Chi porta la "Fiaccola"? (prima parte)

Chi porta la "Fiaccola"? (prima parte)

Giugno 26, 2020 - 12:10
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Dopo due pesanti sconfitte elettorali, il presidente del PLRT Bixio Caprara, non si ricandida per un nuovo mandato. Il Plr in Ticino è uscito in particolare dalla tornata elettorale delle federali con una clamorosa “Waterloo”, perdendo il seggio che aveva da sempre in Consiglio degli Stati e con il record negativo di percentuale al Consiglio nazionale. All’orizzonte non si vedono menti e idee capaci di fermare il declino. Ma intanto, nei posti chiave dello Stato e del “parastato”, il partito ha guadagnato posizioni…

Ieri sera, giovedì 25 giugno, in Piazza Castello a Lugano il presidente cantonale del Plr Bixio Caprara ha annunciato che al congresso cantonale del suo partito, previsto per il 3 ottobre, non solleciterà un secondo mandato.

Il Plr dopo le presidenze di Pier Felice Barchi, Fulvio Pelli e Giovanni Merlini, tutte durate più di un decennio, non riesce a far stare alla guida del proprio partito nessuno per più di 4 anni. Walter Gianora, Rocco Cattaneo e adesso Bixio Caprara se ne sono andati dopo un mandato.

D'altronde la "nostrana Balena bianca" (appellativo utilizzato in Italia per definire la vecchia DC come partito di potere), caduto in disgrazia il neoliberalismo, fortemente ridimensionato il radicalismo (e anche la laicità non è più un punto cardine, se no, suoi esponenti molto vicino a cielle non diventerebbero, nell'indifferenza generale, direttori amministrativi della Supsi!), non ha più idee forti che gli possono dare una vera identità!

Il ragionamento può essere applicato a tutti i partiti di una certa grandezza, ma ancor di più per il Plr aveva incentrato tutta la sua ragione di esistere, dopo il "fallimento fraudolento" del neoliberismo nel 2007/2008, proprio sulla gestione del Potere con il suo vivace sottobosco. Ma se poi nel 2011 si perde un seggio in Consiglio di Stato a favore della Lega, ecco che la gestione del Potere si fa più difficile.

Né l'esponente della destra del partito Rocco Cattaneo, né il centrista "gendottiano" Bixio Caprara hanno saputo ricostruire un'identità e un ruolo al proprio partito. Entrambi hanno incentrato la "cifra" della loro presidenza solo ed esclusivamente nella riconquista del secondo seggio in Governo, fallendo miseramente!!

Il primo ha fallito perché ha deciso di riconquistare il secondo seggio "licenziando" la propria consigliera di Stato, Laura Sadis, che era molto apprezzata nell'elettorato di opinione (soprattutto femminile), ma che ha vissuto 3 anni di "mobbing" mediatico da parte di Rocco Cattaneo, che non la voleva più fra le scatole.

Nessun partito che vuole raddoppiare in Governo "pensiona forzatamente" il proprio ministro in carica. Non è stato così nel 2011 quando la Lega raddoppia con Borradori che funge da traino (e tutti sappiamo che Giuliano Bignasca non era propriamente un fan dell'operato di Borradori nei 16 anni di Governo, ma lo ricandidò lo stesso!); è stato così nel 2007 quando sia Ppd, che Ps Ticino sognavano il raddoppio a scapito di una, allora, debole Lega (e non ci riusciranno) e i socialisti hanno ricandidato Patrizia Pesenti (nonostante tutti sapevano che nella dirigenza quel partito lei non era per nulla amata!); ed è stato così quando nel 1991 il Ppd voleva riconquistare il secondo seggio in Consiglio di Stato e ovviamente hanno ricandidato l'uscente Renzo Respini.

Invece Rocco Cattaneo aveva due obiettivi: riconquistare il secondo seggio e liberarsi di Laura Sadis! Missione impossibile! Infatti i risultati parlarono chiaro e nonostante il gioco di sponda con l'Udc, nel 2015 la Lega, in "solitaria" riconferma i due seggi in Governo.

Che dilettantismo, avere una donna nelle proprie file che gode di un importante sostegno nell'opinione pubblica come Laura Sadis e sostituirla in lista con una Natalia Ferrara Micocci, amante dei "massaggi al cioccolato" e magistrato che si era occupata dell'inchiesta della Pramac di Enderlin (senza arrivare a granché). Più che dilettantismo, il 2015 ha reso chiaro a tutti che Cattaneo non fosse il genio della politica e che fosse un presidente assai incompetente ed incapace (infatti il raddoppio in Governo si dimostrò una pia chimera).

Fallita l'esperienza di Rocco Cattaneo, c'è il congresso di Bellinzona con tre candidati: Nicola Brivio che rappresentava l'ala destra del partito (mentre oggi dà vita a liste civiche nel suo comune), Matteo Quadranti, che ama interpretare il ruolo di radicale ed intellettuale e il centrista Bixio Caprara, uomo molto vicino a Gendotti, colui che 4 anni prima aveva perso la scalata del partito con il suo candidato Michele Morisoli (che perse in malo modo sia contro Cattaneo che Pini).

È chiaro dall'inizio, Caprara deve smorzare ulteriormente le ali e incentrare la politica del Plr attorno al proprio consigliere di Stato Christian Vitta (anche lui molto vicino a Gendotti).

Ma visto che le idee politiche scarseggiano i programmi politici trovano il tempo che trovano, anche per Caprara, come per Cattaneo il tutto si giocherà nella campagna elettorale per il Consiglio di Stato 2019.

E l'acume politico di Caprara e del suo Up, ufficio presidenziale, non si è dimostrato grande, tutt'altro.

I "maître à penser" del Plr escogitano una strategia eccezionale. Affiancare all'uscente Christian Vitta, l'esponente dell'ala di destra Alex Farinelli, che per 4 anni era stato capogruppo. Incentrare tutta la campagna elettorale contro Manuele Bertoli e facendo capire molto bene che il secondo seggio il Plr lo voleva fare a scapito dei socialisti e non della Lega, puntando a un 2, 2 e1 (2 leghisti, 2 liberali e un pipidino).

Ora, non bisogna essere dei geni per capire che buttare fuori dal governo un socialista con un candidato radicale e forte è difficile, ma tentare la stessa operazione per di più con un candidato dell'area di destra liberale è semplicemente deleterio. Anzi un suicidio politico!!

E infatti non solo la strategia di Caprara ha permesso al Ps Ticino di compattarsi come non mai (gli attacchi esterni compattano sempre), ma molti radicali sono scesi in campo in soccorso di Bertoli e dei socialisti (che oggettivamente ad inizio campagna elettorale erano molto deboli, ma poi grazie all'attacco frontale del Plr si sono ringalluzziti).

Risultato finale? Il socialista Bertoli è rimasto in Governo e il Ps Ticino non è cresciuto in Gran Consiglio, ma non ha neanche perso seggi (unico partito di Governo a non aver perso seggi in Parlamento). Il Plr di Caprara non ha raddoppiato in Governo e ha perso 3 seggi in Gran Consiglio.

Basta a Caprara per passare alla storia come protagonista della "Waterloo" elettorale? Si, ma per togliersi ogni dubbio, decide di non dimettersi dalla presidenza dopo i risultati delle elezioni cantonali (e nota bene, nel partito nessuno gliele chiede!!), sicuro che anche le elezioni federali possono essere un buon terreno dove mostrare tutta la propria capacità strategica.

Infatti, per le elezioni federali, le teste pensanti del Plr, cambiano completamente strategia. Nasce l'alleanza di centro, con il cattolico Ppd (alleanza che serve solo al Ppd per salvare il seggio di Marco Romano in Consiglio nazionale), in un'ipotetica e remota possibilità che gli "uregiatt" (che si chiamano così non a caso) sostengano massicciamente il candidato Plr al Consiglio degli Stati Giovanni Merlini (un politico che in Ticino è ricordato per tre cose: per essere stato definito da Bignasca "coscia lunga", per stare antipatico ai masoniani e per essere uno degli ultimi politici che ha una marcata identità sulla laicità). Ora Caprara&Co pensavano veramente che l'ultimo dei politici che si è profilato sulla laicità, potesse avere i voti dei cattolici pipidini? A pensare male (andreottianamente), si direbbe che tutta l'operazione avesse come unico scopo "pensionare" l'ultimo politico del Plr un po' colto e preparato sui grandi temi. E infatti oggi Merlini è fuori dalla politica.

Il 20 ottobre 2019, il Plr si ritrova al suo minimo storico, con il 20% dei voti in Consiglio nazionale (quasi la metà dei voti che raccimolava nel 1995!).

Al Consiglio degli Stati il candidato Giovanni Merlini al primo turno arriva terzo, davanti a Marina Carobbio, al secondo turno si posiziona quarto, ossia ultimo. Per la prima volta il Plr non elegge un senatore!! (lontani i tempi in cui Dick Marty arrivava sempre primo!).

L'elezioni federali sono una totale disfatta, la sconfitta di Waterloo di Napoleone è una passeggiata in confronto!!

La teoria dell'amputazione delle ali, tanto cara a Fulvio Pelli (ma in sostanza condivisa anche da Gabriele Gendotti), ha prodotto un notevole ridimensionamento del Plr e le "ali", sia quella di destra, che quella di sinistra hanno trovato spazio altrove. La teorizzazione del centro, manco fosse l"azimut della politica, ha portato il nostro Cantone, tradizionalmente conservatore e abituato per più di 150 anni alla dialettica e spartizione del potere fra cattolici e liberali, ad eleggere al senato proprio i rappresentanti delle due ali: il democentrista Marco Chiesa (ala di destra) e la socialista Marina Carobbio (ala di sinistra). Dunque le ali sono vive e vegete, solo non più nel Plr. Lontani i tempi (1991) quando tutto il Cantone e gli elettori di tutti i partiti partecipavano alla competizione fra le due ali del Plr per il Consiglio degli Stati, con il "destroide" Franco Masoni uscente sfidato dal "sinistroide" Sergio Salvioni (che poi vinse). Quella competizione era capace di catalizzare l'attenzione di tutto il Paese, non solo degli elettori del Plr.

Oggi il Plr è un soggetto politico che "sta in mezzo", chiamando questa posizione centro, senza più dialettica politica interna, senza visioni del mondo che si contrappongono per trovare poi una sintesi. La competizione è rimasta, ma non più su visioni e progetti, ma di volti, personalismi fra chi fa la campagna elettorale con le scarpe dei Fratelli Rossetti e chi, in cerca di nuova verginità, con le All star. Fra chi indossa il miglior completo e chi cambia colore dei capelli e chi ancora sfoggia l'ultimo tatuaggio alla moda. Ma la politica sta altrove! E la polarizzazione fra Udc (e Lega) e Ps-Verdi, con 20 anni di ritardo da Zurigo (visto che prima la inglobava il Plr) è arrivata anche in Ticino, eleggendo Carobbio e Chiesa.

Il Plr 2020 è un partito che non solo ha paura, ma ha la fobia di discutere di politica non a corto termine. Si ha paura di dividersi, confrontarsi e semmai anche contarsi, attorno alle grandi idee e ai grandi progetti. Sulla parità di genere si scimiotta la sinistra, sui temi economici si insegue l'Udc e la Lega e alla fine rimane come unico tema politico più o meno proprio qualche sgravio fiscale (in cambio di un aumento della socialità). Ma visioni progettuali di come deve essere questo cantone fra 20/30 anni, non c'è neanche l'ombra.

C'è il presente da salvare. E il presente è il grande sottobosco di tutto quello che ruota attorno allo Stato. Perché se è vero che il Plr dal 1995 ad oggi ha quasi dimezzato i voti è altresì vero che nel sottobosco si è rafforzato, espanso e consolidato. BancaStato è in mano al Plr, il nuovo (come il precedente) direttore Eoc è liberale. In Aet sono ben posizionati. Sui i 15 capidivisioni dei 5 dipartimenti ne hanno quasi la metà (hanno aumentato la loro forza grazie ai Dipartimenti gestiti dalla Lega e dal Ppd)!

E poi mandati, "valley manager", presidenza del Film Festival, direzione amministrativa della Supsi, promozione (con finanziamenti pubblici) delle Start up,.... e c'è chi ci dice che una granconsigliera liberale ambisca a prendere il posto del socialista Canetta ai vertici della Rsi, tanto per non farsi mancare nulla!

In questo Cantone il parastato è sempre più in mano al Plr. Con un solo consigliere di Stato e 23 granconsiglieri. Controllano più oggi il parastato di quando avevano 2 ministri e 35 parlamentari. Non male!

La domanda che nessuno si fa nel Plr è come mai avendo in mano quasi tutte le leve del Potere, e disponendo di quei posti cruciali per distribuire appalti, mandati, bende e prebende ad annaffiatoio, continuano a perdere voti? Senza l'allegra gestione del sottobosco il Plr sarebbe un partito fra il 10 e il 15%? Probabilmente sì. Il Plr da partito che ha contribuito in modo essenziale alla Storia del nostro Cantone, si è ridotto ad essere il partito del sottobosco, senza visioni sul futuro, senza progetti grandi ed idee qualificate. Tranne qualche ex "bibliotecario" in pensione, non riesce neanche più ad attirare un intellettuale, un esperto, che pure in passato frequentavano numerosamente il partito. I "Club Plinio Verda", quanto il "circolo Battaglini" sono delle appendici che non comunicano con il vertice del partito (e infatti ai loro appuntamenti scarseggiano i dirigenti di partito), visti più come degli strumenti di marketing politico e di affiliazione dei nostalgici, piuttosto che come laboratori creativi e vitali di idee e progetti politici.

Il declino del Plr è rallentato (ma non fermato!) dall'incapacità degli altri partiti di avere una strategia chiara ed efficacia, presi come sono fra massimalismi e realpolitik o fra barricaderi e governisti.

Negli ultimi 3 anni a svolgere il ruolo di condottiero verso il ridimensionamento continuo, c'è stato Bixio Caprara, che ha una certa abitudine e dimestichezza con le sconfitte politiche, perdendo ben 2 volte il ballottaggio per il Sindaco contro Brenno Martignoni a Bellinzona. Dopo questo importante "apprendistato", nessuno meglio di lui poteva avere la capacità di "incassare" sconfitte politiche così importanti. Ora toccherà ad altri, ma all'orizzonte non si vede nessuno che possa essere capace a ridare slancio ideale e progettualità ad un partito che si è ormai confinato nel sottobosco del parastato.