Glencore "colonizza" anche il Tubo. Chiudiamo e poi vediamo?

Glencore "colonizza" anche il Tubo. Chiudiamo e poi vediamo?

Gennaio 07, 2021 - 18:10
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Ulteriori chiusure sono nuovamente nell'aria, con buona pace di chi non può lavorare. C'è chi ci "smena" e chi no: un bel contributo di solidarietà? Qualcuno non ha guardato i social...

Ieri la più grande democrazia del mondo pare sia stata per alcune ore ostaggio di esagitati pro-Donald Trump guidati da un tizio vestito da indiano, riusciti a penetrare nell’edificio del Parlamento mentre era in corso la certificazione dei risultati delle elezioni presidenziali, a quanto pare, alcuni di essi, muniti di armi da fuoco.

Premettendo che non è di certo la prima volta che dei manifestanti occupano un Parlamento (e finché non si arriva a sparare, non ci pare neanche chissà quale tragedia), qualche domanda sul dispositivo di sicurezza sorge spontanea.

Nel 2009, al momento della transizione da George W. Bush a Barak Obama, il dispositivo di sicurezza del Campidoglio venne potenziato, perché si temeva che qualche suprematista bianco volesse poco civilmente dire la sua in merito all’elezione del primo presidente statunitense afroamericano. E allora lo sfidante di Obama, John McCain, riconobbe pressoché seduta stante la vittoria di Obama.

Questa volta usciamo da due mesi in cui il presidente Trump sta aizzando i suoi contro le “elezioni rubate” dai democratici. Nel Paese con più servizi segreti al mondo nessuno ha colto qualche avvisaglia? Eppure, come riferito oggi dal New York Times, bastava guardare qualche social media...

 

 

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Cosa vi avevamo detto? Passate le feste, riprende il “bombardamento mediatico” per nuove chiusure (vedi qui): contagi troppo alti, ospedali al limite, ecc. Ribadiamo che lo si poteva sapere già la scorsa primavera che la situazione in questo inverno sarebbe stata critica (bastava guardare alla storia delle passate epidemie) e dunque si poteva potenziare maggiormente la capacità degli ospedali, prima di “azzoppare” un’intera società. Ma, a parte questo, ora qualcuno sta facendo finta di non capire che le chiusure hanno dei costi, sociali ed economici. Qualcuno pensa che si può impedire alle persone di lavorare e guadagnarsi da vivere (vedi bar) e dirgli “arrangiatevi”? L’equazione è semplice: se lo Stato ti chiude, lo Stato ti paga. Altrimenti non si chiude. E non: “inizio a chiuderti e poi vediamo se trovo i soldi per pagarti”.

 

 

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Ovvio, risarcire tutti quelli che hanno perso un guadagno a seguito delle misure verrebbe a costare ulteriori cifre a nove zeri. E visto che si prospettano tempi con un forte aumento di persone bisognose dell’aiuto dello Stato e di diminuzione degli introiti fiscali, è legittimo chiedersi quanto sia responsabile accumulare debiti da mettere sul “groppone” delle future generazioni.

 

 

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Un’idea noi però ce l’abbiamo. Perché i vari primari, alti funzionari, membri di task force varie, taluni dirigenti dei media, che sistematicamente ci martellano per chiudere questo e quello, che il lavoro l’hanno garantito anche di questi tempi, non ci aiutano con un bel contributo di solidarietà per le chiusure prelevato dal loro stipendio? Ovviamente solo per chi, anche in tempi di pandemia, guadagna bene. Siamo generosi e facciamo solo sopra i 10’000 franchi al mese di reddito (più del triplo del salario minimo garantito per legge in Ticino)? Qualche soldino comune lo si raccoglie. In Svizzera ci sono oltre 100 medici che guadagnano più di un milione di franchi all’anno, secondo i dati pubblicati dal’Ufsp relativi al 2014, e il reddito medio va dai 169’000 franchi annui dei medici di base dipendenti, agli 818’000 franchi dei neurochirurgi indipendenti (ma anche i gastroenterologhi non scherzano, con 648’000 franchi di reddito medio per gli indipendenti).

 

 

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Sarà che siamo noi sfortunati, o che un arguto algoritmo ci ha identificato quali soggetti che necessitano convincimento, ma negli ultimi due giorni non siamo riusciti a vedere un video sul “Tubo” che non fosse preceduto da una toccante pubblicità della multinazionale svizzera Glencore, attiva nel settore delle materie prime, nei passati anni spesso al centro delle critiche per la gestione delle sue attività nei Paesi del terzo mondo (per usare un eufemismo, visto che anche qualche autorità inquirente si è interessata alle sue attività). Nella pubblicità vari dirigenti della multinazionale cercano in sostanza di convincerci che Glencore opera per il bene e il progresso dell’umanità. Vabbè. Sarà qualche “residuato” della campagna sull’iniziativa multinazionali responsabili.

Ma, caro cda e dirigenza di Glencore, siete fra le multinazionali che fanno più utili rispetto al fatturato. Dovevate proprio fare pubblicità al ribasso su YouTube, cioè Google AdSense, la mega-piattaforma di “brokeraggio” pubblicitario di “Big G”, proprietaria di YouTube, che ha portato in questi anni la pubblicità a prezzi “stracciati”?

Sarà che ormai pare assodato che nei prossimi anni i media svizzeri dovranno vivere di sussidi (ovvero ricevere soldi dalla politica, che poi dovrebbero criticare), ma Google e Youtube non pagano neanche le tasse in Svizzera. Non vorrete mica pagarlo tutto voi il debito di questi anni?