C'erano una volta i Piigs

C'erano una volta i Piigs

Aprile 20, 2019 - 15:31
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Nell'ultimo anno i "Piigs" hanno migliorato la loro posizione in termine di rendimento dei titoli di Stato: a parte l'Italia.

Per definire quei Paesi europei che erano fonte di preoccupazione in merito al loro debito pubblico era stato creato l'acronimo Piigs (inizialmente Pigs, da Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, poi divenuto Piigs con l'aggiunta dell'Irlanda ai Paesi mediterranei nel 2010). Acronimo per altro per nulla lusinghiero, visto che in inglese "pigs" significa "maiali". L'allora ministro portoghese delle finanze Manuel Pinho aveva definito "razzista" il termine e Financial Times e la banca Barclays decisero di non più utilizzarlo. 

A contraddistinguere questi Paesi era l'alto interesse che dovevano pagare per collocare il loro debito, ritenuto a rischio, sui mercati. Emblematico il caso della Grecia e della cura "lacrime e sangue" condotta in questi anni per rimettere in sesto le proprie finanze. 

Ora però sembra che i "Piigs" si siano rimessi, almeno in parte, sulla buona strada (anche grazie all'acquisto di titoli di Stato operato dalla Banca centrale europea). Come osserva un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore, il giornale della Confindustria italiana, nell'ultimo anno tutti i "Piigs" (o ex Piigs) hanno conosciuto una riduzione del loro spread, il differenziale di rendimento (e dunque quanto un Paese paga di interessi per finanziare il proprio debito). A parte l'Italia. 

Attualmente la situazione è migliorata, per tutti, rispetto ai picchi di spread toccati a fine 2018, ma, scrive Il Sole 24 Ore, "la fotografia che si scatta oggi mostra che l’Italia è l’unico Paese a pagare di più rispetto a un anno fa per collocare i titoli di Stato". Il quotidiano italiano iscrive il motivo di questo principalmente alle tensioni fra Roma e Bruxelles e al rischio che l'Italia decida di uscire dall'euro. "È vero che il Governo smentisce alcuna intenzione di questo tipo. È vero che Italexit non è nel contratto di Governo", si legge. "Ma è anche vero che il Governo stesso non perde occasione per attaccare l’Europa e per annunciare battaglia sulla legge di bilancio e sui parametri concordati con Bruxelles".