Demis Fumasoli. "Il nostro picchetto vi fa anche la spesa". E sull'aeroporto: "rimandare, ma senza mandare a casa tutti"

Demis Fumasoli. "Il nostro picchetto vi fa anche la spesa". E sull'aeroporto: "rimandare, ma senza mandare a casa tutti"

Marzo 22, 2020 - 17:17
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Il consigliere comunale di Lugano Demis Fumasoli (indipendente), tramite la sua azienda specializzata nel settore degli impianti sanitari e di riscaldamento, ha deciso di fornire alle persone anziane e a rischio che non possono uscire di casa un servizio di consegna della spesa.

Lo abbiamo intervistato per spiegarci come è nata questa idea, Ma naturalmente gli abbiamo anche chiesto come vede, da imprenditore, l’attuale situazione del coronavirus e le misure adottate per contenerlo. E ovviamente non poteva mancare la domanda sull’aeroporto di Lugano-Agno: la votazione è da rimandare?

 

Demis Fumasoli, avete deciso di impiegare il servizio di picchetto della vostra azienda per fare la spesa a chi in questo momento non può uscire di casa. Come è nata l'idea?

Abbiamo uno o due operai che sono attivi nel servizio di picchetto su chiamata. Tra una chiamata e l'altra c'è del tempo morto. Abbiamo pensato di riempire questo tempo morto mettendolo a disposizione delle persone anziane che devono fare la spesa o andare in farmacia, mettendo a disposizione della comunità il personale. Basta chiamare il nostro ufficio e comunicare ciò di cui si ha bisogno. 

 

Ci sono già state delle chiamate?

Per ora poche. Abbiamo fatto tre volte la spesa. Questo a partire da martedì, da quando abbiamo messo a disposizione il servizio. C’è da dire che fino a settimana scorsa si segnalavano ancora tanti anziani che facevano la spesa da soli (ieri è stato vietato agli over 65 di recarsi a fare la spesa, ndr), come pure altri che fanno lo stesso servizio.

Noi avevamo già comunicato lo scorso venerdì che fermavamo i lavori sui cantieri, lasciando operativo il servizio di picchetto, che abbiamo poi appunto deciso di utilizzare anche per fare la spesa per chi ha bisogno.

 

Ieri il Consiglio di Stato ha decretato che i cantieri, se non per questioni urgenti, devono rimanere fermi. Come valuta questa misura?

Io mi auspicavo che la misura giungesse già la settimana scorsa, visto che oltretutto c'era il ponte. In teoria chi ha lavorato lo ha fatto per tre giorni, visto che venerdì era già stata imposta la giornata di chiusura. Indicativamente si parla di circa 20'000 persone sui cantieri e con la chiusura si sarebbe andati già a diminuire i contatti problematici sui cantieri. 

Noi abbiamo chiuso proprio perché non è evidente garantire sul cantieri tutte le norme di igiene e di sicurezza contro la propagazione del virus. 

 

Altri invece avevano deciso di continuare la loro attività sui cantieri. Da quanto può osservare per quanto riguarda l'edilizia ciò è anche frutto di pressioni da parte dei committenti affinché proseguissero i lavori?

Personalmente ho avuto la fortuna di non aver avuto pressioni. Però abbiamo comunque delle consegne dal ultimare per aprile. Chiaramente con la pausa forzata c'è il rischio di non riuscire a stare nei termini. Speriamo comunque di riuscire a stare nei tempi, ma se ciò non fosse il caso sono previste delle penali. Vedremo cosa succederà dal lato giuridico, attualmente non lo so. 

Bisogna dire che c'è anche una problematica sul fronte della fornitura dei materiali. Noi abbiamo la fortuna di avere un magazzino abbastanza fornito e utilizzando produzione svizzera la fornitura dovrebbe esserci, però ora anche queste industrie chiuderanno. Vedremo come evolverà la situazione. 

 

Come valuta invece le misure di aiuto all’economia presentate a livello federale venerdì?

Sono utili. Credo che fossero quasi dovute, perché sicuramente vi saranno dei problemi a livello economico a breve e a medio-lungo termine. Bisognerà valutare il limite di 196 franchi al giorno per il lavoro ridotto, secondo quanto comunicato dal Consiglio federale, con cui si arriva a circa 4'300 franchi al mese. In Ticino possiamo ancora cavarcela, ma per chi è abituato, ad esempio a Zurigo, ad altre paghe e soprattutto ad altre spese, immagino che sarà più difficile. 

 

Dopo l'annullamento delle elezioni comunali e quello delle votazioni federali di maggio, ora il Consiglio di Stato dovrà decidere che fare in merito alla votazione del 26 aprile sull'aeroporto. Anche questa votazione andrebbe posticipata?

Se hanno già rinviato le votazioni federali di maggio, per logica andrebbe spostata qualsiasi altra votazione che si dovrebbe tenere prima. Se qualcuno ne trarrà vantaggio non saprei dire.

L'unica problematica è che se si posticipa di diversi mesi la votazione, e dunque i crediti per l'aeroporto, esso dovrebbe essere mantenuto in vita fino alla votazione.

Si andrebbe di fatto a fare quello che ha chiesto l'area rosso-verde a Lugano, chiedendo dei crediti per garantire fino a fine anno l'operatività dello scalo. 

 

Dovesse dunque slittare la votazione non vedrebbe nulla di male a garantire il supporto finanziario per non far fallire Lasa (Lugano Airport Sa) fino al momento del voto?

Esatto. Noi avevamo già chiesto di non chiudere l'aeroporto tout court, anche dopo un’eventuale votazione che bocci i crediti, ad esempio per avere la possibilità di trattare con i privati.