Grande “acquisto” da parte dell’MTL. E intanto gli apparati sono sempre più autoreferenziali

Grande “acquisto” da parte dell’MTL. E intanto gli apparati sono sempre più autoreferenziali

Gennaio 24, 2020 - 00:45
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Sara Beretta Piccoli sarà candidata per il Movimento Ticino e Lavoro al Municipio di Lugano. Il neo fondato movimento di Giovanni Albertini dimostra apertura alla competizione interna. Gli apparati dei grandi partiti invece…

Ticinotoday ve l'aveva anticipato due giorni fa che c'erano trattative in corso fra l'ex granconsilgiera pipidina Sara Beretta Piccoli e l'MTL, Movimento Ticino e lavoro. Anzi, ad onor del vero, siamo stati gli unici a scrivere dell'ipotesi di una presenza dell'estromessa dalla lista per del Ppd per il Municipio di Lugano sulle liste dell'MTL. Infatti il Corriere del Ticino aveva scritto della possibile candidatura di Sara Beretta Piccoli nelle liste dei Verdi, sia per il Consiglio comunale che per il Municipio.
 
Noi avevamo invece scritto che vedevamo improbabile la presenza di Sara Beretta Piccoli sulla lista per il Municipio dei Verdi, visto che se fosse stato così, probabilmente la rielezione della socialista Cristina Zanini Barzaghi si sarebbe fatta molto più difficile (ricordiamo che la lista rosso-verde per il Municipio è suddivisa con tre esponenti socialisti, tre verdi e un comunista). Avere in lista la municipale uscente Zanini Barzaghi con il "rampante" verde Nicola Schoenenberger basta e avanza. Una possibile candidatura di Sara Beretta Piccoli avrebbe scompigliato gli equilibri, non "blindando" più l'elezione di due "tenori" rosso-verdi e soprattutto la rielezione della socialista Zanini Barzaghi sarebbe stata messa a repentaglio (e detto per inciso, se i verdi avessero messo in lista per il Municipio un nome forte come Sara Beretta Piccoli, i socialisti sarebbero passati per dei "fessacchiotti" che bocciano la candidatura del nome forte Simona Buri). Mentre tutti davano per oramai cosa fatta il passaggio di Sara Beretta Piccoli ai Verdi, noi, un po' controcorrente e in solitaria, due giorni fa davamo per più probabile il suo passaggio all'MTL (vedi qui). Chiaro, Beretta Piccoli ora non ha più nessuna possibilità di diventare municipale, almeno in questa tornata, visto che l’MTL è una formazione appena nata e sicuramente non riuscirà ad avere i voti per fare un seggio in Municipio. Ma se la presenza in lista per il Municipio in quota verde non sarebbe stata possibile, per cause di forza maggiore (o meglio dire per causa di "blindatura"), per avere solo un posto in lista per il Consiglio comunale, tanto mi dà tanto allora si può anche passare a una giovane formazione come l'MTL, che quasi sicuramente farà un seggio in Consiglio comunale e se sarà particolarmente brava a fare campagna elettorale potrebbero pure strapparne un secondo.
 
Chapeau a Giovanni Albertini (e noi non siamo mai stati particolarmente teneri con il giovane consigliere comunale ex Ppd), perché ha dimostrato di avere il coraggio di accettare nella propria lista dell'MTL (organizzazione politica che di fatto ha creato lui e Domenico Barletta), una candidata che quasi sicuramente lo batterà a livello di voti preferenziali e, se l'MTL facesse un solo seggio in Consiglio comunale, il posto sarebbe occupato da Sara Beretta Piccoli e non da lui. 
 
Albertini dimostra di avere un coraggio e uno spirito di apertura che in politica (e non solo sulle rive del Ceresio) si vede sempre meno. I politici, ancor di più se artefici di nuove organizzazioni politiche, non amano avere una sana competitività interna. Gli apparati di partito, che ormai non riescono più a controllare il voto, oggigiorno esercitano il proprio potere nell'allestire le liste elettorali, stando molto attenti al "bilancino" per spianare la strada ai candidati amati dall'apparato. E poi tutti pronti a lamentarsi, ad elezioni avvenute, della bassa affluenza alle urne. Ma nessuno degli apparati di partito si interroga sul reale interesse che può suscitare la propria lista elettorale. 
 
Certo, le decisioni sono democratiche, sono state fatte dalle assemblee, a volte anche molto gremite, come quella del Ppd di venerdì scorso, e dei liberali, di mercoledì scorso, ma sono pur sempre una nettissima minoranza di persone in confronto alle migliaia di voti che un candidato o una candidata deve saper raccogliere per accedere all'Esecutivo cittadino. Il centinaio di persone presenti venerdì scorso al capannone di Pregassona all’assemblea del Ppd non è particolarmente rappresentativo rispetto ai 5’618 voti raccolti dal proprio candidato eletto in Municipio Angelo Jelmini nel 2016. Il centinaio di persone presenti al Palacongressi all’assemblea del Plr mercoledì sera non è particolarmente rappresentativo dei 13’025 voti raccolti da Michele Bertini nel 2016, o degli 8’366 raccolti da Roberto Badaracco, i due esponenti del Plr eletti in Municipio. La cinquantina di persone presenti all’assemblea del Ps di Lugano due settimane fa non sono particolarmente rappresentative dei 5’592 voti raccolti da Cristina Zanini Barzaghi nel 2016. 
 
Certo, è sempre funzionato così, sono le assemblee dei diversi partiti ad essere sovrane su chi mettere in lista. Ma poi non è detto che l’elettorato, sempre più d’opinione e fluido, segua nell’urna la volontà di queste assemblee. Ecco perché in Ticino stanno aumentando le liste elettorali di nuove formazioni politiche. 
 
Nel 2015 c’è stato l’exploit di Germano Mattei con la sua “Montagna Viva” che è riuscito ha farsi eleggere in Gran Consiglio. Nel 2019 Tamara Merlo, fuoriuscita dai Verdi, è andata oltre, con la sua lista “Più donne”, ottenendo dal nulla ben due seggi. Senza dimenticarsi che formazioni politiche con più storia alle spalle, ma non per forza più grandi, come l’Mps e il Pc, hanno più che raddoppiato i loro seggi nel Parlamento cantonale.
 
Mentre Verdi e Udc si sono rafforzati e i grandi partiti, Lega, Ppd e Plr, perdevano parlamentari, e il Ps Ticino marciava sul posto (comunque perdendo 1’000 schede in rapporto al 2015).
 
 
Una chiave di lettura di questo fenomeno è stata data dicendo che vincono le elezioni tutti coloro che non hanno responsabilità di governo. E sicuramente è vero. Ma questa spiegazione permette anche di assolvere i partiti grandi, che a differenza del passato rappresentano sempre meno una pluralità interna, un’articolazione delle anime e delle sensibilità diverse. I partiti grandi sono sempre meno inclusivi e creano delle false competizioni interne, “blindando” con un gioco di “insalate” i candidati che secondo gli apparati devono vincere. 
 
Giovanni Albertini sta facendo su scala comunale quello che aveva già fatto nel 2011 e nel 2015 Germano Mattei con la sua “Montagna Viva”: è fuoriuscito dal Ppd e ha creato la propria organizzazione. E adesso sarà affiancato da un’altra fuoriuscita dal Ppd, Sara Beretta Piccoli. Ma lo stesso fenomeno potevano produrlo una Simona Buri e un Demis Fumasoli, che non accettati come candidati al Municipio potevano dar vita a una lista civica di sinistra. Probabilmente non ci hanno neanche pensato, per spirito di lealtà. Ma non è escluso che in futuro qualcuno invece ci pensi.
 
Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per Jacques Ducry, che dopo le polemiche si è ritirato dalla lista per il Consiglio comunale del Plr, o per Michele Bertini, che invece non si ricandidata per il Municipio. Una lista civica capeggiata da Ducry avrebbe potuto conquistare un seggio nel Legislativo della Città di Lugano.
 
Viviamo in una “società liquida” e i grandi partiti, se non vogliono sempre di più rimpicciolirsi, devono comprendere che bisogna ripensare dalle fondamenta l’organizzazione della selezione dei propri candidati e della propria classe dirigente. 
 
In caso contrario l’apparato rimarrà come “zoccolo duro”, ma sarà sempre più autoreferenziale, e dunque perdente a livello elettorale.