Da 50 giorni in quarantena. I "mostri" del Covid

Da 50 giorni in quarantena. I "mostri" del Covid

Luglio 25, 2020 - 17:30
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Un infermierie di Milano è da 50 giorni in quarantena, perché i tamponi continuano a rilevare tracce di virus. Né la Lombardia né le Marche (dove ha la residenza), però, vogliono farsi carico di lui. 

Né malato né sano. Comunque in “prigione”. Quando l’importante componente di ignoranza (nel senso etimologico) che la scienza ancora ha sul nuovo coronavirus si scontra con l’autoreferenziale certezza della burocrazia (in genere elaborata da chi un posto al caldo ce l'ha), nascono i mostri, come dal sonno della ragione (ammoniva Goya nel celebre dipinto). In questo caso il “mostro” si è presentato sotto la forma della quarantena.

Giovanni Formiconi è un infermiere di Milano, di 23 anni, uno di quelli applauditi come eroi, nella fase in cui la lotta al covid veniva definita da molti senza troppi ripensamenti come una “guerra”. E il “Rambo” della sanità, un po’ come l’ex soldato interpretato da Stallone, lasciato il fronte e tornato in patria, si trova confrontato con uno Stato-sceriffo che gli dice “vai da un'altra parte, noi non ti vogliamo”.

È in quarantena da 50 giorni ed è uno dei molti casi di “debolmente positivi” che da settimane, qualcuno addirittura da mesi (c’è il caso di una bimba di Milano di 4 anni che da quattro mesi non riesce a liberarsi delle tracce del virus), riporta oggi il Corriere della Sera, è in balia dell’esito dei tamponi. Giovanni ne ha fatti 12 di tamponi dallo scorso 7 giugno ad oggi. Nel suo corpo vi è un residuo di carica virale che non vuole sparire. Tamponi negativi e positivi si alternano. È stato malato una settimana, con i “classici” sintomi da covid: “tosse, inappetenza, perdita di gusto e olfatto, non ho mai avuto dubbi che non fosse un’influenza”, dice al Corriere della Sera. Poi i sintomi sono spariti. I tamponi però hanno continuato ad individuare in lui residui del virus e per lui la quarantena non è mai finita. È un libero professionista e non ha nessuna tutela. Residente nelle Marche è a Milano per lavorare, ma oggi non può lavorare e non riceve alcuno stipendio. Ma deve comunque pagare l’appartamento nella costosa Milano. Infatti gli è vietato trasferirsi nelle Marche dai genitori ed è al centro di una disputa fra le due regioni. Per la Lombardia vista la “probabilità zero di contagiare” può andarsene. Per le Marche invece è “troppo pericoloso, non ci prendiamo la responsabilità”, secondo quanto riporta il giornale di Via Solferino. Nessuna delle due Regioni per di più sembra volerli riconoscere un aiuto economico. Per lui la speranza è riposta ora in una lettera a Speranza (il ministro della salute). “Ministro, non sono contagioso ma impantanato in un grigio legislativo: non sarebbe il caso di aggiornare una normativa che prevede doppio tampone negativo e che già a fine giugno l’Oms ha dichiarato pratica superflua e non più attendibile”, gli ha scritto. Oppure può sperare che il prossimo tampone sia negativo.