DECS. La Cultura è sul "piede di guerra"?

DECS. La Cultura è sul "piede di guerra"?

Gennaio 27, 2020 - 20:39
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Andrea Ghiringhelli dalle pagine de "Il Caffè" parla delle critiche giunte sulla Divisione cultura del DECS.  ..."quando, per latitanza di virtù, all’autorevolezza si sostituisce l’autoritarismo e una malintesa cultura di Stato la frattura si crea, insanabile, e lo Stato liberale smarrisce la via". 

Sull'edizione di ieri de "il Caffè", in un articolo a pagina 22, è ospitata l'opinione "Fuori dal coro" dello storico Andrea Ghiringhelli. Il tema è quello della Divisione della cultura e degli studi universitari del DECS (Dipartimento educazione cultura e sport) e l'illustre intellettuale ticinese, già direttore dell'archivio di Stato, non le manda a dire.
 
"Da quanto leggo la Divisione della cultura del Decs non gode di buona reputazione: dimissioni, proteste indignate al Consiglio di Stato, minacciate querele per atteggiamenti irrispettosi, inchieste fondate su opinabili argomenti. E, fuori, i pareri poco lusinghieri sulla gestione del settore fanno l’unanimità, o poco ci manca". E questo è solo l'inizio dello scritto di Ghiringhelli.
 
"Mai mi è capitato di ascoltare tante parole di biasimo dal mondo della cultura", prosegue. "Mi si dice di una conduzione degli affari culturali autoritaria e personalistica, poco propensa al dialogo: se così fosse, bisognerebbe considerare il principio di Peter. Se tanti esprimono riprovazione, qualche disfunzione ci deve pure essere".
 
"Le repliche dipartimentali alle critiche mi paiono inadeguate", prosegue, "la giurisprudenza le classifica fra le argomentazioni fallaci: si ignorano i problemi di fondo e si parla d’altro. Nel caso specifico, le ragioni del disagio vengono ridotte a una questione di conflitti personali: è inopportuno. I conflitti, quando si ripetono, diventano un fatto pubblico e c’è una responsabilità istituzionale da individuare".
 
"La distinzione fra politica culturale e politica della cultura dovrebbe essere arcinota a chi dirige il settore", prosegue poi Ghiringhelli. "La politica culturale - lo spiegava Norberto Bobbio - è quella fatta dai politici per fini politici, è la pianificazione della cultura per finalità che tendono qualche volta a soddisfare esigenze che non sono quelle della cultura. La politica della cultura è invece la politica degli uomini di cultura in difesa delle condizioni di esistenza e di sviluppo della cultura".
 
"Fu quella promossa da Dino Jauch, intellettuale assai autorevole", scrive sul Caffè Ghiringhelli. "Con lui la Divisione cultura diventò una fucina di progetti e iniziative, una piattaforma per assecondare al meglio la libera espressione delle potenzialità culturali del paese, senza intralci e inutili orpelli".  
 
Per la cronaca, oggi la Divisione cultura è diretta da Raffaella Castagnola Rossini, con l'aggiunta Elena Maria Pandolfi.
 
"Mala tempora currunt, sed peiora parantur", conclude Ghiringhelli. "Sì, perché quando, per latitanza di virtù, all’autorevolezza si sostituisce l’autoritarismo e una malintesa cultura di Stato la frattura si crea, insanabile, e lo Stato liberale smarrisce la via”.
 
Critiche, quelle alla Divisione cultura, che, vista la discesa in campo di un esponente del mondo culturale ticinese del calibro di Andrea Ghiringhelli, difficilmente potranno essere ignorate.