Dopo il Nord Stream, un "nuovo" gasdotto della discordia?

Dopo il Nord Stream, un "nuovo" gasdotto della discordia?

Febbraio 13, 2021 - 14:01
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Non c'è solo il Nord Stream 2, di cui si è tornato a parlare in questi giorni in relazione al "caso Navalny", fra le partite strategiche per l'approvigionamento di gas. In Siria si rilancia un progetto sospeso nel 2012, prima della guerra...

Le tensioni fra Paesi di questi giorni passano dai canali dalle informazioni, ma anche dai tubi che portano il gas. Sulla scia del caso Navalny si è riaccesa la disputa attorno al Nord Stream 2, il gasdotto in via di completamento sotto il Mar Baltico che dovrebbe portare il gas russo dalla Russia alla Germania. Gli Stati Uniti, seguiti dalla maggioranza dei Paesi europei, chiedono che l’opera venga bloccata in rappresaglia verso il Cremlino. A difenderne il completamento vi è la Germania. Negli scorsi giorni è sceso in campo anche il presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier, che ha sostenuto che il gasdotto va completato anche per ragioni di debito storico della Germania verso la Russia, allora Unione Sovietica, per i morti della Seconda guerra mondiale (suscitando le ire dell’Ucraina, che con il completamento del Nord Stream 2, potrebbe perdere fino a 1,5 miliardi di euro l’anno di pedaggi sul gas russo che attualmente transita attraverso i tubi sul suo territorio).

Quello del Mar Baltico non è però l’unico dei diversi gasdotti, con importanti implicazioni geopolitiche, che dovrebbero portare il gas in Europa. E non è l'unico su cui negli ulitmi giorni emergono novità. C'è il gasdotto Iran-Iraq-Siria, che sembrava, dati gli avvenimenti degli ultimi anni in Iraq e Siria, e le sanzioni all’Iran, arenato. Negli ultimi giorni però, come spiega un articolo apparso  sulla versione italiana del sito Sputniknews (vedi qui), il Ministro siriano dell’Elettricità Ghassan al-Zamil è tornato a parlare del progetto, lasciando intendere che la sua realizzazione è in programma. Nello specifico Zamil ha parlato del fabbisogno energetico del Paese, pari a 5’000 megawatt a fronte degli attuali 2’700, che potrà essere soddisfatto quando il progetto verrà realizzato. Il progetto era stato sottoscritto nel 2012 dai ministri del petrolio dei tre Paesi e avrebbe dovuto portare il gas iraniano attraverso i tre Paesi fino alla costa libanese del Mediterraneo e da lì anche in Europa. Gli Stati Uniti sostenevano invece un altro progetto, il Qatar-Turkey Pipeline, che avrebbe dovuto portare il gas del Quatar attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania e la Siria fino alla Turchia (e da qui anche in Europa attraverso il gasdotto TAP). Proprio in quell’anno poi in Siria iniziò la guerra civile (e c’è chi ascrive le cause e l’intervento militare proprio alla partita dei gasdotti) e il progetto venne messo in “naftalina”. Ora si dovrà vedere se invece il progetto andrà avanti e quali reazioni potrà avere sul piano geopolitico.