Cristina Maderni: "Rientro dei conti a medio termine, non è il momento di colpire cittadini e imprese"

Cristina Maderni: "Rientro dei conti a medio termine, non è il momento di colpire cittadini e imprese"

Agosto 16, 2020 - 20:30
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Mentre sul fronte covid si è ancora alle prese con gli scenari di gestione della crisi sanitaria, in particolare per quanto riguarda la possibile seconda ondata di autunno, anche sul fronte delle finanze la pandemia per cui entrerà nella storia l'anno 2020 (e speriamo non i successivi) impone riflessioni e decisioni. 

Non è un mistero che anche le finanze cantonali saranno colpite pesantemente dalla pandemia: da un lato con le voci di spesa aggiuntive, causate dagli interventi richiesti per far fronte alla crisi e dai costi aggiuntivi, ma anche, in futuro, dalle mancate entrate fiscali che molto probabilmente giungeranno da un'economia anch'essa colpita dalla crisi. 

Sulla gestione delle finanze in seguito all'emergenza ha iniziato a ragionare il Dipartimento finanze ed economia. La scorsa domenica su Il Caffè il capo del Dfe, il Plr Christian Vitta, ha detto che anche la proposta socialista, di un aumento del coefficiente di imposta cantonale, dal 97 al 100%, sarà una delle ipotesi su cui si potrà confrontarsi (senza esprimersi nello specifico se sia a suo giudizio auspicabile o meno). Ipotesi che, come avevamo documentato in un "Focus", non trova per ora grandi consensi (vedi qui). 

La stessa domanda, ovvero se è auspicabile un aumento del coefficiente d’imposta, l’abbiamo fatta anche a Christina Maderni, granconsigliera Plr, nonché presidente dell'Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino e vice-presidente della Camera di Commercio. 

Cristina Maderni, come valuta un possibile aumento del coefficiente di imposta cantonale?

Ritengo che in un momento di crisi come quello attuale un aggravio delle imposte per i cittadini non sia una buona scelta. A mio avviso occorre rimanere fermi su quanto deciso, sia con la riforma fiscale per le imprese che sul coefficiente d'imposta al 97%. Un aumento della pressione fiscale non è una soluzione. Quando c'è una crisi economica bisogna investire e se possibile attenuare le imposte, o comunque non aumentarle. 

Senz'altro avremo uno o due anni di difficoltà per le finanze del Cantone. Occorrerà pianificare come effettuare il risanamento nel medio termine, ma non possiamo in un momento di difficoltà ancora aggravare il peso sui cittadini.

 

Escludendo un aumento della pressione fiscale, rimane la possibilità di aumentare l'indebitamento del Cantone per far fronte alle necessità finanziarie, come sostengono alcuni granconsiglieri che abbiamo interpellato (vedi qui). Il Plr negli anni passati si è molto speso per avere delle finanze sotto controllo e per frenare l'indebitamento. Ora, vista la fase critica, sarebbe d'accordo a prediligere un aumento del debito?

In questa fase iniziale, sicuramente. In questo momento il costo del denaro è sostenibile e abbiamo bisogno di rilanciare e sostenere l'economia, i posti di lavoro e i cittadini. Questo è stato fatto molto bene, sia a livello federale che a livello cantonale, in questa fase, proprio grazie al risanamento delle finanze che abbiamo operato negli scorsi anni, a differenza di altri Stati. 

Non possiamo pensare di risolvere un'emergenza come questa, non prevedibile, da un anno all'altro. Si dovrà pianificare come rientrare da questa situazione. Sicuramente andrà risanata negli anni a venire, ma non sarà il risanamento di una situazione cronica, intrinseca alla "macchina Stato", come invece era stato negli anni passati. È una situazione di deficit dovuta a un'emergenza e va dunque gestita diversamente. Andrà senz'altro finanziata con un indebitamento, per poi trovare la soluzione su come riemergere. Solo con uno stimolo all'economia, che generi ricchezza e posti di lavoro, potremo risanare le finanze statali, sempre tenendo sotto controllo le spese. 

 

Una proposta alternativa di aumento (o di non riduzione) della pressione fiscale è giunta dai Verdi. Il capogruppo in Gran Consiglio Nicola Schönenberger propone che si ritardi l'entrata in vigore della riforma fiscale approvata lo scorso anno. Lei diceva invece che la riforma fiscale è importante...

È importante ed è stata frutto di uno studio che è durato a lungo. Ora ha dato delle certezze all'economia e in questo momento di incertezza non possiamo tornare indietro. Dalla situazione d'emergenza va trovata una soluzione d'emergenza. È necessario un indebitamento e poi va valutato nei prossimi anni come rientrare.

Si dovrà anche verificare quale è la reale situazione. Oggi non abbiamo dei "conti fermi" e dobbiamo ancora capire cosa succederà in autunno. Vi sono dei ritardi negli ordinativi, quelli della primavera non sono arrivati, e non sappiamo le industrie come risponderanno nell'autunno. Il mondo è stato fermo e in gran parte lo è ancora. Rischiamo di avere ancora davanti dei momenti di grosse difficoltà che non sappiamo in questo momento quantificare. Occorre prudenza e non è caricando ancora i cittadini e le aziende di oneri che usciremo da questa situazione. Occorre proseguire con gli aiuti importanti che sono stati erogati e se necessario lo Stato dovrà indebitarsi. D'altronde lo fanno anche i cittadini e le aziende. 

 

Per quanto riguarda gli aiuti è sufficiente quanto è stato disposto, in particolare per quanto riguarda il supporto alla liquidità con i crediti covid della Confederazione, o si dovrà ragionare su ulteriori misure?

È stato dato a tutti un supporto a 360 gradi nel momento di emergenza. Ora ci sono alcuni settori, come negli eventi e nel mondo dello spettacolo, che sono ancora fermi e che probabilmente avranno bisogno di aiuti per sopravvivere e ripartire quando sarà possibile. 

Si dovrà capire ora come rispondere allo stop avuto a livello mondiale e a certe commesse che non sono arrivate.

Avevamo l'ipotesi di una grossa difficoltà del turismo e della ristorazione. Su questo siamo rimasti sorpresi: chiaramente sono stati fermi due mesi, ma si sono ripresi molto bene, facendo delle cifre superiori (in estate, ndr) a quelle degli scorsi anni. Non hanno compensato tutto, ma molto di più di quanto ci si aspettava. Vanno quindi monitorati i singoli settori, per comprendere in quali è eventualmente necessario ancora intervenire. 

 

Un eventuale ulteriore intervento lei lo ipotizza ancora sotto forma di liquidità o di accesso alle indennità di lavoro ridotto, oppure si dovranno mettere in campo sussidi più diretti alle imprese (come ad esempio avvenuto nel settore dei media, con il finanziamento delle spedizioni dei giornali)?

Già operando degli investimenti come Stato diamo un aiuto al rilancio dell’economia, ad esempio facendo partire dei cantieri. Bisogna poi individuare le specifiche necessità dei singoli settori economici. Vi sono attività che hanno chiuso o che rischiano di chiudere e altre invece che sono ripartite. Alcune hanno già restituito i finanziamenti ricevuti. Altre ancora potrebbero invece avere bisogno di sussidi a fondo perso. Oggi però non c'è ancora una risposta precisa. C'è un tavolo di lavoro che sta operando un'analisi settoriale e aspettiamo le loro considerazioni sulle necessità dei singoli settori e su come intervenire. Potranno essere necessari sussidi diretti, ma potrebbe bastare un po' più di collaborazione e flessibilità sulle regolamentazioni, per ripartire. Molto dipenderà da cosa succederà nei prossimi mesi. Oggi non sappiamo ancora cosa succederà a livello sanitario, né nel nostro Cantone, né in Svizzera, e soprattutto a livello internazionale. 

 

Flessibilità: in che senso?

Su questo tema ho presentato un atto parlamentare riguardante la flessibilità sugli orari di lavoro e di apertura delle attività. Ritengo importante che se dovesse esserci una seconda ondata si possa evitare una chiusura totale dell'economia, che non saremmo in grado di reggere. Per fare ciò dovremmo gestire la quantità di persone che si muovono negli stessi orari. Si era parlato di orari diversificati nelle discussioni sulla riapertura delle scuole, ma non riguarda solo questo settore. Diversificare gli orari dei negozi, degli uffici, o delle industrie, permetterebbe di evitare la concentrazione di persone nella stessa fascia oraria e rimanere lo stesso produttivi.