Divieto di dissimulazione del volto: perché stavolta è tutto diverso

Divieto di dissimulazione del volto: perché stavolta è tutto diverso

Febbraio 28, 2021 - 23:12

Dissimulazione del volto: qualcosa è cambiato. Ora c'è un controprogetto che cambia paradigma e un'opposizione liberale. 

Per tanti anni il divieto di dissimulazione del volto ha avuto il vento in poppa. Il “pillolone antiburka” era stato travestito da abili alchimisti (prima in Francia, poi in Svizzera). Non scrivevano “Burka” nella legge e lo facevano diventare un divieto generalizzato di portare maschere in strada.

Su quell’ipocrisia la Francia di Sarkozy aveva vinto un ricorso a Strasburgo. E su quell’ipocrisia si era inchinato il Partito Liberale radicale ticinese, nelle voci p.e. di Marina Masoni e Olga Cippà. Il 22 settembre 2013 vennero messi ai voti sia l’iniziativa ticinese sul divieto di dissimulazione del volto voluta da Ghiringhelli, sia un controprogetto del parlamento ticinese. Quel controprogetto accoglieva nella sostanza la richiesta di Ghiringhelli, ma “depoteziava” l’iniziativa con dei cavilli legali. Il popolò votò l’originale, scartando il controprogetto cantonale. Nel frattempo arrivò la sopracitata decisione di Strasburgo che permetteva di vietare la dissimulazione del volto nel caso la legge fosse scritta come in Francia, e a determinate condizioni. Al che Natalia Ferrara prese il testimone in parlamento e scrisse la legge ticinese, con l’accordo di vari radicali.

Questa ultima versione della legge ticinese è infine diventata la base dell’iniziativa che votiamo oggi. Eppure oggi, rispetto a quanto successo in Ticino negli anni passati, c’è qualcosa di nuovo e di diverso: sta soffiando un vento di deciso scetticismo contro questa iniziativa sulla dissimulazione del volto. Mentre nel 2013 in Ticino ben il 65% votava di sì, ora i sondaggi danno il sì a livello federale solo al 49%. Com’è possibile che nonostante l’ISIS e il terrorismo islamico, ora il consenso per questo divieto si stia riducendo al lumicino? Qualcuno è riuscito a scardinare l’ipocrisia voluta dal Ghiringhelli?

Il motivo sta in ciò che ha fatto la politica a Berna in questi anni contro l’iniziativa, anzitutto Simonetta Sommaruga e Andrea Caroni. Scopriamo un parlamento molto più arcigno e capace di quel che pensavamo. Le differenze maggiori rispetto alla risposta ticinese sono due.

La prima: il controprogetto federale, disegnato da Simonetta Sommaruga e approvato dal parlamento, è tutto incentrato sui diritti delle donne. Mentre in Ticino il controprogetto era una versione annacquata dell’iniziativa, a Berna ora il controprogetto gira completamente il paradigma. Se gli iniziativisti con la loro legge costruiscono l’obbligo di mostrarsi sempre in pubblico (perché è di questo che si parla, visto che non hanno scritto la parola “burka” nel loro testo di legge), l’Assemblea federale propone che si sia obbligati a mostrare il volto solo quando le autorità lo ritengano necessario. Inoltre, il parlamento dà un sacco di soldi alle associazioni che si occupano di diritti delle donne, a mostrare che non è con l’ipocrisia ma con gli atti concreti che si crea la parità.

La seconda differenza è la posizione del Partito liberale radicale svizzero, rappresentata dal Consigliere agli Stati Andrea Caroni, che su questo tema ho anche incontrato tempo fa. Caroni è maledettamente abile, e mi fece capire che le mie posizioni erano tutte a perdere (e infatti non faccio politica…) mentre le sue strategie a vincere. La sua strategia era chiara: richiamarsi al federalismo, affermare che non è liberale imporre obblighi di vestiario, affermare che è assurdo imporre dei divieti per un problema inesistente. Insomma: rimettere i valori al centro della discussione.

In realtà però c’è una terza variabile che in questa storia gioca un fattore determinante. Sin dall’inizio si sa che su questa questione il PLR fa da ago della bilancia. In Ticino sono stati proprio i liberali a “farsi abbagliare” fra il 2013 e il 2018, sostenendo Ghiringhelli. Ora invece gli hanno voltato le spalle e votano NO all’iniziativa.

Più di tutti gli altri i liberali vivono, respirano il diritto. È il loro strumento di gestione del potere. Ecco che quando a Strasburgo hanno dato il via libera al divieto di dissimulazione come scritto in Francia, i liberali si sono sentiti liberi di sostenere il divieto, senza remore giuridiche. È con questa consapevolezza che con Martino Colombo ho lanciato il ricorso al Tribunale federale contro il divieto ticinese di dissimulazione del volto, vincendolo. Volevamo mostrare anzitutto ai liberali che avevano “preso un abbaglio”, che il nostro diritto veniva violato con questo divieto. Anche per questo non contestammo la violazione della Carta dei diritti umani, ma solo della Costituzione svizzera. E i liberali ora hanno “aperto gli occhi”, in effetti.

Se osservate la campagna di votazione in Svizzera tedesca, vedrete che ora gli iniziativisti hanno paura dell’opposizione liberale al divieto di dissimulazione del volto. A Berna gli iniziativisti sono molto più sfrontati che in Ticino 8 anni fa. Sono più “violenti” nel loro anti-islamismo puro. Il motivo è proprio questo: con la nostra sentenza strappata al Tribunale federale, abbiamo tolto agli iniziativisti “il diritto”. E lo abbiamo rimesso nelle mani dei liberali. Andrea Caroni sulla NZZ spiegava p.e. che il divieto di dissimulazione del volto viola la libertà economica e così spiegava anche Merlini alla RSI qualche giorno fa. Loro lo dicono perché una sentenza del Tribunale federale, scatenata da noi, dà loro ragione.

A tutto questo infine si somma il non irrilevante problema che oggi siamo tutti in giro con la mascherina. E tutti si stanno rendendo conto di quanto questa iniziativa sia discriminatoria su questo punto: perché mai una turista giapponese può mettersi la mascherina dissimulando il volto, mentre una turista araba non può mettersi il niqab dissimulando il volto? Ma soprattutto, in base a che criteri sono state scritte queste eccezioni, per cui un velo no, un pezzo di stoffa sì? Ecco che l’ipocrisia emerge: per gli iniziativisti in gioco c’è solo l’odio e la religione. Ma questo, in uno Stato di diritto, non basta per emanare dei divieti.

Il liberalismo dice che nel diritto vale il principio di uguaglianza. Fattispecie uguali non possono essere trattate in modo diverso. Anche questo era contenuto nel nostro ricorso. E questo è il punto cardine del nostro diritto liberale. Il divieto di dissimulazione del volto è una precisa macchina discriminatoria perché condanna in modo differente due atti uguali, ovvero condanna la copertura del volto non per quello che è, ma per i significati che le dà chi la indossa. Questo con il liberalismo, con la nostra cultura, non ha nulla a che fare. Se smettessimo di parlare della cultura degli altri e ascoltassimo la nostra Storia, i nostri principi, lo sapremmo subito che a questa iniziativa si può votare solo NO.

Il comitato del PLR ticinese intanto ha deciso di bocciare l’iniziativa sulla dissimulazione del volto. È un bellissimo passo avanti. Che segue l’impostazione data da Berna. Il Ticino in questi anni si è rinchiuso a riccio su tante questioni, pensando di poter trovare la sua salvezza nell’identitarismo. Sappiamo che l’autoreferenzialità porta solo alla depressione e alla rinuncia alle opportunità che il mondo ci offre. Accogliamo quindi con gioia questa svolta liberale che segue l’approccio dato a livello nazionale. Ci piace vedere che anche per loro l’uguaglianza giuridica sia stata messa di nuovo al centro!

 

Filippo Contarini