Comitato Plr: per ora solo “cure palliative”

Comitato Plr: per ora solo “cure palliative”

Novembre 28, 2019 - 23:50
Posted in:

La “resa dei conti” è rinviata, probabilmente al prossimo Congresso. “L’accusatore” Quadranti ritira la sua richiesta di dimissioni. Molti interventi al Comitato cantonale del Plrt di questa sera, ma se ne esce con un nulla (o poco) di fatto.

Tanti spunti, critiche, ammissioni di colpa, tesi a confronto, qualcuna interessante, altre che sembravano più a beneficio delle telecamere presenti. Ma niente di fatto dal comitato cantonale del Plrt di questa sera. Niente dimissioni, niente "voti di fiducia". Il presidente cantonale Bixio Caprara, che ha "ammesso la sconfitta", e l'ufficio presidenziale, in base a quanto emerso in quel di Locarno, rimarranno "in sella" fino ad un Congresso da tenersi l'anno prossimo, dopo le elezioni comunali. 
 
Era gremita questa sera la sala dalla Sopracenerina di Locarno e non poteva essere diversamente. Ma l'attesa di un "qualcosa", che sarebbe dovuto arrivare dopo i numerosissimi interventi dei liberali radicali presenti, non ha ripagato le premesse: ovvero la debacle del Plrt alle recenti elezioni federali, con il partito sceso sotto il 20% (in termini di schede, al 19,45%) e poi la "batosta" del ballottaggio per il Consiglio degli Stati, con il candidato Plrt Giovanni Merlini giunto ultimo. "L'accusatore", il granconsigliere mendrisiense Matteo Quadranti (che per chi se lo fosse dimenticato è stato candidato alla presidenza del partito assieme a Nicola Brivio e Bixio Caprara, arrivando al congresso di Bellinzona del 2016 davanti a Brivio, ma dietro a Caprara, con un distacco di molti voti), ha ritirato la sua richiesta di dimissioni, concordando con i "termini di scadenza" (avanzati dal presidente sezionale di Bellinzona Marco Nobile). Che l'esito della serata sarebbe stato una lunga discussione, d'altra parte, lo si poteva capire dall'ordine del giorno del Comitato cantonale, che dopo le "comunicazioni del presidente" e le "riflessioni sull'esito delle elezioni federali del 2019", prevedeva solo gli "eventuali".
 
Di riflessioni sicuramente ve ne sono state. L’intervento più accorato dalla sala, e di gran lunga il più applaudito, è stato sicuramente quello del già presidente cantonale, presidente nazionale e consigliere nazionale Fulvio Pelli, che non le ha mandate a dire a nessuno. “Ci siamo impigriti. Sono tutti pigri in questo partito”, è stato una delle considerazioni più sferzanti di Pelli, nel suo elenco dei motivi per cui le elezioni federali sono andate come sono andate. Pelli ha riservato anche critiche alla composizione della lista per quanto riguarda i candidati del Sopraceneri, regione in cui l'emorragia di schede Plrt si è fatta più sentire. Fra i sopracenerini in lista per il Nazionale, ha detto il già presidente, non vi era “nessun candidato che poteva farcela” e “non si può mobilitare l’elettorato se non ci sono candidati che possono essere eletti”. Per quanto riguarda il ballottaggio Pelli ha detto che Merlini era il miglior deputato possibile per il Ticino a Berna, ma pure che Marco Chiesa è stato più bravo. E poi, secondo Pelli, per il Plrt ci vogliono tesi più chiare: ha citato l’aeroporto di Lugano (“o diciamo che non serve o diciamo che serve, e allora si lavora per il risanamento“) e il salario minimo (“se c’è qualcosa che i liberali non hanno mai sostenuto è il salario minimo”).
 
Ma molti altri sono intervenuti nella discussione: il radicale Franco Celio (anche se a lui, ci ha detto, questa definizione non piace), che ha detto in modo molto piccato ai "mendrisiensi" (la sezione che più ha criticato Caprara) che se volevano contare di più dovevano fare un migliore risultato alle elezioni; il presidente sezionale di Lugano Guido Tognola, che ha invitato il Plrt ad aprire una "fase costituente" che produca un nuovo "manifesto liberale"; Gaby Malacrida, che ha detto che lei non chiede le dimissioni di Caprara, ma che, se fosse nei panni del presidente, le avrebbe date spontaneamente, dopo i risultati delle elezioni.
 
E poi vari altri interventi che hanno criticato la congiunzione (evidentemente non funzionata) con il Ppd e in particolare le modalità con cui è stata presentata al Comitato cantonale. Nulla di nuovo sotto il sole.
 
A parte il picco di "pathos" apportato da Pelli ed altre eccezioni dunque la discussione è stata piuttosto scialba, visti i precedenti. Nel 2011, con la perdita del secondo seggio in Consiglio di Stato, l'allora presidente Walter Gianora (soprannominato dal Mattino della domenica "pesciolino rosso") rassegnò immediatamente le dimissioni (e visto che il Plr doveva prepararsi alle elezioni federali e non aveva tempo di trovare un nuovo presidente fu creata una task force coordinata dall'ex consigliere di Stato Gabriele Gendotti, che doveva traghettare il partito a dopo le elezioni, quando a candidarsi alla presidenza cantonale del Plr furono Michele Morisoli, Nicola Pini e Rocco Cattaneo, e prevalse per pochi voti quest'ultimo). Lo stesso Pelli annunciò l'intenzione di lasciare la presidenza cantonale del Plr nella seconda metà degli anni '90, dopo un decennio di gestione del partito. Partito che poi in un coro unanime gli chiese di rimanere in sella ancora un paio d'anni, che servirono a preparare la presidenza di Giovanni Merlini (che fu sostenuto anche dai Masoni, tanto che il candidato alternativo alle presidenza Merlini, il malcantonese Olimpio Pini, ritirò la sua candidatura). Pelli a tal proposito, in conclusione del suo intervento questa sera ha detto che lo deve sapere il presidente “se ha voglia di smettere. Non c’era bisogno di chiederlo. Posso dire che 15 giorni dopo aver lasciato la presidenza ci si sente molto bene”.
 
Prima degli eventuali c'è stato poi un ultimo sussulto. Caprara prendendo la parola dopo la lunga discussione è riuscito a far  nuovamente "saltare la mosca al naso" a Quadranti, che dopo essersi adirato (con la sala che sbottava contro il suo intervento un po’ scomposto), ha confermato che la scadenza naturale del mandato al prossimo congresso gli andava bene. La granconsigliera Giovanna Viscardi ha poi riportato il presidente Caprara a più miti consigli, facendogli notare come dal suo ultimo intervento sembrasse che rivoltasse contro il resto del partito le critiche e gli spunti giunti nel corso del Comitato.
 
A chiudere la serata nel segno dell'unità del partito ci ha poi pensato colui che nell'autunno da dimenticare del Plrt più ci ha rimesso: il quasi ex consigliere nazionale Giovanni Merlini (il nuovo parlamento si insedierà a dicembre con la seduta invernale delle Camere federali), a cui la sala ha tributato una standing ovation. "Mi avete pregato di candidarmi, anche se sapevate che non sono una persona che sta simpatica a tutti", ha detto un commosso Giovanni Merlini. Il suo invito al Plrt, e in un certo senso il suo vanto, è stato quello di rimanere fedele agli ideali liberali radicali, anche quando non sono quelli che vanno per la maggiore. Merlini si è detto sereno per quanto lo riguarda, ma preoccupato per le sorti del Plr. Alla fine, dopo una stretta di mano a Bixio Caprara, l’abbraccio affettuoso del sindaco di Locarno Alain Scherrer, che ha condotto il comitato cantonale.
 
Nessun abbraccio, metaforico, invece, dal comitato per i vertici del partito. Dalla serata se ne esce con la promessa di un sondaggio per "tastare il polso" alla base, dei "workshop", una migliore comunicazione, e come detto, una "fiducia a scadenza".
 
La “resa dei conti” è rinviata, ma bisognerà vedere se Caprare&Co riusciranno a passare indenni le elezioni comunali.