E andate chissà dove, per non pagar le tasse….i campioni tornano in Serie A

E andate chissà dove, per non pagar le tasse….i campioni tornano in Serie A

Agosto 24, 2019 - 16:15
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Questo calciomercato sta mettendo in luce un dato piuttosto chiaro: la Serie A italiana ha ricominciato ad attrarre grandi giocatori.
 
Infatti, sono numerosi i campioni che hanno deciso di lasciare i campionati in cui militavano, per approdare nella massima serie del Bel Paese. Dai grandi acquisti della Juventus (Ramsey, Rabiot e De Light), a quelli di Napoli (Lozano) e Inter (Godin, Lukaku e pure l’allenatore, Antonio Conte).
 
In questa calda estate di calciomercato, però, non sono soltanto i club più forti ad essere riusciti ad attrarre le stelle internazionali del pallone. Si pensi, infatti, che la Fiorentina è riuscita a mettere sotto contratto Frank Ribery, francese ex Bajern Monaco; mentre il Brescia ha riportato a casa Mario Balotelli, reduce dalle esperienze in Premier League e Ligue 1.
 
Ma com’è possibile che l’Italia sia tornata a essere così attrattiva, per i calciatori? In fine dei conti - negli ultimi anni - più che cercare la Serie A, i giocatori sembrava avessero deciso di lasciarla. Un fenomeno che aveva colpito anche gli sportivi che indossano la maglia azzurra: da Jorginho a Zappacosta (ora acquistato dalla Roma), da Verratti a Darmian.
 
Il livello del calcio italiano sta, forse, pian piano risalendo, anche se l’esclusione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, simboleggia un perdita di importanza del pallone azzurro, a livello internazionale. Il motivo principale del ritorno dell’attrattività della Serie A, forse, va cercato da qualche altra parte: il Decreto Crescita, del Governo Conte.
 
La misura voluta dal governo italiano, ora in piena crisi, prevede (tra gli altri provvedimenti) delle agevolazioni fiscali, volte ad attrarre il capitale umano, in Italia. Per quel che concerne la Serie A, vi è la costituzione di un regime fiscale particolare, per gli sportivi professionisti, a partire dal periodo fiscale 2020. Come spiegato da Calcio e Finanza, “con l’accesso al regime fiscale di favore, i redditi prodotti dagli sportivi professionisti concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare”.
 
Facciamo un esempio concreto, prendendo il caso di un calciatore precedentemente citato: Ribery. Il caso è particolarmente interessante, perché quello di Ribery è uno dei nomi più importanti – tra quelli sbarcati in Italia – e perché la squadra che lo ha comprato, la Fiorentina, non è né tra le più titolate, né disputerà coppe europee.
 
Ribery, trasferitosi a Firenze a parametro zero, ha firmato un contratto biennale che – stando alla stampa specializzata italiana – prevede un guadagno, per il giocatore, di 4 milioni di euro netti, a stagione. Lo stipendio lordo del francese sarà di 6,08 milioni di euro il primo anno e di 5,08 milioni di euro il secondo anno (dati pubblicati da Calcio e Finanza). Grazie ai nuovi incentivi fiscali, quindi, la Fiorentina potrà risparmiare 2,84 milioni di euro in due anni, rispetto al regime fiscale precedentemente applicato.
 
In base a quanto scritto fino ad ora, dovremmo pensare che – grazie agli sgravi fiscali – la Serie A stia tornando ad essere tra i campionati di calcio più appassionanti del mondo. Qualcuno, però, potrebbe obiettare, dicendo che Cristiano Ronaldo – acquistato dalla Juventus l’estate scorsa – sia arrivato in Italia prima del nuovo regime fiscale. Gli sgravi, per chi dovesse obiettare in questo modo, non peserebbero così tanto.
 
Non bisogna dimenticarsi che CR7, però, è sì giunto in Italia prima del Decreto Crescita, ma ha abbandonato la Spagna e il suo calcio – probabilmente – anche per ragioni fiscali, considerando i suoi problemi con lo stato spagnolo.
 
Quindi, la questione fiscale nel mondo del calcio, ha un certo peso. Secondo chi scrive, però, sarebbe meglio che i tifosi non si facessero troppe illusioni: la Serie A non tornerà ad essere il campionato più bello del mondo, cercando di attrarre i grandi nomi, unicamente facendo leva sulla questione fiscale.
 
Nell’industria del calcio, così come in qualsiasi altro settore economico, le condizioni quadro dovrebbero avere un peso anche maggiore, rispetto alla pressione fiscale. Nel caso specifico del calcio italiano, ad esempio, esistono ancora strutture al limite del fatiscente, come molti stadi, sia al Nord sia al Sud; e una federazione calcistica incancrenita su figure che – apparentemente – sono ancora legate alla partitocrazia della Democrazia Cristiana.
 
Attrarre il grande giocatore solamente con la promessa di farlo risparmiare, è un po’ come se – in Ticino – cercassimo di diventare un polo internazionale del settore della moda, lavorando sugli sgravi fiscali.