Il Caffè: "per gli aerei o per gli sci, le piste prendono milioni dallo Stato"

Il Caffè: "per gli aerei o per gli sci, le piste prendono milioni dallo Stato"

Ottobre 14, 2018 - 02:09
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Aeroporti e piste da sci: fino a quando l'ente pubblico potrà continuare a sostenerle?

Sport invernali e aviazione, due settori che all'apparenza non hanno molto da spartire. Eppure qualcosa in comune ce l'hanno: i soldi che ricevono dall'ente pubblico. "Il Caffè" nella sua edizione odierna, in un articolo di Andrea Stern, affronta questo tema, snocciolando alcune cifre relative a questi due settori. I quasi 50 milioni spesi dall'ente pubblico negli ultimi 20 anni per l'aeroporto di Lugano e i 16 stanziati in 10 anni dal Cantone per le stazioni sciistiche, dopo i 10 milioni persi nel fallimento degli impianti di Airolo nel 2005. Entrambi i settori, spiega al Caffè l’economista Pietro Beritelli, professore alle università di San Gallo e di Lugano, "sono servizi che almeno in parte sono sempre stati finanziati dall’ente pubblico, per andare incontro alle richieste dei cittadini". In entrambi i casi poi l'ingente apporto di denaro dei contribuenti non sembra aver contribuito al rilancio economico delle attività. "In un certo senso", osserva l'economista Beritelli, "le stazioni sciistiche possono essere paragonate alle piscine comunali o alle piste di ghiaccio. Anch’esse non sono autosufficienti, ma vengono finanziate dall’ente pubblico poiché sono ritenute importanti per l’attività sportiva regionale". In Svizzera tedesca vi sono però impianti di risalita falliti, rilevati dai proprietari di residenze secondarie che non volevano rinunciare ai loro servizi.
Anche l'economista Remigio Ratti viene interpellato da "Il Caffè". Da un lato porta l'esempio virtuoso della scuola di scultura di Peccia, dove "trent’anni fa una coppia di artisti ha inventato una scuola residenziale di scultura, che negli anni ha acquisito importanza internazionale". "Da un piccolo investimento iniziale", dice,  "ne è nato un progetto aperto al mondo che rilancia e mette in nuova luce il capitale territoriale dell’intera Lavizzara".
Tuttavia, per tornare in tema di aeroporto, secondo Ratti l'ente pubblico non può continuare a immettere soldi in strutture che rischiano di inghiottirne sempre di più. "Ci sono dei privati, penso in particolare a Silvio Tarchini, sufficientemente forti per sbloccare la situazione", dice Ratti. "Se con loro si trova entro un anno un piano credibile per rilanciare lo scalo, bene. Altrimenti conviene pensare a un piano alternativo".