I socialisti dalla rivoluzione si convertono ai cda. La Posta di Sorengo non c'è più

I socialisti dalla rivoluzione si convertono ai cda. La Posta di Sorengo non c'è più

Febbraio 28, 2019 - 22:50
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La "Patti" cantonale "scala" il Cda della banca di Escher. A Sorengo la Posta chiude, speriamo non per pagare i viaggi dei dirigenti.

Giorgio Gaber cantava, in "Qualcuno era comunista", "... oggi la rivoluzione no, domani forse, ma dopodomani sicuramente sì....". Ora non sappiamo se ci sarà mai la rivoluzione, ma sicuramente c'è chi "l'assalto al Palazzo d'inverno" l'ha saputo fare.
Patrizia Pesenti, già consigliere di Stato socialista, è entrata nel cda della seconda banca svizzera, il Credit Suisse e ne è diventata ora vicepresidente. Obbligatorie sono le congratulazioni per l'ex direttrice del Dss.
Patrizia Pesenti riporta la "ticinesità" nel cda del Credit Suisse, dove agli inizi degli anni '90 sedeva il consigliere nazionale Ppd Gianfranco Cotti, soprannominato "Giandollaro", uomo che "orbitava" attorno alla galassia Fimo e Adamas, la fiduciaria e la banca che tanto fecero scrivere fiumi di inchiostro (e attirarono l'attenzione del "commissario Tato", ossia Fausto Cattaneo, recentemente scomparso) sempre negli anni '90 (banca Adamas in seguito fu assorbita dalla Bipielle, Banca popolare di Lodi, di Fiorani, uomo vicino ad Opus Dei, amico di Antonio Fazio, vicino ai "furbetti del quartiere", ma anche a Consorte, l'uomo dell'Unipol, la compagnia assicurativa delle coop rosse italiane.).
Gianfranco Cotti, cugino dell'ex consigliere federale Flavio Cotti, al Credit Suisse divenne il numero due del cda, dopo che la banca fondata da Escher si mangiò la Bps, Banca popolare Svizzera, alla cui presidenza c'era proprio "Giandollaro".
Ora è il turno dell'ex consigliera di Stato socialista Patrizia Pesenti che entra in uno dei cda più importanti della svizzera. Curioso chiedersi dove la ministra socialista fece i primi passi per la sua carriera giuridica. Magari proprio dallo studio di Gianfranco Cotti?
 
 

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Una nostra cara lettrice ci ha segnalato che oggi ha chiuso definitivamente l'ufficio postale di Sorengo, lasciando a casa il buralista postale cinquantenne. Un altro ufficio postale chiude.
Dunque la petizione lanciata per chiederne il mantenimento e gli incontri fra il Municipio di Sorengo e la Posta non hanno salvato l'ufficio postale del comune.
Siamo coscienti che la Posta debba portare avanti una politica di razionalizzazione, ma se suddetta razionalizzazione poi serve a trovare risorse finanziarie per i viaggi in estremo oriente dei propri dirigenti, piuttosto che altre operazioni discutibili, allora qualcuno nel cda della Posta dovrebbe chiedersi se i danni d'immagine che queste razionalizzazioni producono, inficiano i presunti guadagni di queste razionalizzazioni.
Noi siamo convinti che la Posta non debba accumulare deficit, ma bisognerebbe aprire un largo dibattito pubblico su come garantire efficenza e pareggio di bilancio, ma non creare così importanti dissapori nell'opinione pubblica, che giustamente vedono e vivono la Posta come un’azienda che svolge un servizio pubblico strategico.