Il Caffè: i bambini, vittime silenziose della pandemia?

Il Caffè: i bambini, vittime silenziose della pandemia?

Novembre 29, 2020 - 13:10
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Anche la vita dei più giovani è stata "stravolta" dalla pandemia e dalle annesse misura. Quale impatto ha avuto sulla salute dei bambini. Il Caffè lo ha chiesto a tre esperti. 

Il Caffè nella sua edizione odierna interpella tre specialisti in merito all’impatto che la crisi pandemica ha avuto sui giovanissimi, i bambini, che specialmente nel periodo del lockdown hanno vissuto una situazione che probabilmente nessun altra generazione in tempi recenti ha dovuto vivere: niente scuola (se non per via telematica), contatti sociali con i coetanei inesistenti o ridotti al minimo, mascherina, distanziamento sociale, ecc. Una situazione potenzialmente foriera di problematiche, specialmente per i bambini che vivono in in contesti già di per se problematici. Ma cosa dicono in merito i tre esperti interpellati da il Caffè nell’articolo di Patrizia Guenzi? In generale lo psichiatra Paolo Crepet, Fulvio Scaparro, psicologo, psicoterapeuta e accademico e  Alessandro Diana, pediatra infettivologo, tendono a non drammatizzare troppo la situazione.

"Iniziamo col dire che i nostri figli sono quasi tutti degli analfabeti del dolore”, spiega Crepet. “La maggior parte di loro è abituata a vivere senza porsi troppi problemi, cresciuta lontana da dolore, dalle preoccupazioni e dalle situazioni negative. Mentre dolore, malattia e morte esistono”. E “prima prendono coscienza che la vita non è sempre rosa e meglio è. Di questa pandemia, pur nella sua drammaticità che tutti noi avremmo ovviamente voluto evitare, in fondo qualcosa possiamo salvare. E cioè che le rinunce, i ‘no’, la fatica fanno parte dell’esistenza”.

Per Diana “ovviamente molto dipende da caso a caso, dall’ambiente, dal contesto familiare del bambino. È chiaro che essere costretti a vivere gomito a gomito con i fratelli e i genitori in quaranta-cinquanta metri quadri non è ovviamente la situazione ideale per nessuno".

Per Scaparro questo "è il momento di dimostrare ai nostri figli come si reagisce alle avversità, come si affrontano le angosce provocate da un nemico invisibile, il virus appunto. Parliamo con loro, condividiamo più cose".

In generale, senza entrare in circostanze particolarmente al limite, chiede il Caffè, il Covid potrebbe avere ripercussioni traumatiche?

"Non penso proprio”, risponde Diana, “ne ho incontrati molti in questi mesi di bambini e ne incontro ancora molti. Quando chiedo loro cosa è il Covid la maggior parte ha un atteggiamento molto pragmatico. Mi dicono ‘c’è un virus, fa così e così, viene la febbre...’. Chiedo se hanno paura e mi dicono di no”."

Scaparro sottolinea che “la grande differenza rispetto agli adulti è che normalmente il bambino, fortunatamente aggiungo io, non concepisce la morte”.

“Diciamoci la verità”, dice Crepet. “*La vita di prima era poco credibile. Era una fiction. Se vogliamo definirle vittime lo sono soprattutto per come viene gestita la scuola, che in alcuni Paesi sta pregiudicando pesantemente l’apprendimento. La stragrande maggioranza degli insegnanti non è avezza a fare didattica a distanza. L’insegnamento tradizionale è una cosa, stare davanti a una telecamera, interagire con i ragazzi è tutta un’altra”.

“Inutile nascondere che ci sono situazioni in cui il lockdown inciderà sulla salute psicofisica di un ragazzo”, dice Crepet in conclusione. “Ma in generale penso che tutto sommato si rivelerà un insegnamento. Stanno formando i giusti anticorpi per resistere meglio alle intemperie della vita”.

“Va bene renderli forti, prepararli alle difficoltà, non farli crescere troppo nella bambagia... va bene tutto, ma ricordiamo che vanno sempre protetti”, dice Scaparro.