Chi c'è e chi non c'è al Film Festival dei Diritti Umani. Chi c'è e chi non c'è sulla lista del Ppd

Chi c'è e chi non c'è al Film Festival dei Diritti Umani. Chi c'è e chi non c'è sulla lista del Ppd

Ottobre 13, 2018 - 22:40
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Al Ppd sembrerebbe piaccia rischiare (il seggio). Elia Frapolli resterà alla guida del turismo ticinese dovesse essere in lista? Robbiani si arrabbia con il Film Festival Diritti Umani.

Giovedì 11 ottobre dopo il film proiettato alle 17.15, al Film Festival dei Diritti Umani di Lugano, ci doveva essere un dibattito con l'economista Amalia Mirante (stando al programma presente sull'agenda di Lugano dello stesso Festival, dopo la proiezione del film "Rêver sous le capitalisme"). E invece no (e a noi non è dato sapere per quale ragione). Invece allo stesso Festival cinematografico ha presenziato il rapper Frankie hi-nrg, che ha chiesto la chiusura del bunker per richiedenti d'asilo di Camorino (facendo indispettire il granconsigliere leghista Massimiliano Robbiani, vedi qui). Sempre allo stesso Festival è stato presente ad un dibattito il sindacalista Leonardo Schmidt, che sicuramente fra qualche settimana vedremo in lista con Mps-Pop per la corsa alle elezioni cantonali 2019.
Lontani i tempi (2015) in cui il Film Festival dei Diritti Umani era una vetrina per promuovere qualche candidata del Plrt per il Consiglio di Stato, ora ci si "limita" ad essere cassa di risonanza per la votazione del 25 novembre. Ed è scontato che ambienti democentristi e leghisti apprezzeranno poco il Festival.

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Perché il Ppd, che detto per inciso non è in ottima salute, fa di tutto per tenere fuori dalla lista per il Consiglio di Stato il procuratore pubblico Nicola Respini? Gli uregiatt non sembrano abbondare di nomi forti per le elezioni cantonali, ma nonostante ciò, fanno di tutto per far desistere quei pochi nomi forti disponibili a correre per l'esecutivo cantonale. Che qualcuno abbia paura che un Respini (ma anche un Giovanni Jelmini) facciano troppi voti?

 
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Il quotidiano di via Ghiringhelli "la Regione" è tornata alla carica con le liste dei possibili candidati del Ppd. Dopo che qualche settimana fa hanno comunicato all'opinione pubblica ticinese che i candidati "azzurri" al Consiglio di Stato sarebbero stati Paolo Beltraminelli, Michele Rossi, Fabio Bacchetta-Cattori, Raffaele De Rosa e Alessia Ponti (quest'ultima aveva smentito attraverso Ticinonews in tempi record), due giorni fa da via Ghiringhelli è uscita la "nuova" lista per il Governo del Ppd, cambiando il 40% dei nominativi: ossia fuori Bacchetta-Cattori e Ponti e dentro Elia Frapolli e Alessandra Zumthor.
Se veramente l'ex e ultima direttrice del Giornale del Popolo fosse nella lista per il Consiglio di Stato del Ppd, ne siamo certi, potrebbe contare sul sostegno entusiasta del vescovo Lazzeri e di tutti gli ex giornalisti (ormai purtroppo in disoccupazione) del prestigioso quotidiano che ha chiuso i battenti qualche mese fa. Il successo elettorale, con queste premesse, è garantito. Chissà quanti suoi ex dipendenti saranno entusiasti di fare volontariamente per lei il "galoppino" elettorale.

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La domanda che non si pone il quotidiano di via Ghiringhelli ce la poniamo noi, ossia, in caso di una candidatura al Consiglio di Stato di Elia Frapolli, quest'ultimo si dimetterà con effetto immediato da Ticino Turismo o utilizzerà l'Ente cantonale del turismo come vetrina elettorale? Domanda che non si sono posti nemmeno socialisti, liberali e leghisti. Ma se un manager del parapubblico scende in campo nell'agone politico e indossa la casacca di un partito per una campagna elettorale per il Consiglio di Stato, è opportuno che rimanga a dirigere un ente del parastato?
I magistrati negli ultimi anni (vedi Mario Branda nel 2011) si sono dimessi dalla loro funzione a Palazzo di Giustizia. Per i manager del parastato vale un trattamento diverso?