Il Caffè. Demolizione macello: la polizia ha chiesto settimane prima le planimetrie

Il Caffè. Demolizione macello: la polizia ha chiesto settimane prima le planimetrie

Giugno 06, 2021 - 06:14
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Il domenicale fornisce ulteriori informazioni sugli eventi che hanno portato lo scorso sabato alla demolizione dell’ex Macello.

Il Caffè nella sua edizione odierna pubblica retroscena inediti sulla demolizione della parte di ex Macello di Lugano che ospitava gli autogestiti. Come noto, nella notte fra sabato e domenica scorsi lo stabile che ospitava il csoa il Molino è stato raso al suolo. Una demolizione che ha sollevato molti legittimi interrogativi (sulla “premeditazione”, sul rispetto delle norme edilizie, sulla possibile presenza di sostanze pericolose per la salute, nonché sul mancato coinvolgimento di tutti i municipali nella decisione). Sulla demolizione anche la Procura indaga per le ipotesi di reato (contro ignoti) di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell'arte edilizia e infrazione alla Legge federale sulla protezione dell'ambiente.

Una delle questioni è se la demolizione sia stata decisa dopo l’”occupazione” temporanea dello stabile ex Vanoni, come affermato dal Municipio, o sia stata pianificata. Molti si sono chiesti se sia effettivamente possibile trovare delle ruspe e relativi operai nella tarda notte di un sabato sera. Quello che è emerso dalla stampa (riportato da un comunicato di Unia e confermato da la Regione) è che una mail interna a una delle ditte coinvolte nella demolizione certificherebbe la chiamata giunta alle 17.50 di sabato, diverso tempo prima dell’occupazione dello stabile di ex Vanoni.

Il Caffè oggi riporta che “alcune settimane prima la manifestazione del 29 maggio (due, tre settimane prima) la polizia (Comunale e Cantonale) aveva preso contatto con qualche funzionario del Municipio per conoscere più nel dettaglio le condizioni dello stabile e, in modo particolare, quali parti erano protette, legate da un vincolo storico-culturale”. Secondo il domenicale è “evidente che la polizia aveva messo in conto la possibilità, l’eventualità che, prima o poi, o quel giorno in modo particolare, lo stabile potesse essere abbattuto, parzialmente o totalmente”. Anche sulla decisione municipale il Caffè riferisce alcuni retroscena. “In ogni caso alle 22 o poco dopo la responsabile del Dicastero sicurezza e spazi urbani è stata contattata dalla polizia che le chiedeva l’autorizzazione a una parziale demolizione, solo una parte del tetto”, si legge nell’articolo (firmato r.c.). “Lei ha chiesto un parere ai colleghi Borradori, Foletti e Lombardi. Non ha chiamato Badaracco e Zanini. Avevano già espresso il proprio no per lo sgombero, figuriamoci per la demolizione. E Quadri? Parrebbe che, per la fretta, Valenzano non l’ha chiamato prevedendo il suo sì”. In un incontro dello scorso mercoledì, scrive ancora il Caffè, “il Municipio ha cercato con la polizia di ricostruire i fatti accaduti dal tardo pomeriggio alle prime ore di domenica. Di capire perché - dopo aver ottenuto l’ok alla parziale demolizione del tetto (per tutelare l’incolumità degli stessi Molinari che avrebbero potuto riprendere l’edificio, protestando) - di capire perché, dicevamo, in quattro e quattr’otto si è passati alla totale demolizione con tanto di ruspe evidentemente allertate ore e ore prima. Gli operai, si è detto in totale 23, e le ruspe sono quelli di tre imprese. Implenia, Edilstrada e Spalu”.