Comunali annullate (e non rinviate). La decisione è presa, restano alcune incognite

Comunali annullate (e non rinviate). La decisione è presa, restano alcune incognite

Marzo 19, 2020 - 06:00
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Annullate le elezioni comunali del prossimo aprile. Partiti e candidati ne prendono atto e mettono incontro che anche per loro il coronavirus comporterà dei costi. Qual è il “clima” sulla decisione di ieri del Consiglio di Stato. Abbiamo raccolto le opinioni di Cristina Zanini Barzaghi, Guido Tognola e Fiorenzo Dadò.

Elezioni comunali annullate. Ieri il Consiglio di Stato ha comunicato la decisione in merito alla consultazione elettorale per il rinnovo dei poteri comunali prevista per il 5 aprile e che si terrà invece nell’aprile del prossimo anno. 
 
Fino all’ultimo c’è stata incertezza sul provvedimento, tanto che fino a ieri mattina l’ipotesi più probabile sembrava essere quella di un mantenimento delle Comunali il 5 aprile, semmai ritardando lo spoglio e l’entrata in carica dei nuovi eletti. Così non è stato e il governo sembra aver cambiato linea. Le elezioni si terranno nell’aprile dell’anno prossimo e, come comunicato ieri, anche il processo di presentazione delle liste sarà da rifare da capo, aprendo la strada a composizioni diverse delle stesse liste, cambio dei numeri di lista e candidato e nuova raccolta dei proponenti, visto che formalmente l’elezione non è rinviata, ma annullata. Il Consiglio di Stato ha dunque optato per la più “drastica” delle ipotesi. Cosa che ovviamente comporterà anche dei costi (visto che il pesante impatto finanziario del coronavirus per cittadini, economia ed enti statali oramai lo si può dare per scontato) per partiti e candidati.
 
Come è accolta la decisione di ieri dagli “addetti ai lavori”?
 
La municipale socialista di Lugano Cristina Zanini Barzaghi, si è appreso negli scorsi giorni, era stata l’unica in Municipio a schierarsi a favore dell’ipotesi di far “slittare” le elezioni comunali. L’Esecutivo luganese aveva invece preso posizione a favore del mantenimento delle Comunali il 5 aprile. Zanini in questo divergeva anche dalla posizione della sezione socialista di Lugano, che “era per andare comunque avanti”.  “Mi sarei adattata a qualsiasi decisione”, ci dichiara Cristina Zanini Barzaghi. Tuttavia per la municipale socialista la decisione era auspicabile “vista l'evoluzione dell'emergenza e le necessità che sorgono, sia in Municipio che all’esterno”. Inoltre, ci dice “dall’inizio di marzo la campagna elettorale è stata di fatto annullata, non era più possibile farla”. "La situazione che abbiamo sul territorio diventa sempre più grave e siamo in una fase di peggioramento”, ci spiega Zanini Barzaghi. “Si sarebbe arrivati a tenere le elezioni in un momento di crisi sul territorio, in cui abbiamo richieste d'aiuto da parte di tante categorie della popolazione: chi non può uscire di casa, gli anziani, i commerci. Ora possiamo concentrarci maggiormente a seguire questi problemi”. 
 
“Vista la gravità della situazione e di quello che ci aspetta nelle prossime settimane non si poteva fare nient'altro che annullare le elezioni comunali”, ci dichiara il granconsigliere e presidente del PPD Fiorenzo Dadò. "Noi lo abbiamo chiesto ieri nella riunione dei partiti con il ministro Norman Gobbi e siamo pertanto soddisfatti che questa sia la decisione presa”
 
”Prendo semplicemente atto della decisione”, ci dice il presidente del Plr di Lugano Guido Tognola. “Questo è il momento in cui bisogna essere solidali con le autorità, che a mio avviso si stanno comportando più che bene”. 
 
 “L'unico appunto che faccio”, ci dichiara Tognola, “è che avrei sperato che si optasse non per un annullamento delle elezioni, ma per una proroga”.  In altre parole, non era meglio una modalità che permettesse di ritornare al voto con le stesse liste ed evitare di ricominciare da capo, con i conseguenti costi, sia per i candidati, ma anche per le amministrazioni comunali? 
 
Un aiuto economico per far fronte alla perdite di partiti e candidati allo stato attuale sembra piuttosto improbabile. Su questo “la priorità va in assoluto all'emergenza sanitaria”, ci dichiara Fiorenzo Dadò. ”La seconda priorità va all'economia e a chi rischia di perdere il posto di lavoro. Solo in un'ultima analisi si può valutare questo aspetto, ma non è sicuramente prioritario". 
 
“I candidati hanno sostenuto dei costi per il materiale di propaganda”, ci dice Tognola. “Noi abbiamo candidati, in particolare fra i giovani, che hanno avuto difficoltà a sostenere i costi della campagna”. Si poteva valutare, ci dice Tognola, “l'attivazione della possibilità di modifica di liste entro un termine, ma perlomeno però il numero di lista e il numero di candidato sarebbero rimasti gli stessi”. 
 
Cristina Zanini Barzaghi ci dice che “ovviamente non è una situazione ideale. Si dovrà ripartire da capo con le elezioni e ciò sarà dispersivo e dispendioso, ma attualmente la situazione fuori della politica non è migliore di quella all’interno di essa”. 
 
Altra conseguenza della misura decisa oggi è che municipali e consiglieri comunali rimarranno in carica fino a primavera 2021. Oggi, in conferenza stampa, il capo degli Enti Locali Marzio Della Santa, in merito a coloro che hanno deciso non ripresentarsi, ma che ora dovranno rimanere in carica un altro anno, ha detto che si chiede “un impegno perlomeno fino alla fine del periodo di crisi”. 
 
A Lugano i casi di uscenti che non si ricandidano sono due: il Ppd Angelo Jelmini e il Plr Michele Bertini. Si rischia che la motivazione o la disponibilità (non solo a Lugano) dei municipali e consiglieri comunali costretti a rimanere in carica un altro anno non sia delle migliori? “Non sono io che devo esprimermi, sono scelte personali”, ci risponde Zanini Barzaghi. “Angelo Jelmini comunque ha già detto che resta”. D’altra parte, osserva la municipale socialista, “avevamo già avuto una legislatura lunga con quella che è finita nel 2013, quando si era votato un anno dopo (con l’aggregazione, ndr) e conseguentemente la legislatura successiva è stata di tre anni. Ora ne avremo un’altra lunga”. 
 
Un’altra questione riguarda la legittimità (ovviamente non dal punto di vista giuridico, ma della rappresentanza) delle scelte politiche di membri delle istituzioni comunali che rimangono in carica un anno in più per mancanza di elezioni. Su questo il presidente del liberali radicali di Lugano Guido Tognola ci dice che, “anche se so che la legge non lo permette, avrei auspicato che l’ulteriore anno di legislatura sia un anno di amministrazione limitata agli affari correnti e di emergenza, ma dove tutta una serie di grandi progetti, che si volevano spingere fino all’ultimo, dovrebbero essere congelati”.  Tognola si appella dunque “all’assunzione di responsabilità, visto il momento, di tutti i rappresentati in tutti i gremi”.