Giovanni Berardi: "più donne in lista, ci vorrebbe una Doris Leuthard nostrana"

Giovanni Berardi: "più donne in lista, ci vorrebbe una Doris Leuthard nostrana"

Ottobre 29, 2018 - 16:40
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Giovanni Berardi, candidato due anni fa alla presidenza del Ppd, e ora attivo fra le altre cose a sostegno dell'iniziativa per le vacche con le corna, in votazione il prossimo 25 novembre. Sabato era a parlarne all'assemblea dei delegati dei Verdi svizzeri a Bellinzona. Lo abbiamo intervistato su questo tema e sulla lista per il Consiglio di Stato del Ppd.

Giovanni Berardi, lei era presente sabato all’assemblea dei delegati dei Verdi svizzeri, svoltasi a Bellinzona,  per intervenire a sostegno dell'Iniziativa per le vacche con le corna. Perché lei sostiene questa iniziativa?
L’iniziativa promuove e incentiva il mantenimento delle corna.  Le corna sono degli organi vivi e naturali presenti nelle mucche, che sulla spinta di una certa intensificazione dei metodi di produzione vengono tolte con degli interventi in tenera età. Questo porta ad avere una certa perdita anche nel patrimonio che abbiamo nelle di mucche. Oggi solo circa il 20% delle mucche in Svizzera hanno ancora le corna. Eppure questo organo è molto importante per la mucca, perché permette di regolare il calore, soprattutto quando è caldo, e permette anche uno scambio dei gas legati alla digestione e da ultimo permette alle mucche di grattarsi. Le corna dunque hanno delle precise funzioni. Mantenerle è un tipo di allevamento più vicino alle condizione naturale.

Nell’assemblea dei Verdi c'è una maggior sensibilità alla tematica che nel suo partito, il Ppd?
Oggi è stato relativamente facile difendere questa iniziativa. Cercherò di impegnarmi anche per portare la mia opinione in seno al Comitato cantonale Ppd.
L’iniziativa però a livello nazionale vede il Ppd contrario…
È una decisione in cui vi sono delle componenti per cui è difficile giudicare come mai si è arrivati a questa posizione.  Probabilmente uno dei fattori è che è facile chiedersi  come mai un simile oggetto debba finire nella costituzione. Questo probabilmente è stato il grosso motore che ha fatto propendere per il no. Va però detto che Armin Capaul, il promotore dell’iniziativa, ha provato veramente in tutti i modi, con delle petizioni, delle lettere, delle mozioni in Parlamento, a fare in modo che questo semplice argomento sia legiferato. Non c'è riuscito ed è stato quasi costretto dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann, che l'ha “sfidato” a lanciare un’iniziativa. Così è stato e sono state raccolte 120mila firme.  È sorto un certo sostegno e una certa simpatia attorno all’iniziativa: si contano circa 4‘000 interventi sulla stampa e sui media sul tema.

Cambiamo argomento. Lei due anni fa si candidò assieme ad altre cinque persone alla presidenza del Ppd. Poi il comitato cantonale di Sant'Antonino scelse Fiorenzo Dadò. Oggi il Ppd si trova in una situazione un po’ critica sull’elaborazione della lista per il Consiglio di Stato. Lei se fosse stato presidente avrebbe gestito diversamente questa fase così delicata?
È difficile dirlo. Vi sono stati degli sviluppi ben noti durante questo periodo della nuova presidenza. L'allestimento di una lista del Consiglio di Stato è anche un ambito privilegiato per sentire la base. La Commissione cerca immagino abbia sentito un gran numero di candidati, raccogliendo anche interessanti spunti su cosa fare.  Quello che avrei fatto di diverso è che avrei probabilmente puntato ad avere qualche donna in più in lista. Si poteva pensare per il prossimo governo magari una battaglia che potesse portare una ministra Ppd in Consiglio di Stato.

Che il Ppd non ho mai avuto…
Che il Ppd non ha mai avuto, ma potrebbe anche essere un punto di svolta per questo partito. Abbiamo visto come ha fatto bene Doris Leuthard a livello federale. Magari avremmo trovato la Doris Luthard nostrana.

Dalla lista che è apparsa sui media sembra esserci anche un problema di rappresentatività territoriale. Il Mendrisiotto e il Locarnese potrebbero essere poco rappresentati.  Secondo lei è ancora importante oggigiorno la rappresentatività territoriale per distretto?
La rappresentatività è importante secondo me nell’allestimento della lista per il Gran Consiglio, dove la popolazione si identifica anche nella regione di appartenenza. Per quanto riguarda il Consiglio di Stata secondo me, nell’attuale situazione, è molto più importante avere una competenza sui temi e una varietà di persone che possano affrontare tutte le grandi sfide che si prospettano. La questione territoriale viene a mio avviso quindi in secondo piano. Naturalmente è una modalità che va preparata, perché se gli elettori si aspettano di avere un candidato della propria regione e poi questo non c’è, può essere un problema.

Ritiene che personalità come Giovanni Jelmini o Fabio Bacchetta Cattori debbano essere in lista o andare verso un rinnovamento è la strada migliore?
Sulle persone non mi esprimo. Dico solo che oggi più che mai diventa importante, soprattutto per il Ppd, che è una forza che tende a far dialogare le altre forze, trovare dei consensi e avere persone competenti sui temi e sulle sfide. Se analizziamo la vita politica cantonale vediamo come ognuno tira l'acqua al suo mulino e si nota una certa debolezza. Io credo che invece i temi da affrontare sono talmente importanti per cui la competenza e l’analisi vengono in primo piano.  Credo che il Ppd al suo interno abbia delle personalità che certamente possono portare questa competenza e questo savoir faire.

Alessandro Simoneschi ha proposto di scegliere i cinque nomi in lista con delle primarie. Lei ritiene che questa sia una strada percorribile?
Allo stato attuale credo che le primarie possano rappresentare piuttosto un pericolo, perché si potrebbe esacerbare una certa rivalità interna che sembra esserci.  Con questa modalità la scelta dei candidati sarebbe inoltre del tutto imprevedibile. Io preferirei piuttosto lavorare sui dei profili con competenze e capacità.

In questa tornata elettorale lei vede in pericolo il seggio in governo del  Ppd?
Tutto è possibile. Il Ppd e chi lo sostiene dovrà raggrupparsi a sostegno del partito. Il pericolo vale nel contesto attuale un po’ per tutte le forze politiche. C'è una volatilità nelle votazioni e nelle elezioni. Proprio per questo è importante avere una forza come Ppd in Governo. Il Ppd ha la capacità di far dialogare i poli e quindi promuovere una certa stabilità di governo e non una polarizzazione, che sarebbe oggi a mio avviso deleteria per affrontare le nuove sfide.