Coronavirus: l'arrivo in Ticino è "questione di tempo", ma per ora nessuna chiusura obbligatoria

Coronavirus: l'arrivo in Ticino è "questione di tempo", ma per ora nessuna chiusura obbligatoria

Febbraio 24, 2020 - 17:06
Posted in:

Al termine della riunione del gruppo di lavoro sul coronavirus sono state comunicate le misure implementate per far fronte al contagio. Per ora non si hanno casi confermati in Ticino e in Svizzera, ma la situazione è in evoluzione. Le autorità raccomandano di mantenere la calma e non “intasare” senza motivo il lavoro degli operatori sanitari e seguire le informazioni ufficiali. 

Niente panico, ma ci si prepara alla comparsa di casi di coronavirus anche in Ticino. Oggi si è tenuta la conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione del gruppo di coordinamento allargato sul coronavirus. Alla presenza del presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, del direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa e del medico cantonale Giorgio Merlini è stato fatto il punto della situazione sulle misure che il Ticino intraprenderà per contrastare la diffusione del virus. 
 
Misure che verranno valutate e se del caso attuate in base all’evolversi della situazione dal gruppo di esperti riunito dal Cantone composto dai vari attori della sanità, ma anche da rappresentanti della protezione civile e della sicurezza. Per ora, come ricordato più volte durante la conferenza stampa, non vi sono casi confermati di contagio in Svizzera e in Ticino. Tuttavia, come detto dal medico cantonale Giorgio Merlini, che prima o poi dei casi si presentino è “inevitabile” e “solo una questione di tempo”. Le autorità sono dunque pronte per far fronte alla comparsa di eventuali casi.
 
“Da venerdì è cambiato lo scenario e ne abbiamo preso atto”, ha detto De Rosa, in riferimento ai numerosi casi individuati nella vicina Italia, in particolare in Lombardia. “Sono state prese nuove misure già preventivate nei giorni precedenti”.
 
Il cambiamento di scenario modifica innanzitutto il protocollo per vigilare sulla diffusione del virus. “L’Europa e il Ticino si preparavano all’eventualità di singoli casi sospetti”, ha spiegato il medico cantonale Merlani. Le autorità sanitarie mondiali definivano caso sospetto chi era stato in Cina nei 14 giorni precedenti. “Venerdì hanno iniziato a presentarsi una serie di casi in Lombardia dove il contatto con la Cina non era presente”, ha spiegato Merlani. Tuttavia secondo il medico cantonale “non c’è stata un’esplosione di casi, ma è aumentata la ricerca attiva del virus”. 
 
Ora la “case definition”, la cui definizione è di competenza federale, è quella di una polmonite virale con segni di gravità (i contatti con la Cina, o con persone provenienti dalla Cina, non sono più la determinante). 
 
Il cambiamento di scenario comporta alcune misure ulteriori di intervento, è stato spiegato. “Fra domani e dopo dovrebbe essere possibile fare i test per il virus direttamente in Ticino, grazie alla collaborazione con il laboratorio di Ginevra competente (dove in precedenza venivano effettuati i test, ndr)”, ha spiegato il medico cantonale.
 
Inoltre su richiesta del Cantone è stata potenziata la hotline della Confederazione dedicata al virus (058 463 00 00).
 
Un’altra misura riguarda la tutela delle persone più vulnerabili. Sono previste limitazioni alle visite presso ospedali e case anziani. È importante che nelle strutture sanitarie il virus non venga introdotto dall’esterno, è stato detto, anche alla luce dei numerosi contagi nelle strutture sanitarie avvenuti in Lombardia. Già da prima di oggi era in vigore la raccomandazione per i casi sospetti di non recarsi dal medico o al pronto soccorso, ma di chiamare telefonicamente il proprio medico. 
 
L’invito verso la popolazione è quello di seguire le misure igieniche di base che valgono per l’influenza: lavarsi soventemente le mani, evitare contatti con persone che presentano sintomi di influenza, non recarsi al lavoro se si hanno sintomi. Il medico cantonale ha anche invitato media e popolazione a non sovraccaricare senza motivi validi le varie linee di contatto con gli operatori sanitari con richieste di informazioni. Tutte le informazioni necessarie possono essere trovate sul sito della Confederazione o rovolgendosi all'hotline. Gli operatori sanitari in questo momento devono dedicare i loro sforzi alla gestione di eventuali casi. 
 
“Chiedo una buona collaborazione sotto questo profilo”, ha detto Merlani. “Le persone allarmate hanno iniziato a contattare studi medici, l’ufficio del medico cantonale, le ambulanze, … . Ciò non permette agli uffici preposti di lavorare”. 
 
Per quanto riguarda l’eventuale comparsa di casi confermati di contagio il protocollo prevede che le persone che hanno avuto contatti stretti (meno di 2 metri per almeno 15 minuti) con il contagiato, a partire da 48 ore prima della comparsa dei sintomi, vengano anch’esse messe in quarantena. Verrà monitorata l’eventuale apparizione di sintomi e se del caso effettuato il test. 
 
“Chiediamo alla popolazione di avere fiducia nell’operato delle istituzioni e degli specialisti riuniti nel gruppo di lavoro cantonale, che monitora la situazione e prende le eventuali misure”, ha detto il presidente del Consiglio di Stato Vitta. “La prima misura che ognuno può prendere è quella delle semplici misure di base igieniche in caso di influenza”. 
 
Per quanto riguarda la chiusura o la limitazione del lavoro decisa autonomamente dalle aziende private, ha detto Vitta, “salutiamo positivamente aziende che prendono in maniera propositiva misure di prevenzione. Dove c’è la possibilità di un lavoro a domicilio questa è benvenuta”. 
 
Per ora non è prevista la limitazione di eventi pubblici, di scuole o altre aggregazioni di persone, secondo quanto raccomandato dal gruppo di esperti e deciso all’unanimità dal Consiglio di Stato, come detto dal Consigliere di Stato De Rosa. La situazione come detto è però in costante evoluzione. “Allo stato attuale simili misure non raggiungerebbero lo scopo e non sarebbero proporzionate”, ha detto Merlani. 
 
Per quanto riguarda la chiusura delle frontiere ipotizzata tramite atti parlamentari è stato ribadito che questa misura è semmai di competenza federale. De Rosa ha specificato che con “120 medici frontalieri e 500 infermieri attivi solo presso l’Ente cantonale ospedaliero” una simile misura non è ipotizzabile. 
La situazione è dunque in costante evoluzione e non si esclude che alla comparsa di eventuali casi, nei prossimi giorni o settimane, vengano decise misure più importanti. Per ora come detto l'invito delle autorità è quello di non farsi prendere da panico immotivato e seguire le raccomandazioni ufficiali.