Financial Times. La 'ndrangheta si è data alla "finanza creativa": titoli per un miliardo legati alla sanità

Financial Times. La 'ndrangheta si è data alla "finanza creativa": titoli per un miliardo legati alla sanità

Luglio 13, 2020 - 14:06
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Il Financial Times spiega come le cosche calabresi abbiano venduto tramite società attive nella sanità a loro legate titoli a importanti banche e fondi pensione. 

Le famiglie della ‘ndrangheta calabrese negli ultimi decenni hanno fatto un salto di qualità nella gestione degli affari criminali. Il Financial Times ha rivelato che addirittura banche e fondi avrebbero acquistato titoli provenienti da società controllate dalle ’ndrine calabresi, per un miliardo di euro. “Centinaia di milioni di euro di queste obbligazioni, molte contenenti fatture dubbie firmate da parti del sistema sanitario successivamente scoperte come infiltrate dalla criminalità organizzata, sono state vendute a investitori internazionali” ha spiegato Miles Johnson, il giornalista autore dell’articolo sul Financial Times. A finanziare i dividendi di questi titoli sarebbero state anche alcune società rivelatesi legate alla criminalità organizzata, attive nella fornitura di servizi alla sanità pubblica italiana. Di fatto il contenuto dei titoli, un po’ come avvenuto con la vicenda dei mutui subprime, sarebbero state le fatture emesse da queste società, cartolalizzate e trasformate in obbligazioni. I ritardi nei pagamenti avrebbero garantito importanti e vantaggiosi interessi.

Il sito italiano Linkiesta ha ripreso l’articolo pubblicato dal Financial Times, e indica come la  banca d’investimento di Ginevra CFE “ha dato vita alcuni anni fa a una cosiddetta società veicolo che tra il 2015 e il 2019 ha emesso e collocato titoli obbligazionari con rendimenti particolarmente appetibili. I dividendi di questi titoli erano finanziati grazie ai proventi di diverse società, alcune delle quali si sono poi rivelate legate alla criminalità organizzata calabrese. In particolare società che fornivano servizi alle sanità pubblica”. La stessa CFE afferma a Linkiesta che “i crediti oggetto di attenzione da parte dell’articolo rappresentano una porzione minima e non significativa del complessivo portafoglio ceduto a Chiron SPV e, più in generale, del totale dei crediti associati al Sistema Sanitario Nazionale, oggetto di cartolarizzazioni rispetto alle quali CFE ha agito in qualità di arranger”. Oltre a banche, fondi pensione, investitori istituzionali e non ad acquistare questi bond vi sarebbe stato poi anche in piccola parte Banca Generali, che, spiega Linkiesta, “è stata assistita nell’operazione da Ernst & Young (già nell’occhio del ciclone per la mancata vigilanza sui conti della tedesca Wirecard). Banca Generali si dice totalmente all’oscuro della natura dei bond, si considera parte lesa e si dichiara pronta a collaborare”.