Chiara Simoneschi-Cortesi: “Una scelta non obbligata per le donne"

Chiara Simoneschi-Cortesi: “Una scelta non obbligata per le donne"

Aprile 05, 2019 - 15:39
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Chiara Simoneschi-Cortesi, già consigliera nazionale del Ppd, è stata una delle donne più attive in politica in Ticino. A Berna è stata la seconda consigliera nazionale ticinese e la prima a diventare presidente del Consiglio Nazionale. È stata anche presidente della Commissione federale per le questioni femminili.
Ieri era ospite di un dibattito organizzato dall’associazione Osservatorio democratico a Massagno (vedi qui) incentrato proprio sul ruolo delle donne. A lei abbiamo chiesto qual è il punto della situazione per quanto riguarda la presenza femminile in politica…
 

Chiara Simoneschi-Cortesi, come valuta la presenza femminile nella campagna elettorale che sta per chiudersi?
Da quanto ho letto e sentito vi è stato in questa tornata un record di candidature femminili. Ciò mi rallegra molto. Vuol dire che c'è una consapevolezza e un desiderio di essere presenti e partecipare alle discussioni sui problemi e sulle soluzioni per il nostro Paese.
In generale più donne candidate significa più donne elette, anche se non sempre è così.

Questa volta i partiti, per quanto riguarda il Consiglio di Stato, hanno presentato delle candidature femminili che non hanno grandi chances di essere elette (esclusa forse Amalia Mirante nel Ps). I partiti hanno scelto di candidare le donne solo come "specchio per le allodole"?
Non sempre c'è la possibilità di entrare in Consiglio di Stato. In questa tornata gli uscenti si ripresentano tutti.
Trovo giusto che si debba sempre, e sottolineo sempre, candidare donne e uomini, le prime magari in misura maggiore rispetto a quanto visto, per queste importanti cariche.
La stessa cosa va fatta per il Gran Consiglio. Anche qui non sempre in un determinato circondario vi è un posto che si "libera". Presentando delle donne però gli si permette di fare esperienza e magari l'anno successivo, con le elezioni comunali, hanno possibilità di entrare in Consiglio comunale o in Municipio. Da qualche parte bisogna pur iniziare. 

In Ticino abbiamo avuto tre donne in Consiglio di Stato, ma da più di una legislatura non ve ne sono più. In Ticino la presenza femminile in Consiglio di Stato stenta ad affermarsi?
 Le donne che sono entrate in Consiglio di Stato, a parte Patrizia Pesenti, erano anche "figlie d'arte". È un'altra dinamica che ha giocato.
È vero che il Ticino aveva meno donne elette. Questo fino a quattro anni fa, quando ne sono state elette 22 (in Gran Consiglio, ndr). È stato un record positivo. Spero che questo trend si consolidi.
Guardando anche al resto della Svizzera si osserva come ci si fermi alla soglia del 25-30% di donne elette, con però una differenza fra Legislativo ed Esecutivo. Per il secondo, dove c'è più prestigio, ci sono meno chances di essere elette. 

Come mai questa difficoltà ad accedere a queste cariche più importanti?
In generale, se una donna non ha l'onere famigliare e se è conosciuta nella sua professione o in importanti  associazioni, non ha nessun problema.
Se una donna è anche moglie e madre, soprattutto madre, e il marito non si occupa più di tanto dei figli (dato che non vi è ancora un riequilibrio della responsabilità familiare), dovrebbe invece avere una giornata di quante ore? Deve accudire i bambini, fare la spesa, lavorare. Dove si trova il tempo per la politica?
Le donne devono poter scegliere, ma non deve essere una scelta obbligata. Deve essere una scelta libera. Per ora, vista la divisione dei ruoli fra uomo e donna all'interno della famiglia e nel mondo del lavoro, ancora non ci siamo. La divisione dovrebbe permettere ad ognuno di impegnarsi in quanto desidera: un riequilibrio che devono decidere i coniugi e i genitori.

Alcuni propongono le cosiddette "quote rosa", sia in ambito politico che per i consigli di amministrazione di aziende pubbliche, ovvero una quota minima per ognuno dei due generi. Lei è favorevole?
Trovo sia importante, ma naturalmente a parità di conoscenze e competenze.
Nei Paesi nordici questo è stato l'unico modo per sbloccare questo limite che si osserva del 25-30% di presenza femminile nei Legislativi e ancora meno negli Esecutivi.
Con il sistema delle quote, sia sulle liste elettorali che nei consessi, si è invece riusciti a migliorare la presenza delle donne. Sempre però con una formazione e un'esperienza equivalente.

In autunno ci saranno le elezioni federali. Per il suo partito lei chi vedrebbe bene come candidata donna?
Abbiamo delle ottime granconsigliere. Attualmente sono tre e spero vengano rilette (Sara Beretta Piccoli, Sabrina Gendotti e Nadia Ghisolfi, ndr). Non faccio nomi, ma anche sulle nostre liste abbiamo delle donne in gamba.
Devono avere la passione e un grande spirito di sacrificio. Berna non è dietro l'angolo e i temi sono molto più complessi, però è un'attività affascinante e stupenda.