I candidati sfidano la paura del virus? Episodi incresciosi in Italia

I candidati sfidano la paura del virus? Episodi incresciosi in Italia

Febbraio 28, 2020 - 18:30
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Oggi anche le autorità federali sono passate all'azione, per così dire, annunciando la misura del divieto di eventi (pubblici e privati) oltre le 1000 persone, almeno fino al 15 marzo in tutta la Svizzera.
Per quanto riguarda il Ticino la situazione rimane quella di solo un caso positivo al test per il coronavirus (oggi c'era stato un "falso allarme" di un secondo caso accertato in Ticino, dovuto a un errore di comunicazione delle autorità federali). Il 70enne che aveva contratto il coronavirus è stato dimesso oggi dalla clinica Moncucco (le sue condizioni erano già buone da alcuni giorni, ma si voleva ovviamente essere certi che non fosse più contagioso).
 
Dopo il divieto dei carnevali e le partite a porte chiuse, le misure annunciate negli scorso giorni in Ticino, anche per altri eventi sono ore concitate per sapere se potranno avere luogo o meno. Oggi è stata data la notizia che non si terrà la fiera di San Provino, mentre per quanto riguarda gli spettacoli del Lac si terranno comunque, visto che per nessuno di essi è prevista un'affluenza sopra le 1000 persone. Ma anche eventi più piccoli rischiano di non tenersi. 
 
Ovviamente anche per il proseguio della campagna elettorale c'è qualche incertezza. Ieri l'Udc di Bellinzona aveva annullato un evento elettorale pubblico previsto in serata. Oggi, fra poco meno di un’ora dovrebbe aver luogo come da programma a Lugano l'aperitivo della candidata Ppd al Municipio Nadia Ghisolfi, che "sfida" così la paura per il nuovo coronavirus. Sarà da vedere se l'affluenza risentirà o meno dei timori che circolano. 
 
Sicuramente però in Ticino la situazione non è ancora lontanamente paragonabile a quella nella vicina Penisola, dove (probabilmente a causa anche dei media italiani che da mesi "martellano" sul virus) si assiste ad episodi davvero intollerabili. Il Corriere della Sera ha riportato che tre infermieri dell'ospedale di Codogno lavorano interrottamente (dormendo qualche ora a notte) perché i colleghi dallo scorso 20 febbraio (quando c’è stato il primo caso, proprio in quell’ospedale) si sono rifiutati di dargli il cambio di turno (presentando dei semplici certificati medici di malattia), probabilmente per paura del contagio (vedi qui). Se così fosse di fatto i colleghi si sarebbero sottratti al loro dovere, in una situazione in cui l'emergenza richiede la loro presenza (come giustamente detto dai tre infermieri costretti al lavoro da una settimana senza cambio: "con che faccia ci guarderanno negli occhi quando ci rivedremo?"). 
 
Speriamo, qualora la situazione si aggravasse anche qui, di non dover assistere a simili episodi.