"C'ero quando passava la Carovana della Libertà, ma per ora lascio la politica"

"C'ero quando passava la Carovana della Libertà, ma per ora lascio la politica"

Aprile 11, 2019 - 15:18
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Dopo una lunga attività in Consiglio comunale a Lugano, e non solo, Daniele Casalini, leghista della prima ora, ha deciso di dare le dimissioni dal Legislativo della Città. La scelta arriva in seguito al suo risultato personale alle scorse elezioni cantonali, dove era candidato al Gran Consiglio. Casalini era subentrato lo scorso anno a Silvana Minoretti. Nella tornata elettorale dello scorso fine settimana non è stato riconfermato fra i banchi del Parlamento.
Lo abbiamo intervistato sui motivi di questa scelta e su quelli della "debacle" conosciuta dalla Lega, specialmente al Gran Consiglio.

Daniele Casalini, quella di dimettersi dal Consiglio comunale di Lugano è stata una scelta sicuramente forte. Quali motivi l'hanno portata a dare le dimissioni?
Ho semplicemente preso atto del mio risultato personale. Per la prima volta, dopo undici anni di attività in Consiglio Comunale a Lugano e un anno in Gran Consiglio, sono calato nei voti personali. Un politico serio quando perde deve prenderne atto.
È stato periodo in cui mi sono impegnato, soprattutto sul fronte della difesa degli artigiani ticinesi dalla concorrenza dei padroncini, con la Lia (Legge sulle imprese artigianali). Non sono attaccato al ‘cadreghino’ e visto il mio risultato per coerenza faccio un passo indietro.

La Lia, nonostante sia stata approvata nel 2015 dalla quasi totalità del Gran Consiglio, negli ultimi anni è stata molto contestata, in parte anche dagli stessi artigiani, fino alla sua abrogazione lo scorso novembre da parte del Gran Consiglio. Pensa che la sua posizione, contraria alla sua abrogazione, le abbia giocato contro?
Era noto che la Lia avesse delle opposizioni. Che a qualcuno non piacesse era evidente. Basti pensare che con la sua introduzione sono "spuntate” 1’500 imprese artigianali di cui nessuno sapeva nulla, che si sono dovute adeguare.
Non si può soddisfare tutti, ma ancora oggi sono convinto che una legge che regolamenta questo settore ci voglia. C'è stato molto 'rumore' sulla Lia, anche da parte del Gran Consiglio, che non la voleva più. Io ho remato contro e devo aver pagato il prezzo della mia scelta. Una scelta di cui però non mi pento.

La Lega dei Ticinesi nell'ultima tornata elettorale, soprattuto per quanto riguarda il Gran Consiglio, ha visto un calo dei consensi, perdendo 4 seggi nel Legislativo cantonale. Lei come si spiega questo calo?
Non ne sono particolarmente stupito. La Lega negli ultimi anni è diventata molto istituzionale. Si sono un po' persi di vista i valori che la distinguevano dai partiti storici. Abbiamo parlato troppo di noi stessi e meno dei problemi della gente. È questo il segnale che arriva dal popolo sovrano che vota.

Fuori dalle istituzioni, continuerà a fare politica?
Sono in una fase di abbandono della politica, anche perché attualmente faccio fatica a riconoscermi in un partito. Ci tengo a dire che sono un leghista della prima ora. Ero sul ponte di Lamone mentre passava la "Carovana della Libertà" (protesta organizzata dalla Lega dei Ticinesi nel 1991, che ha visto una carovana di auto percorrere l'A2 da Airolo a Melide, ndr) e sono uno dei primi leghisti entrati in Consiglio comunale a Viganello. Sono sempre stato leghista e non arrivo da altri partiti (allora era da pochi anni che potevo votare). Ho vissuto dunque tutti i problemi iniziali della Lega e di come allora eravamo visti.
Per ora dunque lascio la politica, ma non è detto che fra due settimane, un mese o un anno, non possa ritornare attivo in qualche altro modo. Tutte le porte sono aperte.

Ha dunque già inviato la sua lettera di dimissioni?
L'ho già inviata ed è ufficializzata. Per serietà resto attivo per le prossime quattro settimane, fino a quando si riunirà il Consiglio comunale, che dovrà accettare le mie dimissioni.

Quale è stata la reazione di amici e colleghi alla sua scelta?
È una cosa strana quella che sto vivendo negli ultimi giorni. Avrò ricevuto una trentina di messaggi e telefonate. Tutti mi dicono: "complimenti, sei un signore!" oppure "ci dispiace che hai lasciato, ma ci vorrebbero più persone come te". Sono un po' stranito, ma ho avuto conferma che la scelta che ho fatto è quella giusta.