Claudia Lombardi. "Stiamo coltivando un vivaio per il Teatro"

Claudia Lombardi. "Stiamo coltivando un vivaio per il Teatro"

Gennaio 04, 2020 - 10:10
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Lo scorso 18 dicembre è stato presentato a Figino il progetto "Càsoro teatro lab", promosso dalla Fondazione Claudia Lombardi per il teatro, che prenderà vita nell’ex Ostello della gioventù (vedi qui). 
Con "Càsoro teatro lab", la cui apertura è prevista per il 2022, la Fondazione intende realizzare una struttura che comprende un centro di creazione e residenza artistica, un teatro, diverse sale prove, adatte anche per eventi, un bistro con agenzia postale, nonché un Bed&Breakfast con tredici camere.
In occasione della presentazione del progetto abbiamo intervistato la presidente della Fondazione, Claudia Lombardi.
 

Claudia Lombardi, come nasce la vostra Fondazione per il teatro?
La Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro nasce nel 2016 per dare una forma concreta alla passione che ho per il teatro, che dura da mezzo secolo. Volevo dare un sostegno concreto alla crescita artistica delle giovani compagnie attive sul territorio. 
 
Inizialmente abbiamo creato questa Fondazione, con pochi mezzi ma con tante idee, istituendo un concorso per giovani compagnie di nuova drammaturgia. Un concorso che oggi è alla quarta edizione. Possiamo contare sul patrocino del Lac, della Città  di Lugano, tramite la divisione Eventi e congressi, del Teatro Foce, e di un partner italiano, che ha un centro di produzione a Milano, ovvero Campo Teatrale. Ciò ci ha permesso di crescere e creare anche un montepremi interessante per le compagnie teatrali che accedono alla finale, pari a 25'000 franchi, consentendole di avere un sostegno alla produzione, di avere a disposizione un tutor che li segue durante il progetto, una distribuzione, oltre che a servizi come un ufficio stampa o il servizio fotografico. 
 
 
L’idea di avere un centro dedicato al teatro come nasce?
Da sempre negli statuti della Fondazione vi è la volontà di voler creare un centro di creazione e residenza artistica. È un'idea che ho sempre avuto, ma occorreva l'oggetto giusto. E l'oggetto giusto ci è capitato a portata di mano un anno e mezzo fa, quando hanno messo in vendita l'ex Ostello della gioventù di Figino. Abitando a due chilometri da qui non potevo lasciarmi scappare l'occasione. L'edificio andrà ora adattato alle esigenze e soprattutto messo a norma, dato che non lo è più. Il progetto è ora in atto e abbiamo inoltrato la domanda di costruzione qualche giorno fa.  
 
 
 
Cosa ospiterà questo centro?
Il centro ospiterà delle sale prove, un teatro, degli spazi dedicati allo studio, al lavoro, ma anche alla cucina. Tutto il primo piano sarà dedicato a un’Officina del Teatro, dove si crea, si pensa e si sviluppano progetti. 
 
A questa parte teatrale verrà integrata una parte turistica, che serve a sostenere la parte artistica. I turisti contribuiranno anche loro alla crescita artistica dei giovani talenti. 
 
 
 
C'è anche un'idea di contaminazione fra teatro, turisti, ma anche con il territorio e la popolazione?
Certo. Oggi il teatro integrato è molto diffuso. Si coinvolgono attori non professionisti, gente del luogo che ha voglia di cimentarsi con il teatro. Si integrano persone professioniste a persone del territorio. 
 
 
 
In Ticino a suo avviso oggi mancano spazi del genere dedicati ai giovani artisti?
Sì, mancano spazi in generale. Non solo per i giovani, ma anche per le compagnie indipendenti, che sono sempre di più. Oggi ne contiamo una novantina in Ticino. Servono luoghi come questo dove si hanno a disposizione degli spazi, senza limiti orari o di giornate. Ciò permette di non dover ritornare a casa e affaccendarsi in altre cose. Permette di rimanere concentrati sul proprio lavoro. Questo è fondamentale ed è anche molto richiesto, ad esempio dalla compagnia di giovani attori di riferimento per noi, che è il Collettivo Treppenwitz, con Simon Waldvogel, Anahì Traversi e Camilla Parini. Sono l'essenza di quello che perseguiamo: giovani talentuosi, con una formazione, professionisti. Sostenere questo tipo di artisti è nella linea di quello che vogliamo fare con la Fondazione. 
 
 
Sul lungo periodo quali sviluppi si possono intravvedere per questo progetto?
Sarà sempre più importante lavorare in sinergia tra turismo, economia e arte. Ogni ambito avrà bisogno dell'altro e lo sosterrà. Sarà altresì importante sviluppare la parte congressuale, un esigenza, quella di spazi per meeting e convegni, sempre più richiesta, oltre a seminari e laboratori. Dovremo creare un'attività continua. La struttura sarà aperta tutto l’anno e per 365 giorni all'anno ci dovrà essere un’offerta. Se le cose stanno ferme costano e la redditività di tutta l'operazione risulterebbe più difficoltosa. 
 
 
Come mai avete deciso di trovare queste sinergie con ambiti di norma esterni al teatro?
È una modalità di finanziamento complementare a quanto viene già fatto. Con i soli introiti dei biglietti, dove il bacino di pubblico è piccolo, è difficile sopravvivere. C'è anche il contributo dell'ente pubblico, ma ciò non basta. C'è bisogno anche di un contributo privato. Speriamo di poterlo dare con queste modalità, perché possa crescere tutto un movimento che confluisca poi in produzioni di qualità al LAC. Stiamo coltivando un vivaio.