Filippo Contarini. Se il clima fosse una banca, lo avremmo già salvato

Filippo Contarini. Se il clima fosse una banca, lo avremmo già salvato

Gennaio 20, 2020 - 18:14
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"Se il clima fosse una banca, lo avremmo già salvato", si legge spesso sui cartelloni dei giovani che manifestano ogni venerdì. E non hanno tutti i torti. 
 
Un po’ di storia. Nel 2008, quando ci fu la crisi finanziaria, l'UBS cominciò a perdere di valore, rischiando il fallimento. Ricordo l'ambiente che ancora valeva in quegli anni, che poi piano piano ha cominciato a sgretolarsi: per fare l'alto manager in banca dovevi essere un graduato dell'esercito, valeva il mantra intoccabile del segreto bancario, il presidente dell'associazione dei banchieri diceva in televisione che evadere le tasse era giusto se erano troppo alte (e, chiaramente, decideva lui quando erano troppo alte). Un sistema omertoso aveva reso possibile il riciclaggio di denaro internazionale da clienti mafiosi, per non parlare della complicità con i peggiori fenomeni di apartheid.
 
La crisi del 2008, dicevo. L’ideologia lib-lab aveva infarcito di azioni UBS tutto il popolo svizzero, dovevamo comprare azioni UBS, così stabili, dicevano. Mentre la banca cercava di diventare l’istituto finanziario più grande del mondo, veniva spalmata sulla società una forma di religione che va ben oltre la capacità di fare analisi e di fare buona banca. Non i prestiti oculati e gli investimenti – anche rischiosi – con cognizione di causa. No: avidità e fighettismo, e l’asino svizzero da far marciare con bastone e carota. Risultato dell’operazione è che dal 2006 in due anni le azioni persero l’80% del loro valore e in Svizzera nessuno si lamentò. Si chiama esproprio, ma tutti giù a testa bassa. I valori dei conti degli Svizzeri vengono di fatto dimezzati nonostante le grandi promesse fatte dai liberali e dai liberisti coi loro amici leghisti, sempre pronti a dire sì alle banche.
 
Il 15 settembre 2008 la Lehmann Brothers fallisce, il 20 settembre 2008 il Consigliere federale Merz viene informato sulla situazione della banca, talmente grave che gli viene un infarto.  Giovedì 16 ottobre 2008 il Consiglio federale informa sulle misure intraprese. Mamma Stato interviene perché i bambini liberal-liberisti – as usual – hanno bruciato la casa pur di farsi i cazzi loro. La Banca Nazionale tira fuori dal portafoglio 60 Miliardi (“scusa, che ce l’hai 60 miliardi”, mi sembra di risentire la voce del Pietro in stazione a Lugano), il Consiglio federale compra azioni UBS per 6 Miliardi di franchi.
 
Nella sua comunicazione il Consiglio federale spiega che “la base giuridica per la misura intesa a potenziare la base dei fondi propri è costituita da un'ordinanza retta dagli articoli 184 capoverso 3 e 185 capoverso 3 della Costituzione federale.” L’articolo 185 della Cost. è interessante, si chiama “Art. 185 Sicurezza esterna e interna”, per gli amici si chiama semplicemente diritto di guerra, o Stato d’eccezione. 
 
Il capoverso 3 dice: “Fondandosi direttamente sul presente articolo, [il Consiglio federale] può emanare ordinanze e decisioni per far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna. La validità di tali ordinanze dev’essere limitata nel tempo”.
 
Ora, un giudice in questi giorni ha permesso a dei ragazzini di fare un teatrino inscenando Roger Federer dentro il Credit Suisse. Non ho ancora ottenuto la sentenza di assoluzione, devo quindi leggere ancora esattamente quanto essa sia basata sul diritto di emergenza, come è stato per ora annunciato dai giornali. Il professor Niggli nega però che i giudici abbiano il diritto di rifarsi al diritto d’emergenza. Devo dire: capisco che il professor Niggli schiuma quando sente che gli amichetti banchieri sono obbligati a tollerare il teatro dei ragazzi. ‘O sistema ta’ncatena, dicevano i 99 Posse. Quando sei dentro il sistema, vedere i giudici che pensano dà fastidio.
 
Ma forse Niggli dovrebbe ricordarsi che quando c’era da “parare il culo”, detto in buon francese, a chi ci ha dissanguato, qua in Svizzera hanno usato il diritto di guerra, il diritto di eccezione. Di nuovo: se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato. Sarebbe interessante andare a vedere cosa diceva Niggli nel 2008, non anticipo nulla perché non lo so. So però che un professore di diritto dovrebbe guardare all’equità, comparare ciò che va comparato, non invece fare il tifo. 
 
I giuristi si buttino sui libri invece di sparare sentenze preconfezionate. Perché i primi che hanno fatto maciullare il nostro Stato di diritto sono stati i banchieri con le loro Hall di banche che semprano templi imperiali, sono stati i loro ricchi finanziatori e i loro politici amici, leghisti, pipidini, liberali, liberisti. Non certo i giudici di Renens, che semplicemente pensano. Ricordiamocelo.
 
 
 
Filippo Contarini, ricercatore, Lucerna