Il Caffè: il calvario del cambio di sesso

Il Caffè: il calvario del cambio di sesso

Agosto 30, 2020 - 17:28
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Il Caffè racconta l'esperienza di Yohan Guyot, giovane transgender, e il suo doloroso percorso per il riconoscimento.

Cambiare sesso in Svizzera non è cosa semplice. Oggi Il Caffè racconta una testimonianza di chi ha dovuto passare attraverso questo “calvario”, come viene difinito, rappresentato dall’iter amministrativo necessario a modificare la denominazione di genere sui documenti e sugli atti ufficiali. Una procedura che fra poco potrebbe venir semplificata, visto che sarà uno dei temi in discussione alle Camere federali nella prossima seduta.

“Secondo estrapolazioni statistiche, vivono tra cento e duecento persone transessuali, che hanno già subito un’operazione o che prevedono di sottoporvisi”, spiega Il Caffè nell’articolo di Patrizia Guenzi. “Molte di loro hanno vissuto o vivono tuttora un’esistenza gravosa, con alle spalle esperienze dolorose”. Il caso raccontato dal Caffè è quello di Yohan Guyot, di Orbe, nato Sarah. "Per ottenere una nuova carta di identità che indicasse che ero un uomo” spiega  Yohan al Caffè, “ho dovuto entrare in un’aula di tribunale. Ero teso, nervoso. Sudavo. Ero consapevole che il mio destino dipendeva da una persona che incontravo per la prima volta, che non sapeva niente di me e che doveva decidere in breve tempo della mia vita. Abbiamo discusso circa mezz’ora e il giudice mi ha pure confessato che ero la prima persona trans che incontrava".

 "Per me si trattava di rendere le cose ufficiali, di sentirmi davvero riconosciuto per quello che ero”, racconta. “Avevo già cambiato nome, ma tutte le comunicazioni ufficiali erano indirizzate alla ‘signora’ Yohan Guyot. Sono nato femmina, il mio nome era Sarah, ma mi sono sempre sentito un maschio”.

Aveva 17 anni quando è entrato nell’aula di tribunale e per ottenere il via libera ha dovuto dimostrare di essere seguito da uno psicologo e di avere l’avallo dei genitori. Fortunatamente “la mia famiglia mi ha sempre sostenuto, senza di lei non ce l’avrei mai fatta”.  “A Yohan, il giudice ha anche chiesto se intendeva subire un’operazione per l’adeguamento degli organi sessuali o per una sterilizzazione, sebbene questi interventi non facciano più parte dei prerequisiti dal 2012”, spiega Il Caffè. Sebbene il percorso sia molto doloroso negli anni qualche miglioramento c’è stato e non riconoscere nel proprio sesso biologico non è più considerato una patologia mentale.