Danièle Gosteli Hauser: "Multinazionali responsabili: una garanzia di etica e di qualità per la piazza economica svizzera"

Danièle Gosteli Hauser: "Multinazionali responsabili: una garanzia di etica e di qualità per la piazza economica svizzera"

Novembre 20, 2020 - 15:18
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Riceviamo e pubblichiamo. Opinione di Danièle Gosteli Hauser, responsabile Economia e diritti umani per Amnesty International Svizzera

 

Da quasi 25 anni, pressoché metà della mia vita, lavoro sul tema Economia e diritti umani per Amnesty International. Ripercorrere questi anni, ricordare i timidi tentativi di convincere le imprese a rispettare i diritti umani nei loro affari all’estero, rafforza la mia convinzione: l’iniziativa per multinazionali responsabili è più necessaria che mai. In un mondo globalizzato, in continuo cambiamento, dobbiamo dotarci di tutele per evitare che alcune multinazionali continuino a realizzare profitti a scapito dei diritti umani e dell’ambiente. Anche in Svizzera.

 

Seguo con grande ammirazione l’immensa mobilitazione di cittadine e cittadini svizzeri per la campagna per multinazionali responsabili. Da anni, e soprattutto negli scorsi mesi, il nostro paese si è colorato di bandiere arancioni che decorano balconi, cancelli, alberi e campanili. Migliaia di persone si attivano perché sono fiere delle nostre aziende, e vogliono che le multinazionali “pecore nere” rispettino le stesse regole di tutte le altre. Sono particolarmente toccata dalle testimonianze di numerosi imprenditori, come Luca Bolzani di Sintetica, per i quali è chiaro che il business va di pari passo con l’etica e il rispetto dei diritti umani. Perché l’iniziativa per multinazionali responsabili chiede una cosa ovvia: quando potenti multinazionali quali Glencore, Syngenta o LafargeHolcim inquinano dei fiumi, nuocciono gravemente alla salute delle comunità locali o ricorrono al lavoro minorile, devono rispondere delle proprie azioni. Come dichiarato dal Signor Bolzani: «Approfittando di un vuoto legislativo oggi inammissibile, diverse multinazionali con sede in Svizzera possono perseguire attività scorrette in paesi esteri. In questo modo si danneggiano non solo la salute delle persone e gli ambienti naturali coinvolti, ma anche la reputazione delle imprese e del nostro Paese».

 

Siamo di fronte a un movimento di solidarietà senza precedenti. La campagna è sostenuta da molteplici organizzazioni, dalle Chiese ma anche da personalità politiche di tutti i fronti, tra cui un Comitato composto da circa 500 personalità degli ambienti liberali e borghesi. Senza dimenticare l’appoggio fedele e incondizionato del nostro “padrino”, Dick Marty. Serbo un caro ricordo di un dibattito al suo fianco, in Ticino, dove, in una sala gremita, avevamo potuto trasmettere la nostra convinzione al pubblico ticinese. In quel momento ho capito che questa campagna non era solo nostra, ma anche vostra, cittadine e cittadini ticinesi. Perché per molti di voi un’economia rispettosa dei diritti umani è una condizione imprescindibile per portare a buon termine gli affari.

 

Se iscriviamo nella legge l’obbligo di vegliare al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, garantiamo le stesse condizioni a tutte le multinazionali, anche quelle ancora poco scrupolose. E parlo solo di multinazionali, perché è a loro che l’iniziativa si rivolge. Sono talmente potenti che riescono perfino ad influenzare le legislazioni dei paesi nei quali investono. Grazie alle strutture complesse, con le numerose filiali, riescono a registrare profitti senza doversi preoccupare di risarcire le vittime in caso di abusi, con la scusa che la responsabilità di questi danni è solo delle filiali e che l’ultima parola spetta alla giustizia locale. Purtroppo, 25 anni di esperienza mi dicono che non c’è nulla di più difficile: queste multinazionali sono spesso presenti in paesi a debole governance o dove la corruzione è endémica. Per le vittime non c’è garanzia di poter accedere alla giustizia.

 

Non è tollerabile che multinazionali che rifiutano di assumersi le proprie responsabilità traggano un vantaggio competitivo rispetto alle altre. Con l’iniziativa la Svizzera ha la possibilità di allinearsi ad altri paesi che – come la Francia - dispongono di una legislazione analoga a quella proposta in votazione o che - come la Gran Bretagna, il Canada o i Paesi Bassi - permettono già alle vittime di chiedere un indennizzo finanziario per un danno subito nell’ambito di procedure civili.

 

Votando Sì il 29 novembre facciamo un passo importante verso un’economia sensibile al proprio impatto sui diritti umani e sull’ambiente, capace di agire concretamente per mettere fine agli abusi da parte di multinazionali senza scrupoli, che nuocciono all’immagine della Svizzera.