Dove un socialista fa la differenza?

Dove un socialista fa la differenza?

Marzo 30, 2019 - 15:49
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In vista del voto del 7 aprile molti sono stati gli appelli al "salvataggio" del seggio Ps (che ora fa l'unanimità). Nel concreto, cos'è questa differenza?

Di appelli al salvataggio del proprio seggio in Governo il Partito socialista ne ha lanciati molti in queste ultime settimane di campagna elettorale. Se l'importanza della presenza socialista in Consiglio di Stato ha ricevuto, come noto, anche autorevoli apprezzamenti da fuori casa socialista, all'interno del partito guidato da Igor Righini la "difesa del seggio" fa l'unanimità. Cosa che si potrebbe dare per scontata, se non fosse che in passato pareri discostanti sulla necessita e l'opportunità per i socialisti di stare nella "stanza dei bottoni" erano emersi. Il vicepresidente Ps Fabrizio Sirica, oggi in lista per il Consiglio di Stato, due anni or sono, era fine dicembre 2015, in un articolo pubblicato su "la Regione" (vedi qui), auspicava un Ps di opposizione, fuori dal Governo. Ora anche la linea "battagliera" del Ps rappresentata da Sirica, non ha dubbi, "un socialista fa la differenza", per parafrasare lo slogan del ministro Bertoli.
Un socialista nell'Esecutivo è dunque importante, concordano i socialisti, ma perché? Sicuramente il fatto che vi siano da quasi cento anni non è un motivo sufficiente per "fare la differenza". Nel concreto dove si vede questa differenza, visto che, nei tempi molto concitati per il Ps Ticino del referendum sul "pacchetto fiscale", il timore dei "duri e puri" era che lo scranno socialista in Governo si traducesse nel "secondo seggio Plr" (nel senso che non si vede alcuna differenza)?
Insomma, dov'è che un socialista fa la differenza in Governo? In quel di Lugano, dove la locale sezione socialista teneva oggi un'aperitivo in Piazza Dante, ci ha risposto il presidente socialista Igor Righini. "Manuele Bertoli è stato l'unico che si è smarcato sul salario minimo. Dopo la conferenza cantonale che abbiamo tenuto sul tema sia il sottoscritto, come pure il capogruppo Ivo Durisch e il consigliere di Stato Bertoli, hanno dato delle chiare indicazioni sul salario minimo che vogliamo, ovvero quello di 20 franchi l'ora, sulla base anche della decisione del Tribunale federale nel caso di Neuchâtel". Una "smarcatura" che però rischia di rimanere tale, visto che il Ps non dispone di una maggioranza in Governo. "Portiamo sul tavolo delle trattative una sensibilità", ci dice Righini, che, nonostante sia una minoranza in Governo "può corrispondere ad una maggioranza nella popolazione. È una voce che può fare la differenza: anche la persona di destra, o liberale, ci ascolta e così si riesce ad influenzare le decisioni”. Oppure, aggiunge Righini, il caso dello sciopero della Navigazione a Locarno nell'estate 2018, caduto sotto la presidenza del Governo di Bertoli. "Il consigliere di Stato si è recato a Locarno, ha discusso con i sindacati e con le maestranze, malgrado Norman Gobbi avesse appena dichiarato che 'scioperare non è una cosa da svizzeri'. Scioperare quando serve va bene: a mali estremi estremi rimedi. A dimostrarlo ci sono anche le Officine. Da buon uomo di Stato Bertoli si è recato a cercare delle soluzioni a Locarno, Gobbi (fosse stato presidente, ndr) probabilmente non l’avrebbe fatto”. 
Un socialista fa la differenza anche secondo la granconsigliera Ps Tatiana Lurati Grassi nei temi legati al mondo del lavoro: "sul salario minimo, ma anche sulla riforma fisco-sociale. Se non fosse stato il nostro consigliere di Stato sarebbe stata una riforma di gran lunga peggiore", ci dichiara Lurati Grassi. 
"Vi sono molti piccoli aspetti, in cui si riesce a frenare o reindirizzare un Governo a maggioranza di destra", ci dice il granconsigliere e presidente della sezione di Lugano Raoul Ghisletta. "Non sono cose eclatanti, visto che è stata una legislatura piuttosto povera di progettualità. Speriamo che la prossima sia più concreta". Quali i temi dunque? "La scuola", ci dice Ghisletta. "In questa legislatura il Governo e poi il Parlamento hanno dato il via libera ad un progetto di rafforzamento della scuola dell'obbligo". "Scuola che verrà" poi bocciata in votazione popolare. "Dovremo trovare delle misure che possano superare l'opposizione di chi non vuole rafforzare l'inclusione nella scuola dell'obbligo". Secondo Ghisletta si possono ancora portare a casa delle "misure concrete, senza costruire chissà quale cappello ideologico", come la "riduzione del numero di allievi per classe, l'aumento dei docenti d'appoggio per le scuole comunali, l'insegnamento a classi dimezzate, corsi di recupero e rafforzare l'orientamento scolastico professionale".