Di Nekane e di Polanski: storia di una torturata che non ha casa a Gstaadt

Di Nekane e di Polanski: storia di una torturata che non ha casa a Gstaadt

Marzo 23, 2017 - 22:40

Domani, 24 marzo, si manifesta a Zurigo a favore della liberazione di Nekane Txapartegi , incarcerata a Zurigo da ormai un anno. Il 6 aprile si celebrerà un giorno internazionale di protesta a suo favore (qua la pagina facebook, qui il sito a lei dedicato).
In Ticino se ne parla pochissimo, purtroppo, e questo nonostante il Collettivo scintilla sia ben attivo su questo fronte e la GiSo elvetica abbia emanato una risoluzione chiedendo che l’attivista basca venga liberata.
Membro del consiglio comunale di un villaggio basco, nel 1999 è stata accusata di complicità con i terroristi dell’ETA e arrestata. Aveva 26 anni. Isolata e senza poter avere un avvocato, è stata interrogata e sotto tortura le è stata estorta una firma su un foglio in cui confessa la partecipazione al terrorismo. Chi ha visto il film su Lech Wałęsa, leader di Solidarnosc in Polonia contro il comunismo, sa perfettamente dell’inumanità della firma apposta su queste carte.
Rilasciata su cauzione dopo 9 mesi di carcere, alla mano i certificati medici ha denunciato i fatti poco dopo. Ma i giudici hanno deciso di tutelare i poliziotti accusati di tortura (non ci stupisce, siccome in gioco c’è il terrorismo e comunque c’è l’autoprotezione dello Stato non appena si tocca l’apparato poliziesco). Addirittura un torturatore è stato fatto intervenire come esperto... Nel 2007 è fuggita: in Spagna hanno fatto dei processi contro gli indipendentisti baschi e si è beccata una condanna a 6 anni di prigione a causa di quel foglio firmato in carcere. Nekane ha vissuto per nove anni in Svizzera sotto falso nome, diventando madre. Infine l’anno scorso, il 6 aprile 2016, la polizia svizzera la ha fermata e incarcerata su mandato internazionale spagnolo. Dal carcere combatte per evitare l’estradizione con l’aiuto di parecchie compagne e compagni giuristi (e qua forse bisognerebbe riaprire il capitolo della necessità di avere gruppi di giuristi di sinistra ben attivi, come i Giuristi democratici).
Oggi, 23 marzo 2017, il Dipartimento della compagna (!) Sommaruga ha deciso di estradarla. Indovinate un po’ su che basi? Eccierto, si basa sui documenti che gli ha mandato lo Stato spagnolo! E secondo voi la Spagna, Stato membro dell’Unione Europa, ammetterà mai di essere uno Stato che tortura? Ma qualcuno si ricorda dello scandalo della scuola Diaz in Italia, dove riuscirono persino a promuovere (!) gli autori delle violenze e delle torture? (v. qui un articolo sul tema che scrissi alcuni anni fa) È chiaro come il sole che a livello di relazioni internazionali accusare frontalmente la Spagna di compiere tortura sistematicamente non è una questione semplice, ma qua si esagera.
Nei Paesi Baschi stanno cercando di dimostrare quanto l’uso di queste tecniche di tortura sia stato usato dalle autorità. Come ci ricordava Il Caffè nello scorso settembre, in Spagna tra il 1960 e il 2013 sono stati accertati più di 4'000 casi. Persino la WOZ, appena premiata come miglior giornale d’inchiesta svizzero, ricorda che le torture di Nekane in Spagna sono state accertate (potete trovare qui l’articolo in tedesco).
La speranza è che la Svizzera smetta di giocare il ruolo dello struzzo: oppure vogliamo per caso dire che se sei un regista famoso con la casa a Gstaadt e tutto il mondo ti difende non devi essere estradato, mentre se sei un’attivista in odore di anarchia e ti difendono solo i centri sociali, allora non valgono gli stessi criteri?
 
di Filippo Contarini