Giornale addio. Un'altra vittima del Coronavirus?

Giornale addio. Un'altra vittima del Coronavirus?

Marzo 27, 2020 - 07:10

I giornali cartacei vengono spesso dati per morti. Nonostante i molti funerali annunciati, esistono ancora. Riflettere su come possono evolvere, però, può essere utile, anche ascoltando le voci più catastrofiste. 

Con una riflessione pubblicata sul proprio profilo Linkedin, Marco Bardazzi - direttore della comunicazione esterna di Eni e con una lunga esperienza nei media, soprattutto al quotidiano La Stampa e all'agenzia ANSA - ha sollevato dei dubbi sulla futuribilità dei giornali, dopo la pandemia di Coronavirus.

Come riportato dall'edizione digitale del Corriere della Sera, Bardazzi ha sostenuto, innanzitutto, che "il sistema ha tenuto fino a quando i ricavi pubblicitari si sono spostati verso i colossi del web". In Italia "in dieci anni il fatturato è calato del 71,3 per cento", e la tendenza è la stessa in tutto il mondo. 

Sul testo di Bardazzi, inoltre, si legge che "con l'emergenza COVID - 19, il 49% delle aziende ha già dichiarato che ridurrà gli investimenti in pubblicità". Pur sempre trattandosi di un dato proveniente dall'Italia, si può ipotizzare che  anche in Svizzera si possa vivere un problema simile. Dopo tutto, anche in Svizzera (e soprattutto in Ticino) le richieste di lavoro ridotto sono esplose e sono già molte le richieste alle banche dei crediti garantiti dalla Confederazione. 

La soluzione al problema, forse, sta in quanto scritto da Alessandro Trocino sul Corriere della Sera: "i lettori sono bombardati di notizie, ma vogliono esperienze. Probabilmente, aggiungiamo, vogliono entrambe. Vogliono notizie qualificate, accurate, da fonti attendibili come i vecchi quotidiani della carta stampata, che fanno il debunking delle fake news della rete. Ma vogliono anche sentirsi parte di una community. Vogliono essere guidati ma anche partecipare".

Il giornalismo ticinese è pronto a soddisfare queste esigenze dei lettori?