Franco Celio. Plr 'vittima' dei troppi litigi? “Un certo confronto interno era positivo per il partito”

Franco Celio. Plr 'vittima' dei troppi litigi? “Un certo confronto interno era positivo per il partito”

Febbraio 18, 2020 - 06:00
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Franco Celio era ospite lo scorso giovedì a Lugano dell’associazione “Incontri liberali”, in cui ha presentato il suo ultimo libro, “20 anni in Gran Consiglio”. Nel suo libro (che verrà èresentato anche questa sera a Bellinzona) il già granconsigliere leventinese, presente nel Parlamento cantonale dal 1999 al 2019 fra le fila del Plr, ripercorre molti dei momenti salienti di questi ultimi 20 anni. 
Al termine della presentazione dello scorso giovedì lo abbiamo intervistato.

Franco Celio, lei è stato per 20 anni granconsigliere del Plr in rappresentanza della Leventina. Lei è la prima persona che da docente in attività ha seduto in Gran Consiglio?
Non esattamente. Ci sono stati alcuni altri precedenti che avevano fatto giurisprudenza. Uno era la signora Maddalena Ermotti-Lepori e l'altro era Claudia Bosia Volkmer. 
 
Ritiene sia ancora giustificata la norma che prevede che i dipendenti pubblici non possano sedere in Gran Consiglio?
A mio avviso non è per nulla giustificata, né oggi né in passato. I dipendenti che non ricoprono ruoli dirigenziali non interferiscono nelle decisioni del Governo. Un funzionario dirigente è in un certo senso partecipe delle decisioni dell'Esecutivo e qui sorgerebbe una contrapposizione fra i poteri, cosa che invece non vale per un semplice docente.
 
Come ha visto l'evoluzione nell'ultimo ventennio del Gran Consiglio ticinese?
Non direi che il Gran Consiglio è migliorato. All'inizio della mia presenza in Gran Consiglio c'erano personalità di un certo livello, che alla fine non c'erano più.
 
Come se lo spiega?
Credo che dipenda dal fatto che si insista sempre di più sull'incompatibilità della funzione. Ovvero, chi fa parte di un ente parastatale non può sedere in Gran Consiglio. Di conseguenza, siccome gli enti parastatali rendono di più della carica di granconsigliere, automaticamente chi ha la possibilità di entrare in uno di questi gremi non è disposto a rinunciarvi per il Gran Consiglio.
Mi sembra che sia poco giustificata questa ricerca continua di incompatibilità. Se qualcuno ha le capacità per entrare, ad esempio, nel Consiglio d'amministrazione dell'Azienda elettrica ticinese (Aet), quelle capacità le avrà anche il giorno dopo che è stato eletto in Gran Consiglio.
 
Negli ultimi anni si è messo l'accento sul potenziale conflitto di interessi che potrebbe sorgere fra alcune di queste cariche...
È la tendenza degli ultimi anni e non possiamo farci niente. Io continuo però a pensare che sia sbagliato. Così come penso che sia sbagliato il tentativo che è stato fatto di escludere i municipali o i consiglieri nazionali dal Gran Consiglio. 
 
Lei è un politico di lungo corso è ha vissuto la stagione in cui il Plr faceva risultati eccezionali, sopra il 30%, a volta vicino al 40%. Il 20 ottobre scorso alle ultime lezioni federali invece il Plr è arrivato intorno al 20%. Lei come spiega questo calo, che è avvenuto in più anni, ma che ora ha toccato un livello piuttosto preoccupante? Quali pensa possano essere le ricette per tornare a crescere?
Se conoscessi le ricette difficilmente potrei rispondere. Credo che la discesa sia dovuta alla maggior concorrenza e alla maggiore indipendenza dei cittadini. È raro che qualcuno voti ancora per tradizione, perché così votava suo padre o suo nonno, cosa che invece in passato era ancora abbastanza frequente.
 
Dunque il Plr non riesce ad allettare nuovi elettori?
Il Plr, come detto da Fulvio Pelli questa sera (giovedì, ndr), si trova in una situazione in cui è raramente uno dei due poli su cui si costruisce il dibattito politico. I poli sono oggi la destra e la sinistra, come abbiamo visto anche nell'elezione per il Consiglio degli Stati (con l'elezione dell'Udc Marco Chiesa e della socialista Marina Carobbio, ndr), e chi assume posizioni di centro "scompare". 
 
Una volta l'aveva il Plr al suo interno una sinistra e una destra, con un dibattito interno, che oggi giorno si è spostato verso altri partiti. Il "tagliare le ali" è stata la ricetta giusta per compattare il Plr?
Il fatto che realmente siano state “tagliate le ali” è opinabile. Comunque il continuo martellare contro i litigi è stato a mio avviso sbagliato. In fin dei conti la situazione non era così drammatica come si pensava. Anzi, credo che un certo confronto fra la sinistra e la destra interna fosse costruttivo per l'insieme del partito. 
 
A Lugano da parte della sezione Plr è stata presentata una lista abbastanza eterogenea e diversa dal passato. Crede sia la strada giusta per cercare di recuperare un dibattito e una dialettica interna?
Probabilmente sì. Non sono in grado di giudicare la lista presentata dal partito a Lugano, ma se è così, ovvero una lista diversificata anche per esperienze professionali e personali dei candidati, è probabilmente la soluzione giusta per avere il sostegno di una larga fetta della popolazione. 
 
Franco Celio, dopo aver lasciato il Gran Consiglio e aver ricoperto incarichi importanti anche all'esterno del partito (è fra i fondatori di "Incontro democratico"), a cosa vuole dedicarsi politicamente?
Oggi mi concentro su questioni più "terre à terre". Sono membro dell'Associazione per un territorio senza grandi predatori e membro del comitato dell'Unione dei proprietari di rustici e di stabili secondari.