Identità digitale nelle mani dei privati? Verso il referendum

Identità digitale nelle mani dei privati? Verso il referendum

Ottobre 09, 2019 - 10:03
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Un'alleanza di sigle ha lanciato referendum contro il progetto di identità digitale voluto dal Parlamento. Il timore è che i dati dei cittadini finiscano nelle mani dei privati. 

Lo scorso settembre il Parlamento svizzero ha deciso che gli utenti di internet dovrebbero avere un codice digitale personale, da utilizzare per identificarsi sul web nei rapporti con l'amministrazione pubblica, le compagnie di assicurazione, le banche, l'ufficio delle imposte, ma anche quando effettuano un acquisto o votano online.

Un comitato referendario ha però deciso di opporsi. Il motivo? La gestione di questa identità digitale sarebbe affidata in gran parte al settore privato. Un'idea "pericolosa"  per il gruppo che ha lanciato ieri la raccolta di firme per un referendum.
Il gruppo è composto da DigitalSociety, attiva nella difesa della libertà degli utenti svizzeri di Internet, dall'organizzazione svizzera Campax, dalla piattaforma WeCollect, da PublicBeta, e sul fronte dei partiti dai Verdi, dai socialisti e dal Partito Pirata.

"Non capisco perché il governo svizzero non sia in grado di occuparsi da solo dello sviluppo di questo passaporto digitale", ha affermato la consigliera nazionale socialista MinLi Marti. "Trasferendo questa competenza ci ritroveremo con un monopolio, che vogliamo evitare a tutti i costi".
Il timore dei referendisti è che la gestione dei dati possa finire nelle mani di SwissSign, un consorzio di aziende che già offre sistemi di riconoscimento digitale in Svizzera. Esso è composto da società vicine allo Stato, come le FFS e la Swisscom, ma il gruppo comprende anche banche private, come Credit Suisse, UBS e Raiffeisen, assicurazioni come Bâloise e La Mobilière e casse malati.