Giù Le Mani dalle Officine: quale futuro?

Giù Le Mani dalle Officine: quale futuro?

Dicembre 06, 2019 - 13:00
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Mercoledì sera l'assemblea dell'associazione "Giù Le Mani dalle Officina” si è riunita per la prima volta dal voto del 19 di maggio, in cui è stata bocciata in votazione popolare l'iniziativa lanciata dopo lo sciopero del 2008.

Mercoledì sera l'associazione “Giù le mani dall’Officina” si riuniva in assemblea. Era la prima volta dalla votazione dello scorso 19 di maggio, in cui l’omonima iniziativa, che chiedeva la creazione di un polo tecnologico-industriale in ambito ferroviario,  lanciata dopo lo storico sciopero del 2008, è stata bocciata in votazione popolare (con il 65,3% di contrari e il 34,7% di favorevoli).
 
Come noto l'accordo trovato fra FFF, Città di Bellinzona e Consiglio di Stato prevede la dismissione dell'attuali Officine (per far posto a un progetto edilizio) e la creazione di una nuova Officina a Castione, con tuttavia all'incirca la metà dei posti di lavoro delle attuali Officine. 
 
Mercoledì sera alla Casa del Popolo di Bellinzona all'assemblea dell'associazione fondata nel 2010 si è parlato naturalmente anche della sconfitta dell'iniziativa, che ha rappresentato, nel corso degli ultimi anni, il "cavallo di battaglia" di Giù le mani dall'Officina. 
 
L'assemblea si è chinata dapprima sull'approvazione dei conti del 2018, in cui il grosso della spesa è rappresentato dai 47'000 franchi destinati al progetto di studio commissionato alla SUPSI sullo sciopero del 2008. Dopo l'approvazione dei conti il presidente di "Giù Le Mani", Gianni Frizzo, ha stilato un bilancio della votazione sull'iniziativa. Particolarmente "pesante" per gli iniziativisti è stato il risultato a Bellinzona, dove i contrari sono stati il 66%. Ma il presidente ha ripercorso anche la "rassegna stampa" dei giornali il giorno dopo la votazione del 19 maggio, che citavano, fra l'altro, le parole del ceo delle Ffs Andreas Meyer, relativi al piano industriale per il nuovo stabilimento di Castione: "I piani dettagliati verrano svelati in agosto". A dicembre ancora si aspetta, ha osservato Gianni Frizzo. "Nel frattempo l'unica cosa certa è la cancellazione di 250/300 posti di lavoro. Ora quanto succederà a Castione è totalmente nelle mani delle FFS, che decideranno anche in base a come andranno i ricorsi (relativi ai terreni in cui dovrebbe sorgere lo stabilimento). 
 
Ma il presidente dell'associazione "Giù le Mani dall'Officina" ha voluto anche togliersi qualche "sassolino dalla scarpa" relativo alle polemiche sorte durante la campagna in vista del voto. In merito all'utilizzo dei fondi dell'associazione per la campagna elettorale a favore dell'iniziativa (la questione era stata sollevata dal sindaco di Bellinzona Mario Branda, intervenuto all'assemblea dell'associazione lo scorso 15 marzo 2019, vedi qui, e poi oggetto di interpellanze e interventi in Consiglio comunale a Bellinzona), Frizzo ha detto che "è stato fatto un lavoro di diffamazione ai danni del comitato. Quando si agisce diffamando le persone è inaccettabile. Vi erano tutti gli argomenti in regola per agire come abbiamo agito". Sulla questione della presunta non rappresentatività dell'associazione rispetto agli operai delle Officine, sollevata anch’essa durante la campagna dai contrari all’iniziativa, Frizzo ha constatato che 4/5 dei dei membri di comitato di "Giù le mani" sono stati rieletti nella commissione del personale delle Officine. 
 
Ma "caduta" l'iniziativa ora l'associazione deve decidere cosa farà in futuro. Per il prossimo 16 di maggio 2020 è prevista un'assemblea, in cui è all’ordine del giorno anche il rinnovo delle cariche statutarie e, trascorsi 10 anni dalla fondazione dell'associazione, ha spiegato Frizzo, si potranno anche modificare negli statuti gli scopi dell’associazione. Va dunque aperta, secondo Frizzo, una discussione su quali obiettivi dovrà perseguire in futuro l’associazione. Per quanto riguarda il futuro delle Officine “Giù le mani” continua a seguirne gli sviluppi, come nel caso della problematica dell'amianto, emersa recentemente. Anche dalla sala, nell’assemblea di due giorni or sono, sono state sollevate alcune delle problematiche riguardanti gli stabilimenti, come il crescente numero di dipendenti internali. Dal canto suo Frizzo si è detto motivato a continuare a far sentire la propria voce sulle problematiche puntuali, ma, ha pure detto, “non chiedetemi di accompagnare il processo che porterà alla scomparsa di 250-300 posti di lavoro con il trasferimento delle attività a Castione, dopo che a questo processo noi ci siamo opposti”. 
 
 
A chiudere l'assemblea è stata invece la presentazione dei contenuti del libro “Qui erano tutti ferrovieri”, nato dallo studio commissionato alla Supsi. Ad esporlo in sala due delle autrici, Angelica Lepori ed Agnese Strozzega.