Dalla Brexit al Ticino: fra 'sovranismo' e integrazione

Dalla Brexit al Ticino: fra 'sovranismo' e integrazione

Settembre 10, 2019 - 20:00
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In occasione della presentazione del volume "Svizzera-UE: un rapporto irrisolto" abbiamo raccolto alcuni spunti di riflessione sull'attualità e non da parte dei curatori del volume, che ripercorre e analizza con il contributo di diversi accademici 30 anni di rapporti fra Svizzera e UE.

Le peripezie britanniche sulla Brexit (salutata con entusiasmo da molti critici dell’integrazione europea) sembrano aver fatto cambiare idea a una parte del popolo britannico sulla validità di quella scelta (anche se ovviamente solo un eventuale nuova votazione, che ora in molti chiedono, potrebbe confermarlo). Se al di là della Manica il rapporto con l’Unione europea coincide ora con il dilemma Brexit, in Svizzera l’appuntamento all’orizzonte nei rapporti con l’Ue si chiama accordo quadro, su cui si dovrebbe giungere a un dunque nel corso della prossima legislatura federale (e probabilmente si andrà anche al voto, visto che l’Udc ha già annunciato battaglia referendaria).
A fare un punto della situazione dei rapporti fra la Svizzera e l’Unione europea ci prova il volume presentato ieri a Bellinzona, curato da Oscar Mazzoleni, direttore dell'Osservatorio della vita politica regionale dell'Università di Losanna, e Paolo Dardanelli, professore associato di politica comparata dell’Università del Kent, intitolato “Svizzera-UE: un rapporto irrisolto”, (vedi qui). La questione Brexit non è indifferente per quanto riguarda le negoziazioni fra Svizzera e Ue. “La Brexit ha reso i negoziati Svizzera-Ue più difficili, perché l’Unione europea si trova in una posizione difficile nei confronti del Regno Unito”, ci spiega Dardanelli.” L’UE “non vuole offrire al Regno Unito un trattamento di favore che possa incentivare altri Paesi a contemplare l’idea che si possa uscire dall’Unione europea e avere gli stessi vantaggi di uno Stato membro”. Dunque nei confronti della Svizzera “la posizione dell’Ue si è irrigidita, diventando meno accomodante verso le peculiarità elvetiche, che in passato erano più accettate”. In definitiva invece di “un’alleanza fra Regno Unito e Svizzera, si è prodotta una situazione che rende i negoziati più difficili”. Per ora dunque l’impatto della Brexit per la Svizzera è stato negativo. Se in futuro lo sarà ancora dipenderà da come il Regno Unito uscirà dall’impasse. Ma su questo l’incertezza è grande. “Una Brexit senza accordo renderebbe ancora più ‘avvelenato’ il clima” dice Dardanelli. “Se invece se ne dovesse uscire con un accordo che ponga delle basi positive per il futuro, ciò dovrebbe facilitare la situazione Svizzera". Inoltre "nel Regno Unito oggi vi è anche la prospettiva di una situazione in cui la Brexit potrebbe non esserci del tutto. In Parlamento non vi è una maggioranza né a favore di un accordo, né a favore di un’uscita unilaterale e alcuni partiti sono a favore di un secondo referendum”.

Oscar Mazzoleni nel volume “Svizzera-UE: un rapporto irrisolto” è autore di un capitolo dedicato al “Ticino, laboratorio dell’euroscetticismo svizzero?”. Quanto il sentimento euro-scettico ticinese è paragonabile alle dinamiche riscontrate a livello nazionale e quanto invece dipende dale ticinesi? “In Ticino la questione delle relazioni fra Svizzera e Unione europea è filtrata dalle relazioni che il nostro Cantone ha con l’Italia, con la Lombardia in particolare”, spiega Mazzoleni. In particolare la libera circolazione a coinciso con “l’esplosione della crisi economica del 2007-2008”. Ciò con “il Paese più in difficoltà, l’Italia, che confina con la Svizzera”. Inoltre la presenza della Lega, che fin dagli anni ’90, ha tematizzato la questione "ha reso il Ticino un ‘campione’ di euroscetticismo, simile e diverso rispetto ad altre parti della svizzera”.
Rispetto alla segmentazione del sentimento di euro-scetticismo all’interno delle varie fasce e componenti della  popolazione per quanto riguarda ad esempio la Gran Bretagna oggi sappiamo che la Brexit ha fatto breccia soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, quelli che sono stati ribattezzati i perdenti della globalizzazione. Alle nostre latitudini “la questione fondamentale riguarda la percezione del Ticino come realtà che gode ancora di opportunità economiche o meno", ci dice Mazzoleni. “Il Ticino è visto come una realtà dove le relazioni con la Lombardia o la Svizzera Interna sono favorevoli? Oppure vi è una percezione di discriminazione da parte di Berna e di minaccia da parte della Lombardia?”. Il modo di vivere l’identità ticinese, la percezione del mercato del lavoro, la formazione sono dunque degli aspetti che si ritrovano anche in altri contesti”, spiega il socilogo, come nel caso della Brexit o nel voto a favore di Trump.
“Chi vive in una realtà che percepisce come periferica (non geograficamente, ma economicamente) tende a votare in difesa della sovranità nazionale”.