Questo ricavato (che si avvicina al miliardo) non entra però nella contabilità degli assicuratori al fine del calcolo dei premi. Gli assicuratori possono mettere questo utile da parte e metterlo nelle riserve”. Non è solo una decisione delle casse malati, ma che compete anche all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, spiega Cereghetti. “Se si dovessero abbassare troppo i premi e consumare le riserve in eccesso senza considerare l'effettivo dei costi”, spiega Cereghetti, “si infrange la legge federale. Questo è un grosso problema, che doveva già essere conosciuto al momento in cui la legge federale sulla vigilanza sugli assicuratori malattia (2014, ndr) è stata approvata. Io l'ho detto "urbi et orbi" sul piano nazionale, ma la legge è stata approvata, anche dalla sinistra, che oggi è critica nei confronti di questo sistema di formazione dei premi. Bisognava però opporsi quando era il momento”. 

“Ogni tanto ci si erge contro gli assicuratori che aumentano troppo i premi, e sicuramente un po' di colpa l'hanno anche loro, ma nessuno si fa avanti da solo per ridurre i propri guadagni”, dichiara Cereghetti. “L’aumento dei premi, a volte anche al di là di quello che può essere considerato decente, è anche colpa del meccanismo di formazione dei premi contenuto nella legge”. Quello attuale “è un quadro legale deleterio e mi sembra strano che in Svizzera l'abbia notato solo io”, conclude Cereghetti. “Permette agli assicuratori malattia di non mettere nel bilancio i loro ricavi patrimoniali, che sono enormi. È un po' come se un miliardario chiedesse l'assistenza: gli assicuratori che chiedono continuamente al cittadino di passare alla cassa, pagando i premi, quando i forzieri sono pieni e con questo meccanismo si riempiono sempre di più”.