Cinema indipendente. Jack Martin. Dal Ticino alla “conquista” di Las Vegas

Cinema indipendente. Jack Martin. Dal Ticino alla “conquista” di Las Vegas

Ottobre 18, 2019 - 16:33
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Jack Martin, regista ticinese, nato e cresciuto a Tesserete, è stato recentemente ospite del “Las Vegas Global Film Festival”. “Uppercut”, “The Collector” e “Night Ride” sono le produzioni della “Goodfellas Movie Picture” di lui e Alessandro Zaffino portate oltre Oceano lo scorso settembre. Lo abbiamo intervistato per sapere come è nata la sua passione per il cinema, il suo percorso, la sua storia.
Ma prima di tutto…

Jack Martin, come è andata a Las Vegas?
A Las Vegas abbiamo vinto il premio come miglior regia di “Uppercut", il nostro film sul pugilato (lo stesso è stato distribuito per tutto luglio a Los Angeles). Siamo molto contenti del premio vinto. È un’ulteriore spinta a proseguire come abbiamo fatto finora. Ottime recensioni e reazioni per i due inediti in cartellone, “The collector” (di cui chiedono un sequel) e “Night Ride”, che sequel lo è davvero, ma del nostro noir del 2018 “The BABYLON”. 
 
 
Come è nata la tua passione per il cinema?
Semplicemente andando al cinema. A cinque anni sono andato al Cittadella a vedere "Le avventure del Barone di Munchausen", un film di Terry Gilliam del 1989. Uscendo dal cinema ho detto a mio padre: "io voglio fare queste cose". 
Da li la strada è stata lunga. Mi piace molto raccontare storie e il cinema è un contesto in cui si possono unire diverse forme d’arte: l’arte pittorica, la musica…
 
 
Come sei passato dalla passione all’attività professionale?
Ho sempre pensato che il cinema sarebbe stata la mia professione. Sono quelle cose che ti senti dentro. Ovviamente si inizia senza grandi aspettative, date anche la difficoltà nei mezzi. Quando però si vede che vi è un responso positivo da parte del pubblico, in un Paese come gli Stati Uniti, in cui il cinema ha ancora molta vitalità (la gente li applaude al cinema), è una grande soddisfazione. La nostra è un'impostazione molto ‘americana’, nel concetto, nella promozione, nella grafica.
 
Come avete fatto a far conoscere le vostre produzioni?
Noi per ora ci occupiamo di cortometraggi. Per ovvi motivi essi non possono essere fatti pagare come un film normale. Il cortometraggio dunque circola nei circuiti dei festival. Non si può puntare a Cannes, tanto per fare un nome. Si inizia con dei festival minori, che propongono cinema indipendente e che puntano a uno specifico genere. Negli Stati Uniti abbiamo avuto delle buone occasioni per farci conoscere con IndieWise, un'associazione che promuove il cinema indipendente.  Si sono appassionati molto ai nostri prodotti: siamo andati per la prima volta tre anni fa e da allora ci invitano e ci seguono, anche senza che gli mandassimo i nostri film. Quest'anno ci hanno invitato con tre film: “The Collector”, “Night Ride” e “Uppercut”.
 
Veniamo a “The Collector”, la vostra ultima produzione, anche accolta da questo festival. Mostra uno scenario apocalittico dove le risorse sono finite. Come è nata l’idea? L’attuale dibattito sul clima vi ha influenzati?
Non ci siamo legati ad un discorso politico, ma allo stesso tempo non ignoriamo quanto sta succedendo. Al contempo il filone post-apocalittico negli ultimi anni ha presentato interessanti spunti. La nostra idea è attualizzare quanto c’è sempre stato nel filone post-apocalittico in qualcosa di più semplice, ovvero un mondo dove le risorse sono finite. Il protagonista del film però non è una persona molto lucida e va incontro ad un estraniamento dalla realtà…
 
 
Parliamo della scelta delle location per le vostre produzioni.  In “The Collector” si vedono le montagne del Ticino, il sanatorio di Ambrì.  Come a dire che non servono per forza location di grido per girare un film?
Abbiamo la fortuna di vivere in Paese che ha una storia. Gli americani se la devono costruire (e lo fanno anche bene). Si può guardare il posto in cui si vive con altri occhi.
 
 
In Ticino invece quale riscontro avete avuto dalle istituzioni che si occupano di cinema?
Non abbiamo nessun tipo di rapporto. A dire il vero non c’è neanche la cortesia di rispondere. Dal 2012 tutti gli anni mandiamo un film al Locarno Festival. Tutti gli anni puntualmente ci dicono di no. Per carità, ci saranno persone più brave di noi, ma almeno ci piacerebbe avere una motivazione. Siamo sempre sul territorio e all’estero puntiamo molto sul fatto che i nostri film sono girati in Ticino. Non è che vogliamo le porte aperte, ma in Ticino siamo già in pochi, se c’è qualcuno che fa qualcosa di bello andrebbe aiutato. A Locarno stando agli annunci dicono che fanno molto per spingere la creatività giovanile in Ticino, ma mi sembra che vengano spinti coloro che sono legati al Cisa o alla Rsi. È un po’ un circolo tra di loro e quelli che non ne fanno parte vengono tagliati fuori. Recentemente abbiamo avuto i permessi per girare a Las Vegas. È il primo film girato all’estero. Ci pare che in Ticino non interessi molto, mentre a Las Vegas c’è grande interesse…