E ora ai dirigenti Swisscom si tagliano i bonus? Attendiamo fiduciosi il lavoro della Magistratura

E ora ai dirigenti Swisscom si tagliano i bonus? Attendiamo fiduciosi il lavoro della Magistratura

Febbraio 14, 2020 - 21:09
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"Grane" in vista per Swisscom, con l'Ufficio federale delle comunicazioni che vuole far luce sulle panne dei numeri d'emergenza. A Lugano non solo i politici frequentano gli apertivi, ma anche alcuni "noti imprenditori". 

C'è chi è contro ai bonus milionari per i manager. C'è poi chi è contro ai bonus milionari per i manager incompetenti. La Swisscom, sempre solerte ad aggiungere "malus" (venti franchi "a botta"!) ai clienti che pagano in ritardo le bollette telefoniche, quali malus applicherà a una dirigenza che non è riuscita ad evitare il ripetersi nell'arco di meno di un mese di due collassi della linea che hanno bloccato anche i numeri di emergenza (la cui funzionalità, come fatto notare mercoledì dall'Ufficio federale delle comunicazioni, Swisscom è tenuta per legge a garantire)?
 
 
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A sinistra qualcuno vorrebbe il ritorno alle ex regie federali, perché "quando c'erano loro i treni arrivavano in orario". In realtà oggi possiamo supporre con un certo grado di certezza che scandali come quello delle sovvenzioni indebite ricevute da Autopostale (oltre 200 milioni di franchi, più quelli caduti in “prescrizione"), se l'azienda fosse ancora un’ex regia federale, semplicemente non sarebbero mai venuti alla luce, perdendosi nel "calderone" delle finanze federali (visto che l'aver "aziendalizzato" la Posta permette un'analisi dei suoi conti molto più specifica).
 
Inoltre in Svizzera, nonostante alcuni parlino di "privatizzazione", a differenza dei Paesi a noi vicini (vedi Francia, Italia, Germania, ...), telecomunicazioni e Posta sono rimaste di proprietà pubblica, come le ferrovie (infatti la Confederazione detiene più del 50% delle azioni di Swisscom, mentre per Posta e FFS addirittura la totalità delle azioni).
 
Certo è che disservizi come quello di martedì sicuramente regalano frecce nell'arco dei "nostalgici" delle regie federali.
 
 
 
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Martedì abbiamo riportato del "ritorno alla vita pubblica" del già consigliere comunale di Lugano Davide Enderlin, presente, insieme a molti altri luganesi, ai "festeggiamenti" per i deputati federali di Lugano Lorenzo Quadri e Marco Chiesa. 
 
Recentemente più che per questioni politiche di lui si è parlato e scritto per l'annullamento del processo relativo allo "scandalo Carige", che lo aveva assolto in Italia. Processo da rifare, ha detto la Corte di Cassazione della vicina Penisola. 
 
In Italia il processo è da rifare. In Ticino un processo non c'è mai stato. Nel decennio scorso però anche la Procura ticinese aprì un'inchiesta su di lui. Che fine ha fatto l'incarto? Se è stato archiviato non ce ne siamo accorti. 
 
 
 
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A proposito di incarti, martedì all'aperitivo a Palazzo Civico era presente anche il "noto imprenditore luganese" della "spiaggetta" di Caprino (anzi, per essere precisi, il sedime su cui è apparsa la famosa "spiaggetta", oggetto anche di un'interpellanza del consigliere comunale Demis Fumasoli e di un'interrogazione di alcuni consiglieri comunali liberali, è del figlio). Su quella vicenda pure il Ministero pubblico ha aperto questo gennaio (dopo che il caso era "esploso" grazie a un servizio di "Falò" risalente a settembre scorso) un incarto, stando a quanto riportato dai media.
 
Attendiamo fiduciosi che la magistratura faccia il suo lavoro.