Chi sarà, a dover dire che non si può tornare negli stadi?

Chi sarà, a dover dire che non si può tornare negli stadi?

Agosto 23, 2020 - 17:48
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I direttori cantonali della sanità voglio linee guida chiare su come si potranno autorizzare eventi oltre le 1'000 persone. Una proposta dovrebbe giungere settimana prossima da Berna. 

In linea di massima a partire dal prossimo ottobre si potranno nuovamente tenere in Svizzera eventi con più di mille persone presenti, attualmente vietati. Una modifica rispetto alle attuali disposizioni riguardanti la prevenzione della pandemia di covid-19, decisa dal Consiglio federale il mercoledì della scorsa settimana, per cui erano giunte molte pressione soprattutto dal mondo dello sport, per poter tornare ad ospitare il pubblico in occasione delle partite. Un via libera di massa, si diceva, dato che la Confederazione ha deciso di lasciar decidere i Cantoni se autorizzare o meno uno specifico evento e di conseguenza di far garantire che le misure di sicurezza sanitaria siano adeguate (una “delega” che in parte segue quanto già deciso con la maggiore libertà concessa ai Cantoni in ambito di misure aggiuntive rispetto a quelle della Confederazione qualche mese or sono).

Una potenziale “patata bollente” su cui ora i Cantoni vogliono delle linee guida. A parlare è stato il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che appunto raggruppa i consiglieri di Stato a capo dei dipartimenti di sanità nei rispettivi Cantoni e che si era espressa contro l’abolizione del limite di 1’000 persone “Ci aspettiamo che la Confederazione stabilisca criteri epidemiologici chiari nella sua ordinanza sull'autorizzazione dei grandi eventi", ha affermato Lukas Engelberger in un’intervista alla SonntagsZeitung. Il problema è abbastanza evidente. Nell’ipotesi tutt’altro da escludere che in occasione dell’autunno e dell’inverno si conosca una nuova ondata epidemica (l’aumento visto negli ultimi mesi difficilmente si può considerare un’“ondata”) è difficile pensare che qualcuno trovi il coraggio di autorizzare un evento di oltre 1’000 persone. Spetterebbe dunque ai Cantoni dover dire eventualmente alle società sportive (o ad altri) che purtroppo, negli stadi, non si può ritornare.

Dunque i direttori cantonali chiedono che vi sia un criterio comune (deciso dalla Confederazione), che tenga in particolare conto del numero di contagi (dato che di per sé è abbastanza aleatorio, visto che dipende molto dal numero di test effettuati), ma soprattutto della capacità di tracciare i contatti (che è, assieme alla capacità ospedaliera, il motivo con cui sono stati giustificati i lockdown). Tuttavia i Cantoni, dice Engelberger,  "dovrebbero avere la libertà di non concedere o revocare autorizzazioni in circostanze particolari, anche se questi criteri sono soddisfatti”. Dunque, in una certa misura, un ritorno verso la Confederazione della responsabilità decisionale su se e quali eventi autorizzare. 

Un proposta in tal senso dovrebbe arrivare la prossima settimana dal Dipartimento degli interni di Alain Berset. Tuttavia i pareri non sono unanimi. Il direttore della sanità di Zugo, che si era esposto pubblicamente per l’abolizione del limite di 1’000 persone, non ritiene si debbano "fissare rigidi limiti epidemiologici”. A livello federale l’UDC sostiene che “non c'è bisogno di norme federali per l'approvazione di grandi eventi”. C’è poi chi chiede una differenziazione cantonale, come la presidente della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale Ruth Humbel e la task force scientifica nazionale.