"Emergenza terziario: introdurre l’obbligo di risiedere in Ticino"

"Emergenza terziario: introdurre l’obbligo di risiedere in Ticino"

Aprile 07, 2021 - 14:42
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Riceviamo e pubblichiamo. Mozione della granconsigliera della Lega dei Ticinesi Sabrina Aldi. 

Oltre all'emergenza Covid-19, in Ticino permane l'emergenza occupazionale, già presente prima della pandemia ma che rischierà di essere ancora più "violenta" e mietere più "vittime" nel periodo post pandemico.

L'ufficio federale di statistica dopo aver pubblicato una perdita di 10 mila posti di lavoro in Ticino (su 23 mila a livello federale) ha corretto i dati a “soli” 4 mila posti di lavoro su 17 mila impieghi persi su scala nazionale, ovvero il 23.5% dei posti di lavoro persi complessivamente, nonostante il Ticino abbia più o meno il 4% della popolazione della Svizzera!

Detto altrimenti, ben un posto di lavoro su quattro è stato perso in Ticino.

Non solo. A preoccupare nel nostro Cantone è soprattutto il terziario. Infatti, dei 3500 impieghi persi a livello nazionale nel terziario, il nostro Cantone ne ha persi ben 3100, la stragrande maggioranza!

Questi dati dimostrano che, nel nostro Cantone più che altrove, c'è un terziario che soffre e che abbiamo una vera e propria emergenza. Non è poi possibile sottacere che ben 2900 posti di lavoro sono stati persi dalle donne, che oltre ad essere meno pagate, sono quindi anche le prime ad essere licenziate.

Già nel mese di aprile 2020, la Lega dei ticinesi ha chiesto un blocco del rilascio di nuovi permessi G proprio in vista della crisi occupazione già in essere ma che si sarebbe aggravata con la pandemia. Già allora si poneva l’accento sull’eccessiva dipendenza dalla manodopera estera e sulla pressione da sud. Mozione, purtroppo, non ancora evasa. Si ribadisce quindi la richiesta di bloccare il rilascio di nuovi permessi G.

Per quanto riguarda invece il settore pubblico e parapubblico, è fondamentale che venga applicata in maniera rigorosa la preferenza indigena e che non vengano più rilasciati nuovi jnmpermessi G. Qualora non si riuscisse a reperire sul nostro territorio mano d'opera qualificata e fosse necessario assumere personale frontaliero, con la presente mozione si chiede che venga introdotto l’obbligo di trasferirsi in Ticino entro 2 anni dall'assunzione. Questa imposizione andrebbe applicata oltre al settore pubblico cantonale, al settore sanitario (pubblico e non siccome finanziato dal meccanismo Lamal), alla SUPSI, ma anche alle aziende partecipate e, più in generale, a tutti quei settori finanziati dal pubblico o che ricevono aiuti pubblici.

In una crisi occupazionale senza precedenti, che tocca in maniera importante il terziario, è necessario avere il coraggio di prendere decisioni forti a tutela della nostra popolazione e dei nostri cittadini. Questa pandemia ha modificato gli assetti a livello mondiale e la libera circolazione è stata ripetutamente sospesa dalle altre nazioni per tutelare la salute. Ora, si tratta di fare la stessa cosa per salvare il nostro mercato del lavoro. Una misura come questa potrebbe rilanciare il mercato del lavoro, i consumi interni e risolvere il gravoso problema dello sfitto, ma sarebbe soprattutto una misura di equità per la popolazione ticinese.

In conclusione si ribadisce la richiesta di attuare un blocco sul rilascio di nuovi permessi G. Qualora non fosse possibile reperire manodopera indigena, per il settore pubblico e parapubblico, e più in genere per tutti quei settori che ricevono finanziamenti pubblici, si chiede che venga introdotto l’obbligo di spostare il proprio domicilio in Ticino entro 2 anni dall’assunzione.

 

Sabrina Aldi per il gruppo della Lega dei ticinesi