Compagnie aeree in crisi... ma forse c'è chi è messo peggio

Compagnie aeree in crisi... ma forse c'è chi è messo peggio

Marzo 22, 2020 - 12:25
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Il comparto dello shale oil statunitense, sulla cui tenuta già vi erano dubbi in tempi normali, con il petrolio ai minimi storici rischia di andare incontro a un colossale default, a meno di interventi da parte pubblica. 

In questo periodo di pre-crisi economica dettata dal coronavirus (visto che gli effetti più pesanti sono ancora con tutta probabilità da vedere) potrebbe esserci un settore che versa in una situazione peggiore di quello delle compagnie aeree. Il che è tutto dire, vista l'interruzione dei voli da parte delle compagnie aeree da e per molti Paesi, toccati dalla diffusione dell'epidemia. 

 

Già la scorsa settimana l'agenzia di rating Moody's incava un'altissimo rischio di default per 40 miliardi di dollari di obbligazioni nel settore petrolifero, su un totale di 110 miliardi di dollari di obbligazioni nel settore Oil & Gas, attualmente confrontato con il crollo del prezzo del petrolio. Negli scorsi giorni il prezzo del barile si è avvicinato pericolosamente ai 20 dollari e c'è chi prevede che possa addirittura andare al di sotto. Oltre al coronavirus c'è sullo sfondo c'è la divergenza sui tagli alla produzione fra Russia e Arabia Saudita, che ha portato a un "taglio" dei tagli alla produzione. 

 

Il segmento che oggi rischia di crollare come un castello di carte è quello dello shale oil, il petrolio estratto dalla rocce bituminose con la tecnica del "fracking", in cui negli Usa si sono investiti miliardi negli ultimi anni. Il problema del fracking (oltre al fatto che ha un pesante impatto ambientale) è che è una tecnica di estrazione decisamente meno redditizia rispetto a quelle convenzionali. Già con il petrolio intorno ai 50-60 dollari si evidenziava come lo shale oil rischiava di non essere più redditizio (anche se le tecniche di automazione introdotte hanno abbassato questa soglia). Con un prezzo di venti dollari rischia però di diventare impossibile anche solo coprire i costi. Il complesso di azioni e obbligazioni basato sullo shale oil americano rischia dunque di avviarsi verso un colossale default. 

 

Non a caso negli Stati Uniti si stanno già valutando misure di salvataggio per il settore, come avvenuto nel 2008 per le banche, sulla scia del "too big to fail". Oltre che nell'ottica di mantenere in casa la produzione di petrolio, salvare il comparto shale oil potrebbe essere anche essere fatto nell'ottica di evitare che gli eventuali default contagino anche il resto della finanza, portano a fallimenti a catena.