"Figure di palta" per i democratici. Nuove "grane" per la (fu) BSI?

"Figure di palta" per i democratici. Nuove "grane" per la (fu) BSI?

Febbraio 04, 2020 - 19:02
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I democratici negli Stati Uniti iniziano le primarie nel peggire dei modi. Alcune dipendenze preoccupano, altre meno. 

C’era molta attesa ieri, per l’inizio delle primarie democratiche negli Stati Uniti. Si votava nello Iowa, il primo stato Usa in cui iniziava il processo di selezione del candidato che sfiderà Donald Trump per i democratici. 
C’era molta attesa e si continua ad attendere. Infatti ai “caucus” (lo Iowa è uno di quelli Stati Usa dove non si vota con delle schede nelle primarie, ma con delle specie di assemblee, oltre 1’600 per altrettante circoscrizioni) qualcosa è andato storto e il sistema informatico che avrebbe dovuto “contabilizzarene” l’esito è andato in tilt. I responsabili delle singole assemblee avevano a disposizione quale ripiego il buon vecchio telefono per comunicare l’esito del loro “caucus”, ma a quanto apre dall’altra aperta della linea non c’era nessuno. 
 
Il partito democratico ha aperto le primarie con una bella “figura di palta”. Non proprio un bel segnale agli elettori, per chi si propone di riuscire a battere Donald Trump alle presidenziali del prossimo autunno…
 
 
 
 
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Nonostante non esista più le “grane” per BSI non sembrano ancora finite (e pra passano a EFG, che ha rilevato quella che era la banca più antica del Ticino). Come noto la BSI è stata sciolta dalla Finma dopo il suo coinvolgimento nello scandalo del fondo sovrano malese 1MDB. Si è appreso oggi dal stampa che è giunta una richiesta da parte delle autorità italiane di informazioni su clienti residenti in Italia che avevano conti non dichiarati presso la banca fra 2015-2016. Un altro dei “lasciti” della coppia Alfredo Gysi-Gianni Aprile, sotto la cui guida la banca si avventurò nella “promettente” impresa maltese? 
 
 
 
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L’associazione “Dipendenze Svizzera” oggi ha inviato ai media un comunicato in cui segnala allarmata la proliferazione di prodotti contenenti sostanze psicoattive come tabacco e cannabis e il relativo marketing pubblicitario. Fra i prodotti nel mirino vi sono le sigarette elettroniche, gomme da masticare alla nicotina, birra e oli derivati dalla cannabis legale. 
Invece per il consumo di altre “droghe” legali, come i farmaci oppiacei (il cui utilizzo è in aumento), la Svizzera non avrebbe particolari problemi, perché vi sarebbe un controllo più severo e limitate possibilità di marketing. Due pesi e due misure? Nicotina e cannabis legale fanno meno male degli psicofarmaci?