"Come si cambia... per non morire”, ma forse è meglio ricordarsi la lezione del “Re” e del Nano

"Come si cambia... per non morire”, ma forse è meglio ricordarsi la lezione del “Re” e del Nano

Novembre 13, 2020 - 20:40
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Michele Foletti, prima di tutti gli altri politici di Lugano, già nel 1995, era favorevole a un dialogo con gli autogestiti. Giuliano Bignasca ci mise qualche anno in più e solo nel 2002 capì e approvò la linea della negoziazione e assieme al “Re” consegnò agli autogestiti il Macello. B&B (Borradori-Bertini) rinnegano la lezione dei loro maestri?

"Come si cambia...per non morire" cantava la brava Fiorella Mannoia, su parole di Maurizio Piccoli (autore anche dell'indimenticabile "Luna" della Bertè) e prodotto da Mario Lavezzi. E "Come si cambia" sicuramente ha ispirato molto la biografia politica di Michele Foletti. Colui che negli anni '90, con il suo, allora, inseparabile compagno leghista, Marco Antonio Timbal, partecipava, anche se un po' dietro, ai cortei molinari. Sicuramente lui non si è dimenticato il "costo politico" di tutto ciò, infatti nella breve, brevissima parentesi di municipale luganese, dall'aprile 1995 all'aprile 1996, quando Borradori se andò in Governo e gli liberò la "cadrega" nell'esecutivo luganese, lui dichiarava di essere pure favorevole a concedere la "Termica" (oggi "Cinestar") agli autogestiti, che non erano ancora molinari, facendo infuriare l'allora Sindaco, Giorgio Giudici, che dell'intransigenza nel non trattare con gli autogestiti aveva fatto la sua "cifra politica", oltre che la sua scalata politica agli inizi della sua carriera, qualche anno prima. Nelle elezioni comunali 1996 a Michele Foletti arrivò il conto da pagare per le sue posizioni politiche sugli autogestiti non allineate a quelle dell'allora "Re" Giudici e non fu rieletto nell'esecutivo cittadino, portando la Lega a dimezzare i seggi in Municipio (da 2 ad uno, eletto solo il ciellino leghista Giorgio Salvadè) e il posto di Foletti fu occupato dal Ppd (che nel 1992 aveva perso tutti i suoi due seggi in Municipio occupati da Annovazzi e Soldati) dall'avvocato Brioschi (sostenuto dai socialisti, che preferirono sostenere un esponente della destra economica del Ppd, piuttosto che veder rieletto un "leghista anomalo" e che per certi versi, ogni tanto, guardava a sinistra, come Foletti).

A dire il vero Foletti non è mai stato a sinistra (lo zio Pessina l'avrebbe ripudiato), ma piuttosto per un approccio alla politica un po' fuori dagli schemi e una vita da avventore del "Roxy Bar" sulla falsa riga del Blasco (....voglio una vita spericolata, voglio una vita come Steve McQueen…). Foletti sapeva piacere (a differenza dell'allora leader della Lega Flavio Maspoli) a frange di quella sinistra allora trenta-quarantenne, emarginata nel Ps Ticino.

Diciamolo, nel variegato mondo della Lega, Foletti non rappresentava la tipologia conservatrice, non era l'anima leghista tutta patria-casa-chiesa.

Certo, la non rielezione in Municipio a Lugano nella primavera 1996 segnò un'importante battuta d'arresto per l'allora giovane Michele Foletti e forse, senza quella sconfitta, la sua carriera politica avrebbe avuto altre traiettorie e sarebbe stato lui (non Norman Gobbi) a fare il secondo ministro nel 2011. Lui quando il buon Gobbi camminava in via Francesco Chiesa a Bellinzona e portava i calzoncini, già sedeva in Gran Consiglio ed era il leader della seconda fila della Lega (la prima era fatta da Flavio Maspoli, Giuliano Bignasca, Marco Borradori e Giorgio Salvadè), primeggiando fra i vari Pantani, Buzzi, Canal, Timbal, Bergonzoli, Plebani, ecc). In quegli anni Lorenzo Quadri non c'era ancora (era ancora "affascinato" dalla satira di Belzebù) e Foletti era il trentenne leghista che doveva solo attendere che qualcuno della prima guardia decidesse di fare un passo indietro per accedere al livello che conta realmente in politica: l'esecutivo.

La battuta d'arresto della primavera 1996 cambiò tutto e Foletti c'ha messo quasi vent'anni a risalire in sella, infatti solo nel 2013 entra in Municipio di Lugano, sorprendendo positivamente poi molti per il lavoro che svolgerà. Il giovane leghista, nel frattempo un po' invecchiato, nel 2013, accettò il difficile dicastero Finanze di una città sull'orlo del default e brillò per la capacità con la quale ha gestito il dossier risanamento finanziario (in questo anche facilitato dal suo predecessore, Erasmo Pelli, che evidentemente non brillò come statista nel gestire il dicastero finanze!).

Il colmo per Michele Foletti è che dopo essersi profilato nel 1995 come il municipale di Lugano più disponibile al dialogo con gli autogestiti, nell'aprile 1996 non viene rieletto nell'esecutivo cittadino e 6 mesi dopo, nell'ottobre 1996, Gas (gruppo per l'Autogestione socioculturale), Robin Hood e Realtà Antagonista, occupano gli ex Molini Bernasconi, mentre autorità e polizia sono impegnati per lo svolgimento dei mondiali di ciclismo. È l'inizio dell'era dei molinari. Giudici non cambiò linea politica e sempre per la linea dura si dichiarò, ma gli ex molini Bernasconi erano ubicati sul territorio di Viganello, dove l'allora sindaco Macchi era molto meno intransigente (diciamolo, il Plr di Viganello in quegli anni, era un po’ più radicale di quello della vecchia Lugano, Macchi e Pamini senior, non erano propriamente sulle stesse frequenze politiche di un Giudici o di un Pessina. Sarà per questa diversità politica che aveva al suo interno che il Plr allora faceva il 35% dei voti e oggi il 20%?).

Poi l'esperienza degli ex molini Bernasconi terminò per incendio doloso (di cui la Procura non ha mai saputo risalire ai colpevoli!) e i molinari approdarono, con tanto di convenzione con il Consiglio di Stato, al piano della Stampa, ossia al Maglio (oggi bocciodromo) e infine dopo l'abbattimento del Maglio (e siamo già nel 2002), ecco che i molinari si trovano in giro "a zonzo" in città, in modo particolare nella zona fra il quartiere Maghetti e il lungolago (leggi zona del Casinò, che allora veniva inaugurato e doveva portare tanti soldini nelle casse della città!).

Voilà, in poco tempo, il "Re" sempre intransigente nei confronti dell'autogestione, di colpo abbandona la sua linea politica trentennale (Giudici era contrario all'autogestione dai lontani anni '70!!) per indossare i panni del negoziatore e farsi promotore della linea aperta alle trattative con gli autogestiti molinari. E se il "Re" cambia linea, i "vassalli" lo seguono, ed ecco che all'unisono il Municipio di Lugano cambia linea a 180 gradi e si fa promotore di una linea "selfmanagement frendly", ossia "amici dell'autogestione", con in prima fila Giudici, la sua "costola" (era affermazione di Giudici che la Lega è una costola del Plr), Giuliano Bignasca e il socialista Cansani.

Il tridente Giudici-Bignasca-Cansani concesse molto ai molinari, per iniziare il tanto desiderato-rivendicato Macello e poi anche acqua ed elettricità, oltre ad un tacito accordo: ovvero che i molinari la piantassero di manifestare nelle vie vicine al casinò, in cambio  la polizia non li avrebbe "infastiditi" al Macello.

Attenzione. Il tridente Giudici-Bignasca-Cansani, non era una "combricola" che di politica non ne capiva un cavolo a merenda. Tutt'altro!

La politica si regge sui rapporti di forza, che piaccia o meno. E Giudici-Bignasca-Cansani hanno preso atto che "conveniva" al Municipio trovare un accordo con i molinari, piuttosto che avere un problema in più da risolvere, lasciando Lugano ad una "microguerriglia urbana".

Quel Municipio, ad inizio anni 2000, doveva ragionare sul Polo culturale, sul Polo medicale-farmaceutico, doveva ragionare di trasformare Lugano in una città  di congressi e fiere internazionali, doveva ingrandirsi, dando vita alla stagione delle aggregazioni, doveva essere la città ticinese che avesse rapporti di forza a suo favore nelle diatribe con il Cantone.

Se oggi la maggioranza del Municipio di Lugano (i leghisti Borradori, Quadri, Foletti e il liberale Bertini) ha tempo ed energie per occuparsi di uno sgombero del Macello, evidentemente non ha altre idee e priorità politiche (se non quella di spendere la cifra assurda di 55 milioni di franchi per il capannone che dovrebbe ospitare i camion della raccolta rifiuti!!!). Infatti il Polo Congressuale-fieristico a Campo Marzio, teorizzato nel lontano 2004 da Giorgio Giudici, dopo la bellezza di 16 anni, non ha fatto un passo avanti. La Città non riesce neanche ad aggiudicarsi il Wef che ha preferito andare nei pascoli fra le mucche di Nidwaldo, l'ospedale cantonale si farà a Bellinzona (acquisto dei terreni della "saleggina" da parte del Cantone), la Stazione rinnovata di Besso, senza un proseguo di Alptransit a sud, svolgerà una funzione di grande stazione metropolitana per spostare i pendolari a Locarno, tagliando Lugano dai "flussi" internazionali, il progetto Mizar è stato un solenne flop, un piano regolatore unificato di tutte le aggregazioni avvenute fra il 2004 e il 2013, manca ancora all'appello,  ecc.

La Lugano del tridente Giudici-Bignasca-Cansani, aveva ben 3 consiglieri di Stato su 5 (Marina Masoni, Marco Borradori e Patrizia Pesenti), la Lugano by "B&B" (Borradori-Bertini) nell'aprile 2019 ha perso pure "l'ultimo dei moicani", alias Paolo Beltraminelli, e ora il luganese in Governo è rappresentato solo dal malcantonese Claudio Zali!

Lugano da locomotiva del Cantone, oggi si ritrova a rimorchio, da faro dell'intraprendenza politica del Ticino a candela che si sta affievolendo.

In un contesto del genere sembra logico aprire un contenzioso, uno stato da guerriglia urbana con i molinari, solo perché i loro amici lombardi non potrebbero arrivare in soccorso per il lockdown lombardo? Si vuole sfruttare  la situazione straordinaria del covid-19, che impedisce di fare manifestazioni, per passare alla linea dura contro i molinari, illudendosi che i sostenitori dell'autogestione impauriti dal virus rimangano a guardare passivamente lo sgombero del loro centro sociale?

Buona fortuna.

Si vuole veramente che i molinari catalizzino la rabbia (e ce n'è molta in giro, basta fare un giro alla sera alla pensilina), giovanile e non, che è presente in questo momento nel Cantone? Alla faccia dell'essere degli statisti!!

E probabilmente Michele Foletti ambisce, se non ad essere uno statista (alla Franco Zorzi, alla Camillo Olgiati, alla Guglielmo Canevascini, alla Alberto Lepori, ecc), per lo meno di diventare consigliere di Stato succedendo a Claudio Zali nel 2023 (dove avrà la concorrenza da destra, ma nella stessa lista, del democentrista Marchesi).

E quanto il suo essere disponibile alle trattative con gli autogesti nel 1996 ha significato per lui una battuta d'arresto, tanto uno sgombero adesso del Macello significherà la fine di qualsiasi nuovo traguardo per la sua carriera politica.

Il futuro di Lugano non passa dallo sgombero o meno del Csoa Molino, ma da altri progetti, molto più strategici, importanti e grandi. Il liberale Giudici, il leghista Bignasca e il socialista Cansani nel 2002 lo capirono e con grande real politik trattarono con gli autogestiti, dandogli il macello. Ora bisogna vedere se il buon Foletti, capisce che le elezioni 2023, che avranno gli strascichi finanziari e non solo dell'emergenza covid-19, premieranno i candidati e le candidate che avranno dimostrato, non solo di gestire bene le finanze pubbliche, ma anche saper progettare e realizzare quei grandi "cantieri" (nel senso di riforme e grandi progetti) in grado di rilanciare un Cantone che sarà sempre più indietro dei cantoni oltre Gottardo.

Certo, un braccio di ferro fra Municipio e molinari, avvantaggerà elettoralmente alle comunali la destra e la sinistra, polarizzando tutto il dibattito politico, stritolando il Ppd e ancora di più il Plr (e secondo noi, il municipale liberale "assicuratore" l'ha capito molto bene, puntando a far sì che il proprio partito perda un seggio nell'esecutivo cittadino, anche se a favore della sinistra). E con un Governo della città composto da 3 Lega/Udc, 2 della sinistra, 1 Plr e 1 Ppd, i liberali non potrebbero che fare la "ruota di scorta" della Lega/Udc (dalla famosa costola che Giudici diceva qualche anno fa, all'essere fagocitati). Sarebbe una parabola eccezionale: il Plr da partito, a Lugano, egemone, a subalterno in tutto per tutto alla Lega/Udc. Tutto questo probabilmente per "liberarsi" dell'attuale presidente della sezione liberale di Lugano (e di qualche altro/a esponente non sufficientemente a destra) e sostituirlo con il segretario cantonale, nonché neopresidente della sottosezione di Pregassona, Andrea Nava.

Questo potrebbe essere un disegno politico che favorisce Foletti, ma solo nelle elezioni 2021, perché il blocco elettorale che può apprezzare un braccio di ferro con i molinari, nel 2023 voterà Marchesi, piuttosto che Foletti.

Quando si vuole misurare i rapporti di forza, bisogna essere consci che l'esito non per forza è quello che ci si attende. Anche se si ha (almeno in questa fase) La Regione (oltre ovviamente il Corriere) dalla propria parte.

Meglio concentrarsi su tutti i progetti che a Lugano sono fermi, che puntare su una prova di forza, il cui esito potrebbe essere imprevedibile e di difficile gestione.