Emergenza sì, ma non tutto si giustifica

Emergenza sì, ma non tutto si giustifica

Marzo 29, 2020 - 18:37
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Sarà il nostro approccio al coronavirus a cambiere la nostra società e non il virus in sé? In Europa è scontro sulla "solidarietà".

Certo, il coronavirus è un’emergenza grave. Non va banalizzata, non è una banale influenza, ma non è nemmeno l’apocalisse o la fine della civiltà, o della civiltà come l’hanno conosciuta le nostre generazioni. O meglio, se lo sarà non sarà per motivi sanitari, ma per le conseguenze sociali, politiche ed economiche che gli faranno seguito. Conseguenze che in una certa misura siamo in grado di determinare, trattandosi di fatti prettamente umani (e non naturali, nel senso delle per ora inevitabili e drammatiche ripercussioni biologiche che il microrganismo Sars-Cov-2 ha sul corpo di alcuni, per ora fortunatamente una netta minoranza).

Noi, che ogni tanto ci ricordiamo del celebre adagio attribuito ad Andreotti, abbiamo il presentimento che nella “foga” di contrastare l’epidemia inizieranno a spuntare idee che nulla o poco hanno a che fare con l’affrontare e contrastare la diffusione dell’attuale pandemia.

Si sa, in tempo di crisi, di emergenza o di guerra, divisioni e scontri politici interni possono minare la capacità di affrontare la situazione. Detto ciò la critica è per definizione ciò che permette di giudicare e separare le soluzioni buone da quelle meno buone. Se la polemica sterile e fine a sé stessa sicuramente in questa fase è bene che vada evitata (in realtà andrebbe evitata sempre, ma sta a chi critica decidere in base alle sue convinzioni, per poi semmai essere a sua volta criticato), non ci pare neanche il caso di abusare del clima di “unità contro il coronavirus” per far passare qualsiasi desiderata fino ad ora taciuto perché in situazioni normali avrebbe ricevuto una sonora smentita.

 

 

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Nell’Ue è scontro sui “coronabond”, lo strumento che dovrebbe dare una base comune all’Unione per intervenire con misure finanziare per arginare la crisi del coronavirus.  A chiederli a gran voce è ora l’Italia. Quella degli “eurobond”, titoli di Stato europei, non è però una novità. Come non è una novità che i Paesi “messi meglio” dal punto di vista economico, capeggiati dalla Germania, la vedano come fumo negli occhi (in effetti non si capisce bene come i politici tedeschi possano riuscire a spiegare all’opinione pubblica che devono pagare, o perlomeno garantire, per gli italiani, gli spagnoli o i francesi). Ma chissà che il coronavirus non possa riuscire a far nascere uno spirito più solidale fra i Paesi?

 

 

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Ieri al porto calabrese di Gioia Tauro la Guardia di Finanza italiana ha requisito 19 tonnellate di materiale sanitario proveniente dalla Cina per darlo alla Protezione civile italiana. Speriamo che il materiale non fosse anche destinato a qualche Paese del Nord Europa…

 

 

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L’Mps ha giustamente criticato l’uscita del presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, che ai microfoni della Rsi ha avanzato l’ipotesi (che sarebbe allo studio con l’ausilio di giuristi) che il Consiglio di Stato possa iniziare con l’erogazione di alcuni crediti basandosi su un consenso unanime della Commissione della Gestione e dell’Ufficio presidenziale, e non del plenum del Gran Consiglio (ovvero i 90 Parlamentari) come richiede la legge.

Siamo stati i primi a sottolineare l’opportunità di rinviare le elezioni comunali e siamo dell’opinione che anche la votazione del 26 aprile sull’aeroporto vada rinviata. Ma si tratta appunto di un rinvio, proprio per permettere di svolgere il processo democratico al meglio, in un periodo più consono. Qui invece si parlerebbe di un’elusione tout court di quanto previsto dal processo democratico (anche se in seguito il plenum votasse, che valore avrebbe visto che i crediti probabilmente sarebbero già spesi?). È un po’  come se il Consiglio di Stato avesse detto: “le elezioni di quest’anno si aboliscono, i partiti si metteranno d’accordo (in videoconferenza, ovviamente) su chi saranno i nuovi municipali e consiglieri comunali” (per la cronaca: se in qualche comune ci fosse il consenso di tutte le liste, è ancora possibile farlo, visto che stando al decreto del Governo sull’annullamento delle elezioni è ancora ammesso “in via eccezionale il ritiro di proposte di lista e di candidatura per consentire l’elezione tacita”).

Per tornare all’ipotesi di approvare crediti con il solo consenso di commissione della Gestione e Ufficio presidenziale (probabilmente con l’impossibilità di indire referendum), per tanto così, perché non diciamo chiaramente: “il nostro modello di democrazia non è adatto in tempo d’emergenza”?

 

 

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Due giorni or sono il Consiglio federale comunicava di aver “accolto la proposta della Banca nazionale svizzera di sopprimere, con effetto immediato, il cuscinetto anticiclico di capitale”, cuscinetto che “obbliga le banche a detenere fondi propri supplementari a copertura dei crediti ipotecari per gli immobili d’abitazione”. Ciò perché "con la recessione incombente, dovrebbero attenuarsi anche le tendenze di surriscaldamento del mercato ipotecario e immobiliare svizzero”. Una misura che si inserisce nel solco del pacchetto di misure adottate dal Consiglio federale per fornire liquidità nel periodo di crisi e che “amplia il margine di manovra delle banche nella concessione di crediti”. Sarà, ma non era meglio aspettare l’effettivo attenuamento delle tendenze al surriscaldamento di cui sopra? Il “margine di manovra” sarà effettivamente impiegato in sostegno all’economia? Staremo a vedere.

 

Franniga