Clima, paradisi fiscali e precariato. Il manifesto musicale dei Massive Attack

Clima, paradisi fiscali e precariato. Il manifesto musicale dei Massive Attack

Luglio 17, 2020 - 18:07

Il gruppo di Bristol pubblica un visual ep incentrato su alcuni temi politici di attualità, con la partecipazione di tre esperti dei relativi settori.

Emergenza climatica, i paradisi fiscali, il reddito di cittadinanza e la povertà. Alcuni dei temi “caldi” che contraddistinguono la nostra epoca e i temi al centro del nuovo visual ep dei Massive Attack,  “Eutopia” (un gioco di parole fra utopia e Europa). Tre canzoni in cui la loro musica si mescola a rivendicazioni dal contenuto politico.

Nella prima traccia del gruppo trip hop di Bristol, incentrata sul tema dell’emergenza climatica, c’è la voce di Christiana Figueres, ex segretaria esecutiva della convenzione quadro dell’Onu sul cambiamento climatico. La prima rivendicazione è “l’allineamento del sistema alimentare ai quattro principi stabiliti dalla Fao: disponibilità, accesso, utilizzo e stabilità”. L’altro aspetto trattato la transizione energetica e l’eliminazione dei combustibili fossili, finanziando “la transizione verso un’economia pulita e sana”.

“Il sistema internazionale dei paradisi fiscali sottrae ogni anno 700 miliardi di dollari di profitti agli Stati sovrani”, spiega lo studioso francese Gabriel Zucman, sostenitore della tassa sulla ricchezza, nel brano dedicato a questo tema.  “Dovremmo evidenziare pubblicamente che le grandi multinazionali hanno un deficit fiscale: il deficit fiscale è la differenza tra quello che una società dovrebbe pagare se fosse soggetta ad un’aliquota fiscale minima del 25% in ogni Paese in cui opera e quello che questa azienda in realtà paga”. Per recuperare questo disavanzo si potrebbe guardare in quali Paesi le multinazionali realizzano i loro ricavi. “Se un’azienda realizza il 10% delle sue vendite in Gran Bretagna, la Gran Bretagna incasserebbe il 10% del disavanzo fiscale. Non abbiamo nemmeno bisogno di un accordo globale per porre fine ai paradisi fiscali”.

Nella terza canzone, dedicata al tema del reddito di cittadinanza, parla Guy Standing, teorico del reddito minimo universale. “Ciascuno di noi ha bisogno di una sicurezza economica di base”, dice,  “un modesto e regolare reddito di base a tutti gli individui”, che “aumenterebbe anche la domanda di beni e servizi basilari”.