Diversità mediatica sempre più a rischio

Diversità mediatica sempre più a rischio

Ottobre 26, 2020 - 17:28
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Il rapporto annuale dell'Istituto di ricerca di opinione pubblica e società dell'Università di Zurigo mette in evidenza una situazione critica dei medie a fronte della pandemia, nonostante il "boom" di lettori. 

Nessun evento ha avuto un impatto così importante nei media come il coronavirus negli ultimi dieci anni. La pandemia ha scatenato una vera e propria corsa all’informazione. Eppure in termini finanziari i media svizzeri non hanno beneficiato di questa dinamica. A dirlo è uno studio condotto dall'Istituto di ricerca di opinione pubblica e società (Fög) dell'università di Zurigo nel suo rapporto attuale sulla qualità delle testata in Svizzera, “Quality of Media 2020”.

Secondo la ricerca durante la crisi pandemica le persone si stanno rivolgendo sempre di più ai mezzi di informazione ed è in aumento la necessità di fonti di informazione affidabili. Si osserva che persone si affidano ai media tradizionali indifferentemente dall’età. Il 44% delle persone interpellate dichiara di affidarsi a questi media, mentre solo il 19% si fida dei social media.

Il Fög ha rilevato una qualità relativamente alta dei rapporti sulla pandemia da parte dei media. Ciò nonostante l’aumento dei lettori non compensa il calo dei ricavi pubblicitari. Al contrario, la pandemia aggrava la situazione finanziaria per il giornalismo, secondo il Fög.

Un altro aspetto osservato dallo studio è un aumento della dipendenza dei media dagli esperti. Solo il 2’1% degli articoli dei media si occupano di scienza. Nell’ultimo anno si è registrato ancora un calo della diversità mediatica e i media hanno ridotto la diversità di argomenti e di aree geografiche. Un altra dinamica che si osserva è la riduzione della diversità fra gli stessi media, che hanno più spesso pubblicato gli stessi contributi. La quota dei contributi condivisi è passata dal 10% del 2017 al 21% del 2019. Par quanto riguarda il settore specifico dell’attualità nazionale la quota, negli stessi anni, è passata dal 21% al 41% nel 2019.