Il Caffè. Gratteri: come le mafie usano il covid per espandersi

Il Caffè. Gratteri: come le mafie usano il covid per espandersi

Novembre 22, 2020 - 12:29
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Il magistrato itlaiano Nicola Gratteri, intervistato su Il Caffè, parla del rapporto delle mafie con la crisi pandemica. 

Il procuratore Nicola Gratteri, ospite di una conferenza a Lugano

Il Caffè oggi pubblica un’intervista al Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, uno dei magistrati italiani più attivi sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, in particolare della ’ndrangheta. Gratteri ha da poco pubblicato un nuovo libro realizzato assieme al giornalista, scrittore e studioso Antonio Nicaso: “Ossigeno illegale” (Mondadori), incentrato sul rapporto delle organizzazioni criminali con la pandemia.  “I corsi e i ricorsi della storia ci insegnano che le mafie da sempre sfruttano eventi drammatici e crisi per incrementare il proprio giro di affari, dall'epidemia di colera che nell'Ottocento decimò la popolazione di Palermo e Napoli, fino ai più recenti terremoti da cui l'Italia si sta ancora rialzando”, si legge nella presentazione del libro. “L’attuale emergenza economico-sanitaria innescata dall'epidemia da Covid-19 rappresenta quindi per le mafie un'occasione: oggi come ieri, ma con metodi sempre più sofisticati, cercheranno di trarne vantaggio usando la corruzione per infiltrarsi nelle tante increspature dell'economia legale e soprattutto della politica”.

Sul Caffè nell’intervista realizzata da Alessia Truzzolillo Gratteri spiega che le mafie hanno principalmente due strategie per sfruttare i tempi di crisi come quello attuale: “il welfare mafioso per ottenere consenso sociale e i soldi delle attività illecite, soprattutto il traffico di droga, per rilevare aziende in difficoltà, una sorta di doping finanziario”. Oggi le mafie “sparano di meno, corrompono di più, riciclano e investono denaro. Sono più sofisticate, grazie anche a Paesi che non le hanno mai considerate un rischio, ma piuttosto una opportunità. Oggi usano criptovalute e investono soldi anche in Borsa”, dice Gratteri. Una problematica che non riguarda solo l’Italia, ma tutta l’Europa, Svizzera compresa. “L’impressione è che la Svizzera sia tornata nuovamente nei circuiti del riciclaggio di denaro”, dice Gratteri. “Forse in misura minore rispetto al passato, ma non è del tutto estranea a certe logiche. Non bisogna abbassare la guardia". "Alla Svizzera manca una legge che vada oltre a quella esistente sull’associazione segreta”, spiega il magistrato. “All’Europa manca la consapevolezza della pericolosità di un fenomeno che viene ancora considerato come un problema dell’Italia. L’Europa è una prateria e senza cooperazione tra gli stati membri non si riuscirà a fronteggiare organizzazioni criminali sempre più forti, ricche e potenti”.

 

 

 

 

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