I partiti sono come le banche: vanno separati

I partiti sono come le banche: vanno separati

Maggio 06, 2017 - 08:00

Nell'era della comunicazione alla velocità della luce forse bisognerebbe separare la gestione politica quotidiana dalla riflessione sul lungo periodo. 

Massimo, abbiamo una banca!
Oggi una provocazione: dirò che i partiti di sinistra sono diventati come le banche. E proprio come le banche, ora necessitano una separazione.
Era il settembre 2013 quando il Consiglio nazionale elvetico prese una decisione di principio: le attività bancarie tradizionali dovevano essere separate da quelle di investimento. Da un lato fai la speculazione e giochi con i grandi rischi. Dall’altro fai la gestione dell’economia reale, dei mutui, dei rischi a lungo termine. E anche un problema di tempo: nel mondo ipervelocizzato hai bisogno di due strutture con due dinamiche diverse, con mentalità diverse, con regole diverse. Chi si opponeva? Anzitutto, e senza sorprenderci, le grandi banche globali che facevano sia amministrazione, sia investment.
 
I partiti sono come le grandi banche globali
Nei partiti politici, perlomeno a sinistra, la cosa è simile. La comunicazione alla velocità della luce che viviamo provoca che i politici devono continuare a “essere sul pezzo”, scrivere su facebook, twitter, tio, sui giornali. Iniziativa, referendum, leggi di qua, leggi di là. I nostri politici sono i nostri banchieri di investment. Come loro vivono una concorrenza feroce, si dividono in ottomila micro-partiti: e il forum alternativo, e il PS, e i Verdi, e i comunisti, e il POP, e scintilla, e cheppalle. Oltretutto non sono nemmeno politici di professione. Non hanno più tempo per fare quello che si chiede alla buona politica: pensare un nuovo futuro.
E allora bisogna fare come volevamo facessero le banche: una separazione delle attività. Da una parte il partito, che fa l’amministrazione politica, che fa opinione quotidiana, che pensa al corto termine. Dall’altra un sistema di circoli culturali tematici orientati al lungo termine.
Esattamente come le banche, bisogna che le due cose siano separate. No che fai una holding e indirettamente il capo del partito è anche il capo dei circoli. E no che le persone nei circoli pretendono che poi il partito fa quello che dicono i circoli. Da una parte l’investment, dall’altra le ipoteche a 10 anni. E come le grandi banche globali, indovinate chi si oppone a una cosa del genere? Ma chiaro: i partiti!
 
Separare – per amministrare meglio i rischi e il sapere
Ma si faccia attenzione, anche qua è come con le banche: nella società 2.0 la banca di gestione non serve se non c’è anche una banca che fa investment, che si prende dei rischi. Il circolo non serve a niente se poi non c’è un partito che si attiva. Rimarrebbe solo fuffa. Contemporaneamente senza i circoli che tirano fuori qualche idea per l’avvenire il partito rimarrebbe solo gestore di attualità. Mentre il circolo deve fare due tipi di attività, creare due reti: una rete virtuale e una rete fisica. La rete virtuale serve a fornire documentazione: si tratta di fornire banche dati, wikipedie locali di lotta, strutture di organizzazione e comunicazione (già sentito parlare di trello o di riseup?). La rete fisica deve aprire a un pubblico differenziato e anche a quello più anziano, facendo mostre, creando documenti riassuntivi di sostegno e giornali autoprodotti, organizzando conferenze di riflessione.
L’idea: i membri del partito si informano su cosa si dice ai circoli. I membri dei circoli osservano cosa fa il partito per capire di cosa c’è bisogno. Ma: io qua, tu là. No alle ingerenze, no alle guerre di potere. Bisogna prendere esempio dalle banche d’affari e da quelle d’investimento.
Ci direte: ma ci sono le sezioni comunali!
Ma loro non fanno più attività culturale, è la da vedere. Il passato non è l’oggi, smettiamola di vivere come se fossimo nel ’68! Le sezioni comunali al massimo fanno gestione politica, vedete? Mozioni, iniziative, accordi. Già c’è tanto da fare, figurati se poi nella riunione mensile riesci anche a leggere Gramsci. O Mouffe. O chi critica sia Gramsci, sia Mouffe. Non funziona.
 
I circoli tematici come superamento della rottura generazionale
I circoli inoltre possono lavorare su piani diversi, siccome sono staccati dall’amministrazione della politica comunale, regionale e cantonale. Non devono seguire le logiche del partito, che coordina, possono p.e. essere liberi di essere tematici invece che territoriali. Possono creare pagine facebook dove proporre cose senza che vengano scambiati per “l’opinione del partito”. Partito e circoli sarebbero enti indipendenti, che si aiuterebbero nella loro indipendenza, ma che comunque si riconoscono reciprocamente (sarebbe assurdo aprire un circolo che poi mi diventa liberale, no?)
I circoli potrebbero ricucire la frattura generazionale che si sta creando. A sinistra siamo pieni di pensionati che non se la passano mica male e che potrebbero fare di più, mettendo da parte le logiche del partito. Nel frattempo ci sono fiumi di giovani che una pensione non la vedranno mai e che non hanno goduto di una formazione politica. Creiamo solidarietà intergenerazionale, mettiamo a disposizione il sapere e l’esperienza, senza che però ci sia un legame con il potere.
Proviamo a pensare una realtà diversa. Separiamo le attività. Non costa nulla, e se non funziona si chiude il circolo.
 
 
Filippo Contarini